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Uruguay in mano straniera. I militari “Rischio sovranità”

In Notizie, Sud America on 19 luglio 2011 at 11:02

Di Andrea G. Cammarata

In Uruguay c’è forte apprensione per gli investitori esteri, “se lo stanno comprando tutto…”.

Problemi di sovranità. Lo riporta oggi  “El Pais” citando come autorevole fonte lo Stato Maggiore della Difesa uruguayana. Secondo lo studio dell’Interno il 25% delle terre del piccolo stato sudamericano è in mano agli stranieri. Revanche colonialista che fa alzare fortemente il livello di allarme della Difesa, tanto da invitare il Governo a “un maggior controllo nei riguardi dei possedimenti di terra per ragioni strategiche e di sovranità“. Insomma troppa longanimità verso gli invasori spiegano i militari, e  manca poi una legge che regoli la materia. La sveglia suona forte visto che l’Uruguay è parte di quel 5% di Paesi al mondo che non pongono “restrizioni” all’acquisto di terre da parte degli stranieri. Diversa la situazione nei Big confinanti, che staccano L’Uruguay nettamente: l’Argentina perde appena il 3,4% sul totale dei propri possedimenti terrieri, mentre il Brasile solo l’1,2%.

In Uruguay invece si parla amaramente di più di un quarto del Paese in mani occulte. Territori che -è scritto nel rapporto- sono da considerare “interesse vitale” nonché grande “risorsa naturale strategica” per il Paese. I rischi al centro del dibattito sono non solo tecnicamente militari ma anche”culturali”, e peraltro inerenti “insicurezza alimentare”, come probabile effetto della monopolizzazione a indirizzo unico delle culture agricole. Ci sono altre problematiche -continua il rapporto- come la “perdita di radici culturali nelle aree rurali” e il minor controllo nazionale nei processi industriali e commerciali dei prodotti agricoli.

“El Pais” tiene poi a menzionare latifondisti d’eccellenza nei paesi confinanti, quali “vip di Hollywood” come gli attori Richard Gere e Matt Damon. Fra i nomi segnalati dalla Fondazione “Pensar”, che ha partecipato allo svolgimento del rapporto dell’Interno uruguayano, spunta poi Luciano Benetton, che attraverso la finanziaria di famiglia, Edizione Srl, possiede oltre 900mila ettari di tenute in Patagonia, Argentina, dove si allevano 280mila capi di bestiame. Come lui, Douglas Tompkins e Ted Turner, si legge nel rapporto militare: “hanno approfittato dei prezzi bassi”.

Link di riferimento:

http://200.40.120.165/11/07/18/pnacio_580632.asp

http://www.edizione.it/pdf/profilo-esteso.pdf

Mia cara Africa. Luanda città più cara al mondo.

In Africa on 14 luglio 2011 at 19:31

 

“Cara vecchia Europa il nuovo mondo è altrove. “

Di Andrea G. Cammarata

Udite, udite, la città con il caro vita più alto al mondo è Luanda, in Angola. La curiosa notizia arriva dalla Francia, dove la prestigiosa società Mercer, che vanta 18mila collaboratori in tutto il globo nel campo risorse umane, nonché affiliata alla nota Marsh & McLennanCompanies Inc., ha stilato questo studio statistico per l’anno 2010.

C’è da non crederci, e complici naturali ne sono la crisi economica e l’avanzare inarrestabile dei big asiatici e sud americani, e a sorpresa di quelli di alcune metropoli africane. L’inchiesta -si legge nel rapporto- è fra le “più complete al mondo”, la vita a Luanda è tre volte più cara che a Karachi, la popolatissima città del Pakistan, posizionata, fanalino di coda, in fondo alla classifica.

Nella capitale dell’Angola, segnala ’Il Sole 24 Ore’ , affittare un bilocale costa la bellezza di 5100 europanino e soda quasi 13. Okay il quotidiano, per non lesinare, segnala anche il chilo di spaghetti: 6 euro.

Insomma fatevene una ragione: parigini, e votati alla Madonnina, c’è chi paga più di voi affitto, mezzi di trasporto, vestiari, elettrodomestici e svago. Che sono poi le categorie su cui il rapporto si basa, avendole Mercer analizzate in rapporto ai valori forniti da 214 città sparse per il continente. Attenzione. Il metodo di calcolo “non valuta il tenore di vita di un cittadino medio, ma quello di un dipendente di una multinazionale che lavora all’estero”, considerato che le società devono garantire un tenore di vita pari a quello sostenuto dal dipendente nel paese di origine.

L’inchiesta ha posto come città dai prezzi chiave New York -27° in classifica, ma anche la più cara degli States- dotandola di un punteggio di 100 punti. Mentre il valore più rilevante nel rapporto è ovviamente il costo della casa, e tutti i parametri di riferimento sono determinati in relazione alla valuta dollaro.

L’analista senior della società parigina, Nathalie Métral, sostiene fortemente i motivi di questa ricerca, che sarebbe utile alle aziende e ai governi per calcolare stipendi e indennità dei propri impiegati all’estero -si legge nel rapporto- “nel corso di questi ultimi anni le destinazioni professionali hanno preso una piega chiaramente internazionale, con il susseguirsi di espatri forzati degli impiegati o di dipendenti posti in mobilità internazionale ovunque nel mondo”. Aggiunge l’analista che tuttavia serve “una perfetta comprensione del costo che implica uno spostamento di un dipendente in un altro paese, è essenziale, in particolare nel contesto economico odierno” per poi concludere che “le città sono state selezionate sulla base delle domande delle nostre clienti multinazionali”.

Grande attenzione per il continente nero, perciò, considerata l’importanza economica sempre crescente di questa regione soprattutto in ambito francofono. Niamey, nel Niger, è posizionata al 23°posto, Dakar, in Senegal, al trentaduesimo, e sono diverse le imprese francofone e non, che hanno fatto domanda d’informazioni in merito. Spiega NathalieMétral:“abbiamo osservato un aumento di richieste concernenti le città africane per diversi settori di attività: industria mineraria, servizi finanziari, compagnie aeree,manufatturiero, servizi pubblici e altre società di produzione di energia”.

Poi c’è l’altro colosso Brasile, cui si aspettano ulteriori mirabolanti imprese di crescita economica: San Paolo è al 21° posto, Rio deJaneiro al 29°. Ma tornando nel vecchio continente, la classifica ha riservato un misero 17° posto alla belle Paris, più cara è invece Milano, situata al 15°, per Roma, magra è la consolazione, che si posiziona invece solo al 26° posto.

“Pubblicato Martedì 12  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

Brasile, pioggia torrenziale, almeno 200 morti

In Notizie on 9 aprile 2010 at 14:40

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di Andrea G. Cammarata

Ancora gravissima la situazione nello stato di Rio De Janeiro, le piogge torrenziali hanno causato già 153 morti, a cui si aggiungono almeno 200 persone ancora intrappolate nel fango riversato dalla frana di Niteroi, una città di mezzo milione di abitanti vicina alla baia  di Rio.

Le autorità di Rio de Janeiro hanno decretato lo stato di emergenza in un quadro che si prospetta per nulla roseo, le previsioni meteorologiche sono da considerarsi ancora poco favorevoli: le piogge saranno continue ma meno abbondanti anche nella giornata di oggi, e per i prossimi giorni non sono previsti miglioramenti di nessun genere. Si tratta di alluvioni di una tale intensità mai vista negli ultimi 40 anni, nell’arco di un giorno è piovuto più di quanto si poteva prevedere per l’intero mese di aprile.

Le frane hanno provocato gravi danni soprattutto nelle zone delle favelas di Rio, migliaia le persone sfollate. L’intera metropoli di Rio è completamente allagata.

Alcune dichiarazioni sui fatti arrivano da AP, Sergio Cortes, Segretario dello stato di Rio, “Sappiamo che 60 case sono state sepolte”- ha aggiunto- ” è difficile dire esattamente quante persone siano sepolte sotto le macerie, ma nel peggior dei casi si tratta di 200 persone”.

Intanto 300 uomini fra pompieri e polizia stanno soccorrendo e ricercando i superstiti nelle alture di Rio con tutti i mezzi a disposizione, 6 corpi sono stati trovati a Morro Bumba e 28 persone sono state salvate giovedì notte. Alves Souda, comandante dei pompieri di Niteroi, ha detto ai media locali: “il lavoro è molto intenso”.

Le piogge continuano da domenica scorsa, gettando nel caos una metropoli come Rio, abitata da 6 milioni di persone. Danni gravissimi alle persone e alle cose, fra cui alberi sradicati, pali della luce caduti a terra e profondi crateri lungo le strade. A ciò si aggiungono le favelas già a loro modo spuntate senza alcun logica edilizia e altamente indifese a qualsiasi fenomeno meteorologico di entità interessante.

Un’impasse gravissima che alimenta seri dubbi sulle capacità logistiche della metropoli di ospitare la coppa del mondo nel 2014 e i giochi olimpici 2016.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

Brasile, braccialetti del sesso e uccisioni teen-ager

In Notizie on 8 aprile 2010 at 15:18


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Di Andrea G. Cammarata

Per ogni colore una prestazione sessuale. Innocui braccialetti, in voga fra le teen-ager brasiliane,sono diventati così la causa di una serie di stupri e uccisioni, li indossano le ragazze, quasi sempre minorenni.

L’allarme sul “gioco erotico” è scattato proprio in seguito all’uccisione di due teen-ager, i cui corpi sembra siano stati ritrovati con i braccialetti colorati accanto. Alle due vittime si aggiunge uno stupro e anche questo sarebbe collegato all’innocuo ornamento per adolescenti.

I bracciali del sesso sono una tendenza nata in Inghilterra ma diffusasi con più clamore in Brasile, dove sono stati ormai banditi in diverse scuole. Si tratta di una serie di cerchietti in plastica o in caucciù, ognuno di un colore diverso. Sembrano quasi un simbolo di richiamo per i maschi, che “attratti” da questi colori mordono il bracciale prescelto fra la muta, e se riescono a spezzarlo ottengono una ricompensa: quelli di colore giallo, se rotti, corrispondono a un semplice bacio, ma quelli di colore nero mettono in palio “ricompense” ben più ambite, ovvero un rapporto sessuale con la ragazzina che lo indossava.

I casi di morte violenta associati ai braccialetti di plastica si sono verificati a Manaus, capitale dell’Amazzonia, le ragazzine uccise erano minorenni e accanto ai loro corpi alcune fonti riportano che sono stati trovati i braccialetti spezzati. Lo stupro di un’altra giovane di 13 anni si è invece verificato a Londrina, nello stato del Paranà. Negli ultimi 20 giorni a Navegantes, nello stato di Santa Caterina, sono stati segnalati altri 14 casi di tentata violenza sessuale contro ragazzine che indossavano la “pulseira do sexo”, così come sono chiamati i braccialetti erotici in Brasile.

In seguito a questi episodi nelle scuole delle città associate ai delitti, è stato proibito ai minori di 18 anni di indossare i braccialetti colorati. Ma ci si aspetta una proibizione ancor più serrata nei confronti di quella che sta diventando una tendenza diffusissima in tutto il Brasile.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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