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Sclerosi multipla e malformazione venosa, un dato di fatto. Approfondimento sulla CCSVI

In Ccsvi e sclerosi multipla on 11 giugno 2010 at 14:45

Prof. Paolo Zamboni

CCSVI nella sclerosi multipla, evoluzioni della scoperta del prof. Zamboni.

Di Andrea G. Cammarata

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“Non c’è nulla di sperimentale nel lavoro del prof. Zamboni, sono 25 anni che si esegue l’angioplastica, che non è una procedura sperimentale. Quella di Zamboni è una nuova applicazione clinica di una vecchia, e consolidata, procedura. C’è un bassissimo rischio. Con la giusta formazione il riscontro è sicuro.” Così si espresso Sandy Mc Donald del Toronto South Medical Center Canada, nei riguardi della CCSVI (Chronic cerebrospinal venous insufficiency), la patologia presente nel 90% dei malati affetti da sclerosi multipla visitati all’interno di studi sperimentali, cui ancora la Sanità italiana non ha assegnato alcun protocollo definitivo, né diagnostico, né operativo.

La scoperta, tutta italiana, è del prof. Zamboni dell’università di Ferrara. All’origine del male, sono le vene, soprattutto le giugulari e la Azygos, che presentano dei restringimenti, delle malformazioni, che impediscono il naturale afflusso di sangue. La localizzazione di queste anomalie venose si effettua tramite ecodoppler, cui succede l’intervento di angioplastica, in day-hospital, innocuo. E i risultati sono evidenti.

Ne è testimone, Augusto Zeppi, giovane ex-malato che oggi pratica kick- boxing, “guarito”, come lui stesso ha ammesso durante la recente conferenza stampa dell’associazione Hilarescere, l’unico ente che ha aiutato nella sua ricerca il prof. Zamboni. Zeppi, vicepresidente di Hilarescere, è stato fra i primi a vivere la “liberazione”, come viene chiamato in gergo l’intervento che ridona normalità al flusso sanguigno. Per prima cosa, risvegliatosi dall’intervento, ritrova sensibilità alle mani e ai piedi, tocca le lenzuola del letto ospedaliero sentendole “candide”; corre via dall’ospedale in automobile, e sarà invece un candore eccezionale, ma di una meravigliosa umanità, quello che scoprirà di lì a poco, rientrando in casa e carezzando la pelle dei suoi bambini. Un’emozione di sensazioni che per nove anni quest’uomo non ha potuto mai avere.

Nonostante ciò e innumerevoli testimonianze clamorose, la ritrosia della “casta” dei neurologi è altissima, loro preferiscono somministrare l’interferone, un farmaco che allo Stato costa 3mila euro al mese per ogni malato e che non ha gli effetti della “liberazione”, ma molte controindicazioni. I pazienti di quei neurologi non sanno nulla della CCSVI, non sanno nemmeno se hanno le vene ostruite o meno.

Intanto gli studi di sperimentazione proseguono in tutto il mondo, molte le testimonianze autorevoli a conferma delle pubblicazioni del prof. Zamboni su alcune riviste scientifiche referenziate. Di più: le ultime importanti scoperte hanno ancora origine italiana. Alessandra Ferlini, esperta in genetica presso l’università di Ferrara, ha  definito un profilo genetico anatomico associato alla CCSVI, con l’obiettivo di valutare quanto lo stesso possa incidere nella sclerosi multipla. All’estero ci guardano, e secondo Zamboni ci supereranno pure. Alla New York University, patria fra l’altro della terapia tramite interferone, vanno come fulmini; Adnan Siddiqui, neurochirurgo intervenuto in conferenza, ha spiegato che presso la sede di Buffalo, c’è “una bella squadra di ricerca” sulla CCSVI, e si sta partendo con un primo trial randomizzato, poiché “nessuno deve più mettere in dubbio la validità della scoperta del prof. Zamboni e della sua équipe.”

Da Brooklin è intervenuto anche Salvatore Scaflani, radiologo interventista in seno alla medesima università, che con 40 anni di esperienza alle spalle, ha detto no alla pensione, scoprendo nella CCSVI la maggior passione della sua vita professionale. Ha già “liberato” 20 pazienti mediante la procedura del palloncino che gonfiandosi nelle vene libera l’ostruzione. Ha aperto un forum su ThisisMS.com, dove risponde alle domande dei malati, i quali, spiega lui stesso: “troppo spesso non sanno nulla, credono che l’intervento sia nelle arterie invece che nelle vene, temono infezioni o addirittura di morire.” Racconta però di molti pazienti autorevoli, che partecipano ad ogni modo nella ricerca, nei sondaggi e nella diffusione delle informazioni. Le sue qualità di radiologo gli permettono come nessun altro di scoprire, anche nei casi più oscuri, i restringimenti venosi che si nascondono nelle immagini delle lastre.

Su ciò si basano le percentuali ottenute di malati di CCSVI nella sclerosi multipla. Se chi effettua i controlli  non è sufficientemente preparato, rischia d’invalidare o diminuire la veridicità della ricerca non vedendo le ostruzioni: tant’è vero che alcuni studi riportano un 60% dei malati con vene otturate, al fronte di altri che toccano il 90,100%; insomma, spiega Scaflani, ci vuole “l’arte d’interpretare”, altrimenti le malformazioni venose talvolta, sfuggono.

In un quadro generale che offre una visione chiara e dimostrata scientificamente dalla geografia selettiva dei vasi sanguigni di ciò che si verifica nel malato di sclerosi multipla, riecheggia fortemente la domanda: perché i neurologi non si interessano di sapere se i propri malati hanno o meno le vene otturate? Abbiamo provato a chiederglielo, numerose le telefonate e le mail da parte nostra, ma alcuna risposta è stata ricevuta. Salvo la testimonianza genuina della neurologa Taus dell’ospedale di Pesaro, che pubblichiamo, vista la rarità della stessa:

“Ritengo che l’ipotesi di Zamboni circa l’associazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla sia particolarmente interessante e meritevole di approfondimento attraverso studi di adeguata numerosità e metodologicamente rigorosi che consentano di raggiungere conclusioni affidabili per estendere ed applicare in maniera sicura ed efficace i nuovi approcci di trattamento suggeriti. Mi piacerebbe che si potesse fare presto e bene, ma so che la ricerca ha bisogno di tempi di pianificazione, organizzazione ed addestramento che purtroppo sono più lunghi di quanto i malati, comprensibilmente, tollerano di aspettare. Anche nel mio centro mi piacerebbe avere la possibilità di esplorare direttamente attraverso l’esame doppler il sistema venoso dei pazienti, per poter portare un contributo scientifico in merito alla questione ed offrire prima possibile al nostro territorio la possibilità di diagnosi di CCSVI. Ma anche qui i tempi per otterene gli strumenti e l’addestramento necessario sono lunghi e ne subisco una frustrazione molto vicina a quella dei miei pazienti a cui ancora una volta non riesco a dare una risposta utile. Auspico che tutti i ricercatori, pur ponendosi in maniera critica, siano aperti al confronto perchè dietro le osservazioni di Zamboni si aprono scenari complessi e nuove sfide su fronti diversificati per tutti gli esperti. E occorre far presto, non tutti possono aspettare”.

Nelle Marche la fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata ha donato un ecodoppler del valore di 50mila euro all’ospedale di Civitanova e non a quello di Macerata, che non avrebbe gradito il gentile omaggio, come a dire: non metteteci il naso. Gazzani, presidente della fondazione, ha testimoniato infatti in conferenza “la sollevazione generale della neurologia nelle Marche di fronte all’interesse della fondazione alla CCSVI.” A sorpresa, tuttavia, le Marche, grazie anche all’impegno della fondazione, potrebbero sorpassare l’Emilia Romagna, di fatto stando all’ultimo convegno tenutosi sabato scorso a Civitanova, l’assesorato alla Sanità si è impegnato, entro il mese di giugno, a rendere ufficiale il protocollo CCSVI.

Note dolenti. I neurologi, spiegano alcuni esperti, “sono i pusher dell’enterferone”, loro decidono la somministrazione e fanno gli ordini.  In un conflitto d’interessi di cui non abbiamo abbastanza elementi per fare alcuna prematura allusione, resta il conforto che i primi ecodoppler specifici per questo tipo di diagnostica sono prodotti da una azienda genovese, la Esaote. Per rimanere in tema, un gruppo di tre imprenditori di Vicenza, ha dato vita ad una associazione, la onlus SMuovilavita segue 600 malati di SM nei diversi frangenti che accorrono alla malattia, e ha anche acquistato proprio uno di questi ecodoppler, donato all’ospedale cittadino per fare la diagnosi della CCSVI. Anche a Vicenza si attende, entro ottobre, un’approvazione del comitato etico per rendere possibili gli interventi. Sergio dalla Verde ha rappresentato Smuovilavita in conferenza, con parole chiare, emesse con una sensibilità che solo chi vive la malattia nei suoi cari può avere: “Non ne possiamo più di una medicina ufficiale che rifiuta la scoperta di Zamboni…”

Le ultime parole di questo lungo articolo sono invece del neurologo Fabrizio Salvi, il solo di quella che lui stesso ha definito “casta di neurologi”, che aiutando Zamboni ha reso possibile verificare cosa cambiava neurologicamente nel malato dopo la liberazione. Parole dure che dicono di “cattiverie, falsità, disinformazione menzogne di colleghi,” fango gettato sulla ricerca, dicerie di prevenuti che tuttavia non possono in alcun modo confutare il valore scientifico di una ricerca, che ha ampiamente dimostrato la malformazione venosa nei malati di sclerosi multipla, né tanto meno possono scoraggiare, chi come lui contribuisce, come Zamboni, la sua Equipe, l’associazione Hilarescere, e chiunque s’interessi, a far star bene le persone.

L’intervento di Alessandra Ferrini: Genetica e CCSVI

L’intervento di Salvatore Scaflani, Professore di chirurgia e radiologia università di New York: malformazione venosa

Prof.Salvatore Scaflani

Prima parte:

Seconda parte:

L’intervento di David Koff, rappresentante della McMaster University Hamilton Canada:


L’intervento di Sandy McDonald, Toronto South Medical Center Canada

L’intervento del neurochirurgo Adnan Siddiqui, State University of New York – Buffalo:

Il neurochirurgo Adnan Siddiqui

Questo articolo è pubblicato sulla testata Dazebao.org

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