GUINEA CONAKRY, a seguito delle stragi del 28 Settembre la HRW accusa la giunta militare di aver premeditato il massacro

Africa, Diritti umani, Guinea Conakry

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Nel 1958 la Guinea Conakry, dopo più di trecento anni di influssi e dominazioni francofone, è il primo stato africano ad ottenere l’indipendenza dalla Francia colonialista tramite il No ad un referendum Gaullista. Oggi, a più di 50 anni dall’indipendenza, in un primato che tuttora inorgoglisce questa giovane repubblica presidenziale, la Guinea dovrebbe accingersi a vivere la sua terza repubblica, ma fatti sanguinari hanno interrotto questo cammino verso la democrazia.

La storia: a seguito del referendum per il no alla Francia, Sèkou Touré – leader del Partito democratico guineiano – apre un regime socialista capeggiando la repubblica guineiana in una presidenza del terrore che dura fino alla sua morte nel 1984, osannato e criticato come eroe e tiranno, svolge una politica panafricanista, rivoluzionaria e nazionalista, macchiandosi di diversi crimini pur di sedare il dissenso dell’opposizione e dell’opinione pubblica.

Nella seconda repubblica s’instaura militarmente, dopo la morte di Touré, Lansana Conté, anch’egli di discussa fama persevera in un regime oscurantista macchiandosi di gravi atrocità contro la popolazione. Nei primi anni ’80 Conté attuando una politica estera, molto criticata, riapre i rapporti diplomatici ormai bloccati con la Francia che, comincia a sostenerlo militarmente, e dal 2007, oltre che fornirgli 2 milioni di euro l’anno in armamenti, mette a disposizione 9 cooperanti per la formazione di ufficiali guineiani.

Nel 1985 si chiude l’ambasciata italiana a Conakry – capitale della Guinea – lasciando spazio ad un solo interlocutore italiano, Guido Santullo, imprenditore edile, ambasciatore guineiano in Italia, nonché consigliere di Lansana Conté, personaggio discusso negli ambienti franco-guineiani, ma per lo più sconosciuto in Italia, deve alla Guinea e al presidente Conté la sua ricchezza. Santullo attraverso la Sericom Guineé ( società da lui fondata), una delle realtà economiche tuttora attive più importanti del paese,  costruisce alberghi, casinò, edifici pubblici e ospedali grazie all’ appoggio del presidente in carica, non pagando tasse e godendo di favoritismi negli appalti per le costruzioni.

Conté, come riporta la Lega Guineense, sostiene anche legami con i cartelli del narcotraffico sudamericano, di fatti la posizione geografica della Guinea, affacciata sull’ oceano Atlantico, la rende un appetibile porto d’ ingresso per i carichi di droga diretta verso l’ Europa.

In questo periodo Conakry e il suo golfo sono stati indicati anche dalle ricerche di Ilaria Alpi come una delle discariche dei rifiuti tossici provenienti dall’ Europa. In quegli anni Conté non contrasta nemmeno la tratta di minori e bambini sfruttati nella prostituzione e nei lavori forzati, è una tratta che, come riporta la Cia in the “World Factbook”, ha assunto dimensioni inquietanti e vede bambini obbligati nell’agricoltura, nelle miniere di diamanti e nella lavorazione dell’oro.

Intanto si manifesta l’intensificarsi dell’interesse delle multinazionali estere nei confronti delle risorse minerarie di cui è ricchissima la Guinea, soprattutto della bauxite ( minerale utile per la produzione dell’alluminio) e la Rusal ( maggior produttrice mondiale di alluminio) fonda una cittadella dentro Conakry brulicante di operai russi che estraggono la bauxite e la esportano.

Conté si porta già alle spalle tre dubbiose elezioni consecutive vinte anche con il sostegno della Francia. La situazione si aggrava nel 2006, il malcontento della popolazione per lo stato in cui verte l’economia del paese e per il malgoverno viene sedato barbaramente, durante una manifestazione dell’opposizione sei persone vengono uccise con colpi di arma da fuoco esplosi dalle forze dell’ordine ( Reuters), ma sarà solo un anticipo di fatti ancor più cruenti.

Alla fine del 2008 Lansana Conté muore e Dadis Camara capo della giunta militare prende il potere con un golpe assicurando di portare a termine la legislatura in corso per giungere legalmente a nuove elezioni. Camara – presidente de facto- nonostante dichiari lotta alla droga eredita i legami di Conté con i cartelli del narcotraffico e stringe alleanze con le multinazionali che gestiscono il patrimonio minerario della Guinea.

Il presidente si rende noto anche per aver ricevuto una giornalista di Juene Afrique in bermuda e per una vita dissoluta non conforme a quella politica.

Nonostante ciò decide di volersi candidare alle elezioni del 2010, contravvenendo alle dichiarazioni sostenute durante il golpe.

Comincia la protesta dell’opposizione. Il 28 settembre, i manifestanti si ritrovano allo stadio di Conakry. Una pagina di violenza si scrive nella storia della Guinea. La manifestazione, non autorizzata dal governo, viene sedata nel sangue con barbarie atroci. Sono 150 i civili uccisi, un numero imprecisato di donne stuprate e violentate con la canna dei fucili dai berretti rossi della giunta militare. Membri dell’opposizione sono stati torturati e resi prigionieri.

Dadis Camara, interpellato dalle autorità internazionali, nega tutto dicendo di non essere al controllo di quei militari che hanno trucidato il popolo.

Gli effetti dell’opinione internazionale giungono veloci: L’ Onu  minaccia un inchiesta sull’avvenuto. La Francia invita i propri connazionali a lasciare il paese. L’ UA ( unione africana) impone un ultimatum alla giunta militare e a Camara che la capeggia perchè essi sottoscrivano una rinuncia formale a candidarsi alle elezioni di marzo 2010. L’ultimatum non viene rispettato in ragione della presunta mediazione del Presidente del Burkina Faso, Blaise Campaoré, alla candidatura di Camara. L’U.A. segue con un embargo sulle armi a destinazione Guineiana.

Camara ritirato ad  Alpha Ya-ya, caserma principale del paese, non rinuncia a concludere un contratto da 7 miliardi di dollari con la China international Fund per un investimento in infrastrutture utili all’estrazione della bauxite, e la Cina si rende così indirettamente complice di un governo tiranno.

“Il popolo in ricerca di giustizia ha ricevuto solo intimidazioni”, lo riportano i membri del forum Forze Vive guineiane facente parte della OGDH ( organizzazione per i diritti umani), “le donne violentate non hanno ricevuto alcun sostegno e nessun colpevole delle atrocità è stato denunciato”. Il Forum si rivolge all’opinione internazionale, chiedendo aiuti concreti, tramite una lettera di denuncia dei fatti terribili del 28 Settembre ” ….la volontà della giunta militare è quella di terrorizzare e sottomettere il popolo di Guinea. Centinaia di donne e di giovani ragazze sono state spogliate, violentate, le canne dei fucili introdotte nelle loro parti intime, tutto ciò pubblicamente e sotto gli occhi delle gerarchia militare…”.

Attualmente sono in corso diversi scioperi che stanno bloccando il paese, la volontà dell’opposizione e del popolo è ferrea. In una Guinea dove il 44,8 % della popolazione ha meno di 14 anni e la speranza di vita si arresta a 49, dove i diritti umani sono stati violati ripetutamente durante 50 anni di regime e dittature, i giovani  continuano a lottare pronti a morire per il cambiamento.

L’alfabetizzazione è sotto il 30 %, ma il dialogo è vivo attraverso le radio ” libere” che danno voce al popolo, e attraverso il rap che è utilizzato dai giovani per esprimere il dissenso.

Il 27 ottobre la Human Rights Watch dopo 10 giorni d’inchieste approfondite, effettuate in Guinea, ha constatato che i crimini e gli stupri commessi il 28 settembre nello stadio di Conakry sono da attribuirsi ai berretti rossi della giunta militare e che l’azione era stata premeditata allo scopo di reprimere le volontà dell’opposizione. Durante l’inchiesta sono stati interrogati centinaia di testimoni presenti al momento del massacro ed è stato provato che il governo di Camara abbia tentato di dissimulare le prove dei crimini. Human Rights Watch ha reiterato l’appello alle Nazione Unite e alla Cedeao perché venga aperta un’inchiesta internazionale.

Si aggiunge, lo riporta Guineénews, il 28 Ottobre, l’ Unione Europea che, in merito alle denunce delle associazioni per i diritti umani,ha imposto ai paesi membri della Comunità europea il divieto di commerciare armi con la Guinea  e ha pubblicato una lista dettagliata contenente i nomi dei responsabili del massacro, (integralmente visibile nel giornale ufficiale dell’unione europea) fra questi il primo è quello di Dadis Camara.

In queste ore molti negozi e banche sono chiusi, il saccheggio di luoghi pubblici e dei domicili dell’opposizione ad opera di membri della giunta militare è continuo. 5 esponenti di un’associazione di giovani guineiani ( FAJEG) sono stati arrestati dalla polizia perché avevano cominciato uno sciopero della fame per manifestare contro la violenza dei militari.

Sempre Guineénews denuncia che anche i giornalisti sono in pericolo e riporta le intimidazioni rivolte da un militare della giunta contro un presentatore della Tv guineiana  (RTG).

Sabato 31 Ottobre a Kindia si disputerà una partita di calcio, la finale della coppa nazionale, un altro stadio, un altro confronto, e ancora una volta la volontà di un popolo che ripete di resistere.

Andrea G. Cammarata

Vai all’articolo pubblicato su inviato speciale il 3 novembre 09

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Un pensiero su “GUINEA CONAKRY, a seguito delle stragi del 28 Settembre la HRW accusa la giunta militare di aver premeditato il massacro

  1. …..MI DISPIACE SENTIR DIRE QUESTE COSE DALLA GUINEA, I RICORDI CHE CI APPARTENGO SONO ALTRI, E, CI RENDIAMO CONTO CHE OGGI PIU’ DI IERI, IL POPOPOLO GUINEANO VA LIBERATO DALLE MENZOGNE DELL’OCCIDENTE.

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