‘Ndrangheta Export: Gioia Tauro 27 arresti

Non baciamo le mani

All’alba di stamattina nel porto di Gioia Tauro, comune sciolto per ‘Ndragheta nel 2008, i carabinieri dei Ros e quelli di Reggio Calabria coordinati dalla D.d.a. reggina ( direzione distrettuale antimafia), con l’operazione denominata Maestro, hanno eseguito 27 arresti nei confronti di presunti affiliati alle cosche ‘ndrine di Piromalli e Molé, due degli arrestati sono invece doganieri del porto di Gioia Tauro. Durante l’operazione sono stati sequestrati più container di merce contraffatta per un valore di decine di milioni di euro. Il traffico del porto di Gioia Tauro, il maggiore in Italia per movimentazione di container, dagli anni ’70 è cosa dei Piromalli, definita dalla DIA la più grande cosca dell’Europa occidentale, ormai in conflitto con quella dei Molè.  Nel ’94, grazie ad un finanziamento statale di 128 miliardi di lire, nel porto di Gioia Tauro venne realizzato il Terminal Medcenter container, così cominciò l’ attività di transhipment. I Piromalli obbligarono la  società Medcenter, che seguiva la movimentazione dei Tue, a pagare 1,5 dollari per ogni container transitante dal porto. All’oggi il porto di Gioia Tauro, sostituitosi a quello di Malta per la mole di spostamento merci provenienti dall’estremo oriente ed occidente, rappresenta anche la principale porta d’ingresso per ingenti quantitativi di droga e merci contraffatte provenienti dalla Cina. I calabresi avrebbero stretto contatti con alcune società della repubblica popolare alle quali fornivano un servizio eccellente per consentire che le merci contraffatte transitassero senza controlli, ciò avveniva grazie al controllo delle cosche ‘ndrine sull’amministrazione del porto e su i doganieri. Alcune di queste società coinvolte, fra le quali il gruppo Kang ( fonte Repubblica), erano pronte a spostare completamente i propri traffici dal porto di Napoli a quello di Gioia Tauro. Il prodotto di questi servizi veniva riutilizzato dalle cosche calabresi tramite operazioni di riciclaggio anche nel Lazio, dove l’operazione Maestro ha potuto ulteriormente espandersi con il sequestro di immobili per 40 milioni di euro.

Andrea G. Cammarata

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