DE MAGISTRIS: “GIUSTIZIA E DIRITTI”

Opposizione?

 

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di Andrea G. Cammarata

Luigi De Magistris Lunedì era a Riccione per presentare il suo libro: “Giustizia e potere” (Editori Riuniti).

Giustizia e potere, due parole, che già da sole dicono tanto, ma commentate dall’autore valgono ancora di più, soprattutto se usate in un contesto di costante delegittimazione della magistratura, di crescente infiltrazione mafiosa al Nord , di azioni che minano la libertà d’informazione, e di politici corrotti, o corruttori.

E’ chiaro che il potere dell’esecutivo sulla giustizia , si è talmente rafforzato, che non necessita di tante modifiche della costituzione, insomma il Governo fa già abbastanza così, lo spiega De Magistris, che alla parola legalità preferisce parole come Giustizia e diritti , “Perché legalità potrebbe anche essere l’ossequio ad una serie di norme che sono assolutamente illegali, cioè legalità potrebbe essere, quella di accettare supinamente che La legge non è uguale per tutti…”. Siamo alle leggi ad personam, al Lodo Alfano, al legittimo impedimento…Poi al processo breve, e De Magistris, citando la costituzione, racconta che “E’ compito del ministro della giustizia, innanzitutto dare mezzi e risorse affinché la giustizia possa essere efficiente” In sintesi ci spiega che  il potere esecutivo, contravvenendo ai principi sanciti della costituzione, con “l’uso illegittimo delle norme, l’abuso del diritto” ha ridotto la giustizia ad una macchina non funzionante, privandola di mezzi fondamentali, quali le rogatorie internazionali e le intercettazioni.

De Magistris conosce bene le funzioni del ministro della giustizia che, sempre a leggere la carta costituzionale Ha la facoltà di promuovere l’azione disciplinare. Come nel 2007, quando Clemente Mastella, ex ministro della giustizia, per l’inchiesta Toghe Lucane, chiese al Consiglio Superiore della Magistratura, il trasferimento di De Magistris, che allora era ancora un giudice, trasferimento richiesto per presunte irregolarità nella sua inchiesta, rivelatesi inesistenti, quando ormai si era già dimesso.

L’ eurodeputato lo dice con un velo di amarezza nei confronti di chi lo ha privato della più grande passione della sua vita: “Io dentro di me rimango sempre un magistrato”, e non si piange addosso, spiega che la sua seconda vita in politica, da quando è candidato indipendente nell’ Italia dei Valori, ha compensato quel fatto, riuscendo “ad essere da stimolo per mettere in atto un sistema di partecipazione democratica che porti un cambiamento del nostro paese dal Nord al Sud”. Quindici anni di magistratura alle spalle gli permettono di raccontare tanto, come della facilità con la quale un magistrato lascia un fascicolo che scotta nel cassetto per avere una promozione, o magari divenire Procuratore della Repubblica, e che sono rari quei magistrati con la “schiena dritta”,”riserva indiana”, che non volta le spalle a inchieste su imprenditori, giudici, politici, o magari a inchieste che vedono collusioni delle mafie con la politica.

Quando De Magistris sente dire dalla maggioranza, che questo governo è quello che ha fatto di più contro le mafie, lui risponde: ” Il governo Berlusconi è quello che ha fatto meno contro le mafie” – basta ricordare la depenalizzazione del falso in bilancio e la volontà di rendere inutilizzabili le intercettazioni – e aggiunge “lo scudo fiscale è illegittimo e immorale”, spiega che la garanzia di anonimato, con accisa del 5%, sul rientro dei capitali dai paradisi fiscali, va contro le normative internazionali adottate per prevenire il riciclaggio e il terrorismo, e va contro la tassa europea eludendone il pagamento dell’IVA, in più rende possibile il rientro di capitali, in un momento di estrema crisi,  favorendo una concorrenza sleale. E’ per questi motivi, a Bruxelles, racconta De Magistris, che alla commissione europea è scattata una denuncia contro il governo italiano, gli “scudati” grazie alla tracciabilità dei movimenti, probabilmente possono perdere l’anonimato e “devono pagare”.

De Magistris, a Bruxelles, è Presidente della commissione  preposta al controllo di bilancio comunitario del parlamento europeo, quando si sposta, magari per bere un caffè vicino al Parlamento, succede spesso che qualche collega gli dica: ” Ma come fate a votare Berlusconi?” Certo i suoi lineamenti, tipicamente italiani, non dicono proprio tutto, o almeno, non lasciano trapelare l’opposizione ferrea che ha opposto a Berlusconi, che lo ha criticato aspramente di giustizialismo e di volere creare uno stato di polizia…De Magistris la pensa diversamente: “Lo stato di polizia è quello che starebbe molto a cuore a Berlusconi che vorrebbe una giustizia con la spada di ferro contro gli immigrati e una giustizia con la spada di latta nei confronti dei colletti bianchi”.

L’ex magistrato parla molto di mafia, grazie anche alla sua esperienza nel tribunale di Catanzaro. Spiega che la situazione è allarmante, e ricorda che già un rapporto dell’amministrazione Obama, ritiene la ‘Ndrangheta l’organizzazione criminale più pericolosa al mondo. Non mancano parole, per quella che viene definita la borghesia mafiosa, che si insinua nelle imprese pubbliche a partecipazione privata e sa come controllare illegalmente i fondi pubblici. L’ europarlamentare spiega che l’infiltrazione mafiosa nelle politica, gode di un tecnicismo perfetto e riesce a piazzare i propri uomini di mandato, in mandato.

Si parla anche della regione Emilia Romagna, del problema rifiuti, dell’On. Cosentino, sottosegretario all’economia e alle finanze, del quale è stato richiesto l’arresto per associazione camorristica, che decide dei fondi europei che vanno in Campania, del fratello Giovanni, che figura nel consiglio di amministrazione di una società che partecipa in Hera Comm Mediterranea, che segue lo smaltimento dei rifiuti al sud. Poche speranze: “Tangentopoli non è mai finita”, poi l’ex magistrato racconta che in Italia ormai, si parla di un pre-Tartaglia e un dopo Tartaglia, producendo un oscuramento sia su quello che il pentito Spatuzza ha detto sulla trattativa Stato -mafia, sia sulle rivelazioni di Ciancimino Jr su Berlusconi; non a caso il Disegno di Legge Valentino sui pentiti, che De Magistris ritiene ” Tremendo”  perché, e lo dice con sospetto: “se viene approvato, sostanzialmente cancella 20 anni di giurisprudenza antimafia, cioè, per capirci, il maxi- processo di Palermo voluto da Falcone e Borsellino, non ci sarebbe mai potuto essere” aggiunge “- con questo disegno di legge- se un collaboratore di giustizia fa  delle dichiarazioni, queste hanno un valore solo se si trovano dei riscontri esterni” ,”se 7 collaboratori hanno visto un omicidio, non va bene, devi trovare un riscontro esterno”, quale per esempio le intercettazioni, che al governo stanno eliminando. La seconda parte del disegno di legge, annulla del tutto l’utilizzabilità dei pentiti, ciò che si legge nel testo, spiega De Magistris, , è che ” Se anche una parte delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia non vengono riscontrate, tutte le dichiarazioni sono inutilizzabili”.

L’autore del disegno di legge, Giuseppe Valentino, Senatore del PDL, è un avvocato esperto di criminalità organizzata, così esperto da scrivere il discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario, nello studio di un avvocato condannato per mafia. De Magistris racconta un fatto: “Io tenevo delle intercettazioni ambientali, le cimici, quelle che adesso vogliono eliminare, nello studio di un avvocato, condannato per mafia, con sentenza passata in giudicato, arrestato per mafia…Valentino all’epoca era sottosegretario alla giustizia, del governo Berlusconi, ministro della giustizia Castelli, e lui frequentava assiduamente questo studio di questo avvocato…Valentino doveva scrivere, doveva partecipare all’inaugurazione dell’anno giudiziario, che si teneva  a Reggio Calabria. Dove scrive il discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario, Valentino? Nello studio del mafioso, avvocato, ex parlamentare…”. Si parla appunto di giustizia e potere, De Magistris, non ha peli sulla lingua, racconta del suo stupore a vedere il nome di Conte, candidato nelle file del centro-destra, condannato in primo grado per associazione camorristica, e di Di Luca, accusato di reati gravissimi, al quale De Magistris non ha voluto opporre la propria candidatura alla presidenza della Campania, per non disertare il suo impegno al parlamento europeo.

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