Chavez: “Internet non può essere libero”

Libera Rete

di Andrea G. Cammarata

La notizia è di sabato (fonte Reuters), anche Hugo Chavez, presidente della Repubblica bolivariana venezuelana, ha annunciato che internet non va bene, è meglio mettergli un bel lucchetto perché proprio ai regimi populisti non si addice.

Non è una novità, anzi è un leitmotiv che affiora sempre più facilmente, vedi i casi di Cina dove addirittura Google vuole levare le tende, Iran che non può soffrire la libertà di espressione che offrono Twitter e Facebook, Cuba dove il popolarissimo blog di Yoani Sànchez è stato oscurato e l’Italia con il suo presidente del Senato Schifani che ha recentemente ricordato che il social network più noto al mondo, è peggio dei gruppi di violenza anni ’70. Terrorismo mediatico, parole in voga, a creare paura e insicurezza nell’opinione pubblica, come unico modo dei governi (e non dei giornalisti che ingiustamente si sono meritati questo epiteto) per destare turbolenza nella libertà conclamata del web.

Via quindi alla censura sulla rete per Hugo, amico del socialismo, Chavez che ha detto: “Internet non può essere qualcosa dove si dice e si fa tutto. Ogni nazione deve applicare le sue regole e la sua normativa, come già fa adesso il Venezuela nel controllare i canali del satellite”. Quindi, consigli per imbavagliare il web anche agli altri Stati, a far rima con le dichiarazioni di Angela Merkel, cancelliere tedesco, che in febbraio ha sostenuto che “Internet non è uno spazio senza legge”.

Ciò che ha suscitato l’impeto proibizionista del Presidente rosso è un sito web: noticias24.com, che ha pubblicato una notizia errata sulla scomparsa di un ministro venezuelano Diosdado Cabello (in realtà vivo e vegeto), con la conseguenza di aver gettato discredito sul governo “avvelenando la mente di molta gente” ha detto Chavez di fronte al suo Partito Socialista Unido.

Il Presidente aveva già avuto gli onori della stampa un paio di mesi fa, quando bloccò sei emittenti televisive che non gli aggradavano, fra queste anche la storica “Radio Caracas Television Internacional” perché non trasmise uno dei suoi tanti discorsi a reti unificate, quelli del “nazionalizzatore” Chavez. Una cosa è ormai certa: la rete con i suoi ragni cyber-dissidenti può stritolare davvero Chavez e molti altri.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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