Alfano. Cittadella della Giustizia qua, Cittadella della Giustizia là

Berlusconia

di Andrea G. Cammarata

Il guardasigilli, Angelino Alfano, era in visita oggi ai cantieri della Cittadella della Giustizia di Venezia. Giustizia italiana che, davvero questa volta è arrivato il caso di dirlo, si può dire veramente lagunare, nel senso d’incertezza della pena, di processi infiniti e tal volta fangosi. Quanto lo è la melma “esecutiva”, che dal fondo dell’acqua alta in cui verte la Giustizia, che è tanto odiata dal nostro Cavaliere, cerca di ridurre al nulla un sistema giudiziario, già carente di risorse strutturali vitali quali benzina, inchiostro per le stampanti, computer,  privandolo di strumenti fondamentali, quali le intercettazioni, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le rogatorie internazionali, ma quelle la ha già eliminate. Di peggio, c’è anche l’attentato all’integrità di un potere, qual è quello giudiziario (tutela della democrazia), a favore di un controllo dell’esecutivo sull’accusa e di una liceità di diffamazione da parte del Premier, Silvio Berlusconi, per non parlare di Talebani, giudici antropologicamente diversi o plotoni di esecuzione.

Comunque il ministro della giustizia, a Venezia, ha annunciato che il progetto per il completamento del secondo lotto dell’agglomerato della Cittadella della Giustizia, sarà finanziato con un contributo di 11 milioni di euro,  perché la Cittadella possa essere un’opera compiuta: “Finalmente eliminiamo la preoccupazione e l’ansia che la cittadella della Giustizia a Venezia possa diventare un’opera incompiuta. Invece sarà un’opera che farà funzionare meglio il servizio giustizia a Venezia e che darà una risposta di maggiore efficienza ai cittadini” – ha detto il ministro della Giustizia Alfano- “puntiamo a trovare un finanziamento, eventualmente anche in forma misto pubblico-privato, anche attraverso gli strumenti della finanza alternativa, che possano dare il via anche al secondo blocco in maniera tale di fare della Cittadella della Giustizia di Venezia un modello di riferimento per le tante realtà che puntano ad ottenere una Cittadella della Giustizia in Italia”.

Il ministro Alfano era in visita a Venezia anche per sostenere la bis-carica di Renato Brunetta, ministro della pubblica amministrazione, candidato come sindaco della città delle gondole. I due hanno visitato insieme la nuova Cittadella, che, per i non addetti, sarebbe un progetto voluto dal Comune, che nel 1996 acquistò l’ex Manifattura Tabacchi per fondare un comprensorio che, come a Milano, sarà un polo ospitante tribunale, carcere, e uffici giudiziari in grado di rispondere meglio alle esigenze della cittadinanza.

Tornando daccapo, a dirla tutta, la storia del guardasigilli nel paese della Giustizia, oltre che occasione di propaganda per l’inopportuna bis-carica di Brunetta, è stata anche l’epilogo di un’invettiva contro l’equilibrio dei poteri: “Senza una effettiva parità- ha detto Alfano a Venezia- tra accusa e difesa non ci sarà mai un giusto processo: siccome la nostra Costituzione parla chiaramente di un giusto processo che si deve svolgere in contraddittorio tra parti che devono essere pari, la pubblica accusa e la difesa devono essere pari. Per fare questo occorre la riforma della giustizia”. Ergo, tautologie a parte, processi incompiuti con il vituperabile processo breve e separazione delle carriere giudiziarie, con il passaggio del controllo dell’accusa all’esecutivo. Soliti programmi piduisti, di cui incessantemente la maggioranza si fa carico, ulteriormente affossati da una premessa classica, ovvero l’auto-elogio del Ministro sulla lotta alla mafia in merito a una presunta, almeno a noi non nota, “più grande normativa anti-mafia prodotta dai tempi di Falcone”.

Sono le idee riformanti della giustizia italiana del nostro ministro che, fra l’altro, non considerano che i processi dovrebbero essere compiuti così come la Costituzione italiana, che comunque sarà sconvolta, prevede.

articolo pubblicato su Newnotizie.it

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