Honduras, squadroni della morte uccidono esponente del fronte contro il golpe

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di Andrea G. Cammarata

Gli squadroni della morte centroamericani tornano ad uccidere. A Tegucigalpa, capitale della Repubblica dell’Honduras, Manuel Flores, esponente di spicco del Fronte contro il golpe,  è stato crivellato di colpi  in pieno centro, all’interno della scuola dove insegnava. Tutto è avvenuto sotto gli occhi dei suoi alunni, che hanno assistito alla macabra esecuzione dei tre sicari.

Gli squadroni della morte sono stati ripristinati dal governo golpista della destra reazionaria insediatosi nel giugno 2009, quando destituì il presidente legittimo Manuel Zelaya Rosales, il quale secondo i golpisti avrebbe voluto garantirsi la rielezione tramite modifiche costituzionali, oltre il secondo mandato. Gli autori del colpo di Stato hanno agito in forza a un provvedimento della Corte Costituzionale e istituto un presidente ad interim, Roberto Micheletti, che poi con le presidenziali di Gennaio è stato rimpiazzato da uno ufficiale, Porfirio Lobo; gli osservatori internazionali hanno ritenuto le votazioni regolari, ma per molti il governo non è stato riconosciuto (Wikipedia). Intanto gli squadroni vengono utilizzati per seminare il terrore nell’opposizione, girano armati, uccidono, e controllano i manifestanti. “Siamo in una situazione peggiore di quella vissuta negli anni settanta quando i militari, che facevano parte del governo golpista, fecero sparire un grande numero di honduregni”, così si legge in un appello apparso su internet questa estate, quando Hugo Maldonado a capo di un comitato per i diritti umani dell’ Honduras, ha denunciato il devolvere critico della situazione a pochi mesi dal golpe.

Il governo golpista cerca di legittimarsi attraverso le radio e le televisioni che lo sostengono e cerca consenso nella comunità internazionale; sul caso di Manuel Flores ha cercato di fare passare attraverso i media la sua uccisione per un assassinio ad opera di comuni delinquenti delle maras, scrive Peace Reporter aggiungendo le dichiarazioni di Jorge Alberto Amaya, Docente e ricercatore della Universidad Pedagógica Nacional Francisco Morazán, “Noi tutti sappiamo chi sono i responsabili i golpisti di prima e i golpisti di turno” -ha aggiunto- “La morte di Manuelito dimostra che l’Honduras è un campo di battaglia in una guerra diseguale, in una guerra fra il fucile e il libro, fra le bombe e le idee, fra la barbarie e il sogno pacifico di un popolo che desidera un Honduras migliore e più giusto. Lo hanno ucciso perché leggeva, educava, credeva in un Honduras che va avanti, democratico e socialista. Nell’ultimo anno aveva lavorato molto con i popoli indigeni e gli afrodiscendenti e stava scrivendo una tesi magistrale sulla necessità di rafforzare l’educazione bilingue in favore dei popoli originari. Era scomodo e lo hanno eliminato”.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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