Ammazzare tori? E’ cultura

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di Andrea G. Cammarata

Come in Giappone, dove la caccia alle balene la si vorrebbe trasformare in una sorta di valore tradizionale, in Spagna c’è qualcuno che inneggia alla Corrida come se fosse un bene culturale, un macabro rito addirittura da preservare.

Questo è l’orientamento del governo della regione di Madrid, che vorrebbe equiparare il sacrificio ludico del toro a patrimonio culturale e dichiararlo un “evento protetto”.

All’opposizione delle proposte governative pro-tortura si trova, invece, il 70% della popolazione spagnola che rinnega la Corrida, ed è rappresentata dal Pacma, un partito anti-corrida, e da molte altre associazioni animaliste ed ecologiste spagnole.

Migliaia i manifestanti che hanno protestato “infuriati” lungo le strade della città madrilena mostrando in sé tutto l’impeto dei poveri bovini che vanno difendendo. Forti i cori che scandivano le parole “La tortura non è coltura”, a cui si aggiungevano cartelli con lo stesso slogan, e bandiere raffiguranti un toro con su scritto “vivo”.

La proposta del governo, che vorrebbe qualificare la Corrida al pari di un “bene d’interesse culturale”, dice all’Afp, Mireya Barbeto, portavoce del Pacma, “è una vergogna nazionale” e, ha aggiunto, “A Madrid il 70% della popolazione respinge questi atti di barbarie e di tortura”.

Lo slogan urlato dai manifestanti “La tortura non è cultura”, deve esser giunto forte alle orecchie del governo, e al re Juan Carlos, appassionato della corrida. Intanto la proposta sanguinaria della regione madrilena si accoda a quelle già presentate da altre due regioni, Valencia e Murcia, tutte regioni governate dalla destra, che stanno cercando di contrapporsi a queste iniziative di origine popolare, attraverso cui si vorrebbe interdire la Corrida de toros.

Vanno ricordate le atrocità alle quali il bovino viene sottoposto durante questo rituale barbaro. Il toro prima dell’ingresso nell’arena viene drogato e purgato, gli si cosparge trementina sulle zampe, vaselina sugli occhi e stoppia nelle narici, per indebolirlo ma allo stesso tempo infuriarlo. Durante la corrida viene infilzato in diverse parti del corpo con aghi, punteruoli e “banderillas”, stremato viene poi condotto fuori dall’arena agonizzante e gli vengono tagliate orecchie e coda, che vengono donate come macabro trofeo al torero, assassino di animali, legalizzato dallo Stato.

articolo pubblicato su Newnotizie.it

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