Bersani scrive al Partito: “Siamo in piedi, ora acceleriamo”

Opposizione?


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di Andrea G. Cammarata

“Alle regionali vinciamo, c’è il risveglio contro la deriva” fu l’exploit di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, a San Remo durante una visita canterina nella città dei fiori, alla quale il leader della non-opposizione, appassionato di canto e baritono dalla gioventù, non riuscì a sottrarsi.

Ai giornalisti che fuori dall’Ariston gli chiedevano una canzone in dedica all’altro cantore, Silvio Berlusconi, Bersani rispose “Una canzone per Berlusconi? Gli dedicherei finché la barca va”. Peccato che il verso della canzone finisca impietosamente: “lasciala andare”. E così è l’opposizione di Bersani. Per di più il Pd alla volta delle elezioni regionali se ne uscì con una magra consolazione e Bersani si sciacquò l’ugola, disse ” E’ falso -dire- che il Pd al Nord sia andato male”, lo disse nonostante che la destra di Lombardia e Veneto avesse spopolato. Insomma Pierluigi dal suo mondo delle meraviglie credette di non essere stato sconfitto, e aggiunse che, dati alla mano, c’era “un segno d’inversione di tendenza”.

E’ l’uso e consuetudine del linguaggio del Segretario del Pd che dell’opposizione ha fatto un hobby, come quando alle soglie del Nobday del 5 Dicembre disse “Noi non abbiamo bisogno di lezioni di anti-berlusconismo”, o per citarne altre, da un ammirevole repertorio apparso su Micromega, “Ueh ragazzi qui bisogna fare qualcosa”, oppure agli albori del Pd: “Non rifarò il Pci, ma voglio un partito che sia come l’Avis e la bocciofila, con delle regole”.

Tornando al presente oggi Bersani, che forse ha capito che è meglio che si tappi la bocca, ha ripreso nuovamente carta e penna e ha scritto ai coordinatori del Partito Democratico la sua missiva: Sentiamo forte in queste ore la delusione  per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che  abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio, risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti”. Ha quindi inciso la sua opinione sull'”arretramento consistente” dei consensi del Pdl, che a detta sua sarebbe “solo in parte compensato dalla crescita della Lega”. Poi è giunto alla questione misure regolamentari: “le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa”. La lettera prosegue con la palla al centro per l’emotività dei ragazzi democratici: “pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro”. E si giunge così alla rimessa laterale parabolica di Bersani, ovvero quella capacità del Pd di offrire un’alternativa positiva e credibile” in quella che viene da lui descritta come una situazione di “crisi economica pesante”. L’alternativa Pd esca, ancora totalmente mistica agli occhi dei più, prevede inoltre di offrire alla “gente”, che fa tanto pensare a gentaglia , “proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente”.

Negli spogliatoi la parti-lettera di Bersani verte poi sul dibattito interno al Pd in seguito alle regionali, che viene da lui definito  “fisiologico”. Quindi un dibattito “fisiologico”- spiega Bersani- perché “Nel Partito democratico c’e’ spazio, come e’ nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito”, ma attenti! Aggiunge, se il dibattito è “autoreferenziale” non va bene,  potrebbe allontanare dal senso comune dei nostri concittadini. Peccato che intanto in Campania sia stato candidato lo scandaloso De Luca, che all’attivo può vantare diversi processi. Ma guai a parlar male del Partito in pubblico, della serie i panni sporchi ce li laviamo in casa nostra, e basta.

Per il resto Bersani nella sua epistola rivolta al suo pipì-dì ha riferito: “Siamo in piedi, ora acceleriamo”, dunque un equilibrio fisiologico quasi new-age. Piano, piano.

Ma sembra che questa “alternativa” del Pd in realtà vada come la canzone di Orietta Berti, e che Bersani a San Remo quella volta non l’abbia cantata tutta; quella lirica popolare italiana comunque continua così: “Finché la barca va tu non remare. Quando l’amore viene il campanello suonerà”. Ecco, Il Partito dell’amore intanto è arrivato, ma più che suonando docilmente è arrivato sfondando la porta con i bastoni della Lega Nord, mentre la gente resta in piedi, aspettando che qualcuno cominci a remare, contro.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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