Cina, cyber-spionaggio: intercettati 8 mesi di comunicazioni top secret dell’India e della Nato

Libera Rete

i ricercatori dell'università di Toronto

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di Andrea G. Cammarata

Ladri cinesi di informazioni sensibili internazionali. Cose che scottano: dossier sugli spostamenti della Nato in Afghanistan, documenti privati della diplomazia indiana, informazioni riguardanti i sistemi missilistici indiani, e per finire un anno intero di posta personale del Dalai Lama. Questo è il bottino di dati top secret di cui due hacker cinesi, con ogni probabilità incaricati ufficialmente dal governo di Pechino, sono venuti in possesso.

La notizia è rimbalzata nel Web dal New York Times al Corriere della Sera, ed è il risultato di un rapporto svolto da un gruppo di ricercatori della Munk School of global Affairs dell’Università di Toronto, che per otto mesi hanno svolto il ruolo di spie delle spie. Ossia intercettavano a loro volta i computer indiani per scoprire chi fosse il ladro di informazioni. Così l’operazione dei ricercatori canadesi, denominata “Shadow network”, è culminata nel rapporto “Ombre nella nuvola: un’investigazione nel cyber-spionaggio”, fornendo un’ampia descrizione di quanto l’occhio a mandorla del “big brother” asiatico ci vedesse lungo. Gli hacker cinesi monitoravano sistematicamente soprattutto le informazioni sensibili del Ministero della Difesa indiano, ma non solo. Oggetto dello spionaggio erano anche i documenti top secret provenienti da computer della Nato e di uffici governativi di altri Paesi. Le spie utilizzavano servizi web di  vario genere come social-forum o motori di ricerca: Twitter, Google, Blogspot, blog.com, Baidu, Yahoo-Mail, per controllare i computer infettati mediante virus. Secondo il rapporto, un anno intero di posta elettronica del Dalai Lama sarebbe stato trafugato dalle spie, e a ciò si aggiungono numerosi documenti della diplomazia indiana tenuta con diversi Paesi, quali la Russia, l’ Africa-occidentale e il Medio Oriente. La base operativa da dove partiva l’attacco informatico della gang criminale era nella provincia cinese dello Sichuan, e i ricercatori sono convinti che il governo di Pechino approvasse lo spionaggio.

L’operazione Shadow Network è nata in seguito ad un altro caso clamoroso di hackeraggio denominato Ghostnet, in quell’occasione gli hacker miravano a sottrarre i dossier di governi e società di ben 103 paesi del mondo, oltre che ancora documentazione ufficiale del Dalai Lama, il leader spirituale tibetano.

Reazioni. Il ministro della comunicazioni indiano, Sachin Pilot, aveva comunicato di attacchi informatici dalla Cina già agli inizi di marzo, pur sostenendo che “nessun attentato era stato eseguito con successo”. Ma i ricercatori di Toronto sostengono di aver contattato gli ufficiali dell’intelligence in India a fine marzo, e di aver comunicato loro dell’operazione Shadow Network, e di aver ricevuto una risposta dall’intelligence su come avrebbero dovuto disporre del materiale, classificato riservato, di cui erano entrati in possesso.

Intanto un portavoce del ministro dell’interno indiano ha comunicato che il rapporto dell’operazione Shadow Network verrà osservato “a fondo”. Oggi da Changdu nella capitale dello Sichuan, Ye Lao, un ufficiale della propaganda, ritiene “ridicolo” il fatto che il governo della Repubblica Popolare possa aver avuto un ruolo di mandante dello spionaggio, e asserisce che “Il governo cinese considera l’hackeraggio un cancro dell’intera società”, in baffo a quanto qui si riferisce e a tutte le recenti note denunce di “Google”, di censura e controllo da parte di Pechino.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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