E’ morto Morris Jeppson, armò la bomba di Hiroshima

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di Andrea G. Cammarata

“Ciascuno di noi deve una vita alla morte” scriveva Salman Rushdie in uno dei suoi più celebri romanzi. E la vita di oggi, donata alla morte, è quella di Morris R. Jeppson, un uomo tristemente noto per essere stato uno di quei militari USA a bordo del B-29 Enola Gay, l’aereo che sganciò la prima bomba atomica su Hiroshima, il 6 agosto del 1945.

La notizia della morte è stata comunicata oggi dalla moglie di Jeppson, Molly,  al Los Angeles Times. Ma in realtà il decesso risale al 30 marzo nell’ospedale di Las Vegas,  la città dove viveva l’ex militare.

Morris Richard Jeppson, detto “Dick”, è morto all’età di 87 anni e faceva parte di quei 12 sopravvissuti dell’equipaggio dell’Enola Gay.

Fu colui che insieme al capitano Wiliam Parson eseguì l’ordine di armare la bomba. Erano le prime ore di quel fatidico 6 agosto 1945, l’Enola Gay era diretto dall’isola di Tinian, nel sud dell’oceano Pacifico, a Hiroshima, Giappone, e stava iniziando la sua traversata. Quello fu il primo ed unico volo in battaglia del luogotenente Jeppson.

Quando l’aereo giunse sull’obiettivo fu di nuovo lui, il luogotenente Jeppson, a confermare l’intento distruttivo dell’ aeronautica militare americana. Egli  controllò i circuiti, verificò il funzionamento dei radar e rimosse le quattro spolette di sicurezza situate sull’ordigno, allora“Little Boy”, così come fu chiamata la bomba all’uranio, era pronta, e perfettamente funzionante.

In quel 6 Agosto il luogotenente Parson insieme al pilota Paul Tibbets, dopo sei ore e mezzo di volo, alle 8 e 15 del mattino diede luogo ad una delle più grandi stragi dell’umanità. Al rientro dell’operazione dell’Enola Gay, come riferisce il New York Times,  il luogotenente semplicemente consumò la sua cena. Pensava, con quell’operazione, di “dare termine alla guerra”, così ha detto al giornale americano nel 2005.

Non fu uomo che si ricredette. Della sua vita e della sua devastante esperienza mantenne sempre assoluto riserbo fino al 1990, quando decise di parlare in pubblico dei compiti da lui svolti nella missione di Enola Gay. Dopo la guerra mondiale continuò la sua attività come ricercatore in California, presso il Lawrence Livermore National Laboratory, e contribuì allo sviluppo di un progetto sulle armi termonucleari.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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