Naziskin russi e omicidio di un giudice

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di Andrea G. Cammarata

Sangue a Mosca, un alto magistrato russo è stato ucciso stamani. Con ogni probabilità i mandanti dei sicari sono da ritenersi vicini alle frange estremiste Naziskin russe.

Eduard Ciuvashiov era giudice del tribunale di Mosca, è stato freddato sull’uscio di casa sua, poco distante dalla sede centrale del Governo, nella city di Mosca.

I sicari hanno sparato colpi di arma da fuoco avvicinandosi al giudice e colpendolo alla testa e al corpo,circa alle 8.50 (ora locale) del mattino. Lo hanno riferito le forze dell’ordine locali all’agenzia Interfax.

Eduard Ciuvashiov era un giudice famoso per la sua lotta contro gli estremisti nazi, che oramai spopolano in tutto il paese. Ultimamente il magistrato era stato impegnato in un processo che vedeva accusati proprio tre giovani naziskin, già recidivi, accusati di vari omicidi a sfondo razzista. Al termine del primo grado del processo il giudice infierì ulteriormente sulla pena di uno dei giovani, già condannato a 20 anni, infliggendogli altri 2 anni di detenzione, e fu altrettanto intransigente nel condannare i 2 restanti naziskin, minorenni, che subirono il massimo della pena: 10 anni. Altrettanto è avvenuto in un altro processo da lui presieduto lo scorso febbraio. Stavolta si trattava di una gang di skinhead, detta “Lupi bianchi”, il processo finì con condanne fino a 23 anni di carcere per i 9 imputati, tutti coinvolti in omicidi xenofobi.

I giovanissimi dei “Lupi bianchi” erano capitanati da Alexiei Dziavakhishvili, un russo di appena diciotto anni che si ritiene di razza “pura”.

Sono circa 50mila i giovani naziskin disseminati in tutto il territorio russo, credono nella patria Russia, sono armati, frequentano campi di addestramento dove tecnicamente si riuniscono, dove si esercitano e imparano tecniche di combattimento. Usano tutti internet, partecipano a forum di discussione, e dal web s’incontrano nella realtà per odiare lo straniero, immigrati di origine caucasica o centrasiatica: tagiki, azeri, ukbeki, armeni, o cinesi. Non sono tutti giovanissimi, ma anche professionisti di mezz’età, avvocati, politici, che si organizzano in ronde per massacrare poveri malcapitati a colpi di cacciavite, fendenti di coltelli, botte, tutto sotto l’occhio di una videocamera che ne documenta l’orrida ferocia che poi viene diffusa su internet e fruita dagli appassionati nazi. I giovani, tal volta paffutelli, imberbi, credono fortemente nel loro operato, fanno manifestazioni, comizi, arruolano nuovi militanti anche per le strade, lo fanno sotto gli occhi delle autorità che non ne impediscono la propaganda. Ma ci sono anche giovani partigiani o anarchici, a loro modo uguali, adolescenti o giovanissimi che combattono contro quello che si sta dimostrando un’assurdità paradossale, per una Russia che durante la guerra ha perso 27 milioni di uomini contro il nazismo tedesco.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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