Giovanni Strangio a processo per la strage di Duisburg

Non baciamo le mani

Giovanni Strangio

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di Andrea G. Cammarata

Giovanni Strangio, membro della ‘Ndrangheta, è giovanissimo, un capricorno del ’79, ha occhi grandi e blu, ed è stato uno dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, prima che venisse arrestato ad Amsterdam nel 2009 e rinchiuso nel carcere di Roma, con l’accusa di essere stato uno dei due sicari della strage di Duisburg, avvenuta il 15 Agosto del 2007.

Oggi gli occhi di Giovanni Strangio vedono l’inizio del suo processo, ma lo vedono in video-conferenza da dietro le sbarre. L’udienza si è rinnovata, dopo il rinvio a giudizio del 9 Marzo, dinanzi i giudici della corte di Assise di Locri, e come parte civile si sono costituiti anche i familiari delle vittime della Strage di Duisburg.

La sera di Ferragosto del 2007, Giovanni Strangio, un cuoco calabrese, originario di San Luca, omonimo dell’imputato, esce per l’ultima volta dal suo ristorante di Duisburg “Da Bruno”, di proprietà del clan Pelle-Vottari. Il cuoco si accompagna con cinque ragazzi, due camerieri e tre amici, tutti entrano nelle rispettive macchine, ma qualcosa succede. Il sangue comincia a riversarsi oscurando e soffocando con il suo peso grumoso il calore del sole di agosto, che ancora evapora dal cemento delle strade antistanti il ristorante di Duisburg. E’ la morte che prende la vita, per mano della ‘Ndrangheta. Il cuoco, G. Strangio, Francesco Giorgi (minorenne), Tommaso Venturi (era il giorno del suo diciottesimo compleanno), Francesco e Marco Pergola, fratelli dell’età di 20 anni, e Marco Marmo, vengono uccisi con l’impietosa lucidità dei due sicari; 54 colpi sparati da due pistole calibro nove, tanti colpi da dover presumere che gli assassini, prima di siglare mafiosamente gli omicidi con un colpo alla testa di ciascuna vittima, abbiano avuto anche la calma di cambiare i caricatori delle loro pistole.

Sono morti tutti per Marco Marmo, perché amici del nemico. Lui, Marmo, lo si credeva coinvolto nell’uccisione di Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta, il quale avrebbe dovuto essere la vera vittima dell’attentato del giorno di Natale del 2006.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa del tribunale di Locri, Giovanni Strangio, cugino di Maria e membro del clan Nirta- Strangio (rivale dei Pelle-Vottari), avrebbe vendicato con tanta ferocia la morte della cugina, uccidendo senza pietà Marmo, membro dei Pelle-Vottari, e i suoi amici innocenti.

La faida calabrese di San Luca, una delle roccaforte della ‘Ndrangheta in Calabria, ha voluto così, e la vendetta sanguinaria, dopo 16 anni di scontri fra le due ‘ndrine dei Nirta-Strangio e dei  Pelle-Vottari, quella volta  arrivò nella Germania occidentale di Duisburg, arrivò a inquietare il suo mezzo milione di abitanti e a svegliare l’Europa dalle sue vanità, con l’uccisione di giovanissimi ragazzi innocenti e il coinvolgimento criminale di un baby-boss come Giovanni Strangio, che, se si verificassero le accuse di Locri, al momento della strage avrebbe avuto appena 28 anni, ed era ancora ricercato solo per traffico di droga.

Resta ancora un cimelio, della macabra esecuzione di Duisburg, un santino ritrovato nel portafoglio del giovane diciottenne Tommaso Venturi, l’immagine è semi-bruciata dalle fiamme dell’attentato e sporca del sangue del giovane; è l’icona di San Michele Arcangelo, il santo protettore della ‘Ndrangheta.

Lo stesso tipo di santini si bruciano nelle cerimonie d’iniziazione simil-massoniche della mafia calabrese: il contrasto onorato, presentato dal suo garante al capo società, giura che se necessario rinnegherà i suoi familiari e il suo sangue. Il giuramento  avviene mentre un santino di san Michele brucia fra le sue mani.

Voglio richiamare, pur se poco nota, l’icona religiosa dipinta da Simon Hushakov, dove l’arcangelo S. Michele brandisce una spada in una mano e sorregge una sfera nell’altra, come a far pensare che, il mondo, è nelle sue mani e lo può ferire quando vuole. E’ quanto può la ‘Ndrangheta ancora oggi.

Articolo postato su Malitalia.it

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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