Berlusconi e le brutte figure di Gomorra

Estero, brutte figure

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di Andrea G. Cammarata

A Silvio, Berlusconi presidente, le fiction sulla mafia non sono mai piaciute, semmai preferisce le barzellette, quelle sì, almeno fanno ridere e gettano un velo di sollievo sulla drammatica realtà che rappresentano quei film, di mafia.

Gi autori di tali deplorevoli fiction mafiose, come ad esempio La Piovra, sarebbero tutti da strozzare, lo disse il presidente ad Olbia durante una conferenza del Novembre scorso, si riferiva a “tutti quelli che con libri e film sulla Mafia ci fanno fare una brutta figura all’estero”, non contento, come da abitudine sfoggiò con accento siciliano una delle sue storielle, una di quelle barzellette, completamente fuori luogo, che riducono vilmente la mafia ad essere oggetto di comicità: il figlio dice al padre, “Papà Einstein morto è?” e il padre gli risponde “Troppo sapeva”.

La storiella esprime simpaticamente una lezione di omertà mafiosa, cui il presidente del Consiglio non ha tralasciato di condividerne la sua conoscenza al suo appassionato pubblico. Il tutto, guarda caso, avvenne in concomitanza delle dichiarazioni inquietanti  da parte di Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che stava gettando fango -o acqua cristallina a seconda delle opinioni- sui rapporti con la mafia del neo-partito di Berlusconi e Dell’Utri, ai tempi delle stragi del ’92-’94.

Oggi intanto Dell’Utri, mentre mangia il suo “sfincione”, rischia bei 11 anni in appello, dopo i 9 già siglati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, e ai giornalisti chiede di non meravigliarsi: “Io faccio il senatore per difendermi dal processo. Io mi difendo dall’attacco politico perché il mio è un processo politico, per questo faccio politica. Sì, vi sembra strano? Sono entrata in politica per difendermi”. Ma in realtà non c’è da meravigliarsi cose così eclatanti le aveva già dette, basta leggere Barbara Spinelli in uno dei suoi editoriali più recenti.

Questi sono purtroppo poveri uomini braccati dalla giustizia e, questo è comprensibile, ogni tanto le dicono grosse. Tornando al ricchissimo Silvio, le scenette di Olbia non sono state un Unicum (amarissimo da bere una volta sola nella vita); il presidente, di tanto in tanto, se ne torna a sputare sul suo piatto, visto che le fiction di mafia le produce ancheMediaset, che è sua. Quella nuova è di oggi: «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…» E qui ha sparato su Gomorra di Roberto Saviano, che è edito da Mondadori, che un’altra costola rubata dal buon Silvio a De Benedetti, come dimostra il Lodo Mondadori, per il quale il giudice Raimondo Mesiano, quello dei calzini turchesi, ha imposto a Mediaset un bel risarcimento da 750 milioni di euro.

Ma la piovra capita che spruzzi inchiostro e al contempo denaro, ed è difficile mettersi d’accordo. Comunque, per la cronaca, la dichiarazione di cattiva pubblicità di Cosa nostra all’estero è arrivata per bocca del  presidente Berlusconi a ciel sereno, a margine della Presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, che ha concesso al suo presidente d’invocare il legittimo impedimento per il processo Mills a suo carico, che era previsto proprio in data odierna.

Tornando alla Presentazione, a metterci una pezza su cotanta stranezza espressa dal suo Berlusconi è arrivato il super-ministro della Giustizia Angelino Alfano, informatissimo: “Vorrei dire che tutti i mafiosi di cui si parla nelle fiction, l’ultima è il Capo dei capi, sono sottoposti al regime di 41 bis”. Poi, Silvio Belrusconi, che è un riflessivo per eccellenza, ci ha pensato e ha detto anche che entro fine legislatura il governo, non lui, ha la volontà di distruggere “tutte le organizzazioni criminali”, oltre il cancro, ma questo si sapeva.

Il Cav. ha aggiunto anche che: “Abbiamo superato le cinquecento operazioni di polizia giudiziaria, con quasi cinquemila arresti di presunti criminali. La nostra azione di contrasto alla criminalità organizzata non ha nessun paragone possibili con precedenti governi». Ora bisogna vedere se quei presunti criminali, diverranno ciò che li si presume, perché con l’andazzo delle leggi del governo sulle intercettazioni, e di altri disegni di legge che in pratica potranno impedire l’uso delle dichiarazioni dei pentiti, le condanne definitive diverranno cosa davvero ardua.

Altri futuri programmi da parte del Premier: «Stiamo lavorando per aumentare la capacità delle carceri – ha detto – e a un decreto legge che preveda che a chi manca solo un anno di detenzione vada ai domiciliari. Nessuno ha interesse a sottrarsi a questa misura perché se scappassero vedrebbero raddoppiata la durata della loro detenzione». Rassicurante.

Del trio anti-mafia presente in conferenza, faceva parte anche Bobo, ministro dell’interno Roberto Maroni, ancora fresco della sua strimpellata con il suo organo Hammond. L’ esibizione del ministro è di qualche giorno fa a Palermo, durante un concerto di beneficenza per i bambini di Haiti. Maroni ha fatto eco, durante la Presentazione, alle parole dei colleghi, dispiegando ai presenti il solito papiro dei numerosi arresti operati negli ultimi due anni delle forze dell’ordine, e spacciandoli per opera del governo: “In meno di due anni di governo abbiamo arrestato 23 latitanti della lista dei 30, considerati come i più pericolosi. L’ultimo, due giorni fa, è Nicola Panaro detto ‘Nicolinò vero reggente del clan dei Casalesi”.

Ma il governo semmai quello che fa, a detta di poliziotti e giudici, è di lasciare le forze dell’ordine senza benzina per le auto e inchiostro per le stampanti, e di proporre aberranti cose come il processo breve, che a detta dei più la Giustizia la manderà al rogo. Maroni ha poi concluso il suo intervento con un moto di sollievo: “gli interessi delle organizzazioni criminali si stanno spostando fuori dall’Italia perchè sta diventando un paese in cui queste organizzazioni non si sentono più a proprio agio”Francesco Forgione in Mafia Export ( Bastini Castoldi) la spiega un po’ meglio: non è che le criminalità organizzata non si senta proprio a suo agio in Italia, piuttosto è che si è talmente rafforzata che se ne va in giro ad ampliare i propri business criminali in tutto il mondo. E’ ciò che in gergo economico si chiama internazionalizzazione.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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