Congresso nazionale della direzione del Pdl. Berlusconi Fini: la fine

Berlusconia

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di Andrea G. Cammarata

Si è cominciato alle 10,30 di stamattina e che si trattasse di gossip politico lo si è capito da subito,   è bastata la cravatta rosa, lunga fin sotto la cintura, scelta da Gianfranco Fini, e che la tensione fosse alta, quello lo si è inteso sia dal ruminare di Gianfranco, che durante l’incontro masticava una gomma freneticamente, sia dalla rinnovata ira di Silvio, che è esploso come l’ Eyjafjallajökull. Dunque tensione, astio, frattura totale fra i due presidenti, Berlusconi e Fini, durante il Congresso nazionale della direzione del Pdl, quanto all’amore ne è rimasto veramente poco.

Fulmini e saette giungono celeri dal web, il Corriere della Sera: “è rottura totale”, La Repubblica: “rissa Fini- Berlusconi”, anche La Stampa parla di “rissa”, dimesso Libero: “PDL non c’è il lieto Fini”, il Giornale, primo chiamato in causa, ci prova ma fa il timido: “Pdl direzione infuocata: Fini Strappa e Berlusconi: se fai politica dimettiti”.

Parte Sandro Bondi, ministro della Cultura, coordinatore Pdl, poetico, urla: nel Pdl “non ci sono uomini liberi e servi” e   scocca la prima freccia indiana verso il presidente della Camera, mentre scalda la folla  dei berluscones.

Poi tocca a Gianfranco Fini, apre il suo discorso, che durerà circa un’ora, con l’intenzione di fare “chiarezza”, lamentando “un atteggiamento un po’ puerile di chi quasi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto” in riferimento al cuor leggero di parte della direzione del Pdl sullo scisma in atto, e aggiunge “come se non dovessimo parlare esattamente di quel che è” e completa, “come se gli italiani nell’ultima settimana avessero visto un altro film e non si fossero accorti che nel Pdl sta succedendo qualche cosa”. “Opinioni diverse” di Fini che è abituato a “dire quello che pensa” e lo spiega senza mezze parole, la dittatura politica berlusconiana non gli va giù.

Poi passa al Giornale di Berlusconi, tralasciando per un attimo le abitudini di chi fa politica, non show come il premier, lamentandosi dei numerosi attacchi di Feltri e sottolineando di essere stato “oggetto in molte circostanze di trattamenti mediatici e di trattamenti giornalistici da parte parte di colleghi, in questo caso colleghi del mondo della stampa, lautamente pagati da stretti familiari del presidente del Consiglio” -brusio l’ex di AN continua e placa la folla- “Non credo che sia motivo di polemica sappiamo benissimo quali sono le proprietà dei giornali, sappiamo che sono gli editori che pagano i direttori”. Di lì a poco la prima “rissa”…Ma prima la sua elucubrazione sulla nozione di tradimento di cui il numero uno di Montecitorio è stato accusato più volte, nonché minacciato di licenziamento come per “i dipendenti infedeli”, e si arriva al “Berlusconi te lo dico in faccia”, dunque, ciò che spiega il presidente della Camera, è che non si è trattato di tradimento ma di un atteggiamento politico leale e legittimo, non di tradimento; Berlusconi irrompe, tenta di soffocare tanta diplomazia, fa la voce grossa: “Cose che non ho mai detto”, e Fini gli lascia un solo “diritto di replica”.

C’è una stretta di mano fra i due, ghiacciata, il Cavaliere s’imbizzarrisce e monta sul palco, comincia pacato ma con i toni da propaganda, apre lo show, cerca di scaldare il sangue dei presenti, ma c’è silenzio. Fini intanto torna seduto in platea, prima fila, ai suoi fianchi i due alfieri Rita Marino e Fabrizio Alfano. L’ex di AN è nervoso, prima applaude ironicamente, poi si alza, attacca, sembra voler fendere con le mani l’aria, lo punta con il dito, è un faccia faccia, poi torna conserto ma non rinuncia alla comunicazione non verbale, scuote le mani come dire al presidente del Consiglio ‘Che stai dicendo?’, finisce la pazienza, Fini si alza ancora di scatto, sembra voglia lasciare il ring, ma resiste e si risiede. Berlusconi gli punta indici: “Se vuoi fare politica lascia quel ruolo super partes”, a Fini la replica: “Sennò mi cacci?”.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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