Guerra di Camorra: identificati gli autori dei raid di marzo nelle sale giochi. Video

Non baciamo le mani

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di Andrea G. Cammarata

Mese di marzo, Napoli: è guerra. Un mitragliatore Kalashnikov, una mitraglietta Skorpion e un fucile a canne mozze, 6 uomini, di cui uno minorenne, gli altri giovanissimi, in pieno giorno irrompono nella sala giochi “Hollywood Casinò” di Giugliano, scene da Gomorra, ma anche peggio, il commando spara, devasta tutto quella che trova nel locale, i proiettili vaganti solo per caso non uccidono nessuno. Passano appena 18 minuti e i soldati attaccano anche il centro bowling “Big One” di Pozzuoli, il primo di loro punta l’arma alla testa di un giocatore, lo obbliga a stendersi a terra, altri sicari ribaltano video poker, sgabelli, creano scompiglio, sparano. Una slot-machine viene rovesciata in terra sfiorando la testa di uno dei malcapitati, poi i sicari si dirigono verso le piste da bowling, le cospargono di combustibile e le danno alle fiamme, il locale si riempie di fumo. Sulla pista si percepiscono le urla di due bambine, i familiari terrorizzati cercano di proteggerle, ma i soldati continuano l’opera devastante, incuranti, con estrema calma terminano il raid. Escono dal locale e si allontanano sparando colpi di fucile verso le auto nel parcheggio esterno, l’autista di una di queste tenta di allontanarsi e i sicari gli sparano contro, si salverà per miracolo; il volto dei camorristi è celato dai caschi integrali che indossano, ma le videocamere riprendono tutto.

Questa è la descrizione delle immagini diffuse dal Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, i quali insieme alla Guardia di Finanza, in questi giorni hanno identificato gli autori del raid al termine di un’operazione effettuata fra Marano e Firenze. Sembra che siano tutti parte del Clan Nuvoletta di Marano, si tratta di Giuseppe Palumbo 34 anni, Antonio Capuccio di 31, Angelo Giagnoni di 18 anni e di un minorenne di soli 17 anni, a questi si aggiungono due indagati che sono sfuggiti all’operazione. Le accuse sono gravissime: tentato omicidio, sequestro di persona, detenzione di armi da guerra, danneggiamento, incendio, il tutto maggiormente inficiato dall’aggravante mafiosa come matrice dei raid.

Camorra, soldi, amore e guerra, questi gli ingredienti del mix esplosivo: a causa della ferocia del blitz c’è la fine della storia d’amore fra Giuseppe Palumbo e la moglie, poi l’abbandono, quando lei ritorna dallo zio in cerca di protezione. Lo zio, proprietario dei due locali devastati, la riprende sotto la sua ala protettiva. Intollerabile la separazione per Palumbo ma forse anche lo zio della moglie, il quale sembra che avesse acquistato i due casini beffando un parente del sicario.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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