Sud Africa: per 7 mesi reclusa e stuprata in una cella per uomini

Diritti umani


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di Andrea G. Cammarata

La notizia giunge da Globalvoicesonline: Denise Habbah, 36 anni, una donna del Sud Africa che proviene da Durban, è vittima di una storia atroce fatta di violenze e stupri, ed è testimone della mancanza assoluta di rispetto per i diritti umani nel suo paese, chiede giustizia.

La donna alcuni anni fa, esattamente nel settembre del 2002, è accusata di tentata rapina e dirottamento, in attesa di giudizio viene rinchiusa in un carcere, ma sembra che un errore burocratico voglia che il suo nome di battesimo, scritto negli atti giudiziari, Denise, sia tramutato in Denis, e che le guardie carcerarie le attribuiscano un sesso maschile; il nome di Denise Habbah viene così cambiato in quello di un uomo e per le autorità sudafricane la donna è da considerarsi un travestito.

Denise trascorre 7 mesi di reclusione in una cella per uomini, vive momenti di orrore,l’ inferno delle violenze sessuali, abusi, torture, subite dai carcerati che condividono la cella con lei.

Secondo quanto riferito da alcune testimonianze, durante la reclusione Denise comincia ad avere le mestruazioni, ma le guardie carcerarie le dicono che perde sangue “a causa dell’operazione” di cambio di sesso, negando in modo assurdo e nuovamente il sesso femminile della donna e, per di più, privandola anche di quelle cure mediche che, qualora fosse stato vero il suo ruolo di travestito operato, sarebbero state necessarie e allo stesso tempo avrebbero consentito l’accertamento del suo vero sesso da parte dei dottori.

La signora Habbah, vittima di quella che è e resterà una memoria tragica per tutta la sua vita di donna, al termine del calvario viene rilasciata e assolta, dice: ” Vivo nascosta. La mia vita è stata stravolta. Non posso andare da nessuna parte senza che la gente mi tormenti chiamandomi uomo”.

Denise ha cinque figli che sono certi della normalità della madre e dicono che per nulla al mondo la si potrebbe scambiare per un uomo: “Non c’è nulla di maschile in lei. Denise è abbastanza carina e nessuno, sano di mente, potrebbe dire che sembra un uomo.”

A sei anni dai fatti lei cerca ancora giustizia, a fronte di una causa con il Dipartimento dei Servizi di Correzione, le è stato riconosciuto diritto a un rimborso per i danni subiti di circa 10mila euro. Ma ciò non basta, il Governo vuole ancora farle rivivere quei momenti atroci, costringendola ad effettuare delle visite e dei “test” per accertare quanto dichiara.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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