Hugo Chavez, un pettirosso su Twitter

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di Andrea G. Cammarata

E’ curiosa notizia quella di Chavez, presidente della bolivariana Repubblica venezuelana, che apre un account su Twitter, e che si mette anche lui a fare microblogging, pare proprio un dispetto a chi pensa che il populismo non apprezza anche le più moderne forme di propaganda, quelle tramite internet appunto. Il Capo rosso delle americhe latine abituato all’utilizzo giornaliero di televisione, radio e giornali per i suoi fidelizzanti messaggi al popolo, ha deciso così di scendere in campo anche sul web per contrastare l’opposizione e i dissidenti di vario genere che popolano la Rete dei venezuelani.

Chavez, non troppo tempo fa, disse: “Internet non può essere libero”, motivo di tale obiezione censoria fu un sito web, noticias24.com, da lui accusato di essere sul punto di “avvelenare la mente di molta gente”, perché diede alcune informazioni errate sulla scomparsa di un suo ministro; di più, un paio di mesi prima il Presidente bloccò una dozzina di televisioni private che non gli aggradavano; -che assurdità se succedesse in Italia, avremmo già finito di discutere di populismo-.

L’ideologia Hugo-chavezista è opposta ma allo stesso tempo dotata della medesima irruenza di un altra ideologia,  quella berlusconiana, che Indro Montanelli nella “Storia d’Italia” definì “un insieme di populismo ottimista, efficientismo aziendale, liberalismo economico e di anticomunismo viscerale”; eccetto per il primo insieme che ai più appare accostabile per entrambi, gli altri sono pressoché l’opposto ma godono dello stesso estremismo.

Comunque due leader. E Twitter è cosa da leader appunto. Si apre un account e chi decide di seguirti ti segue, in ogni dove, ma devi aver una bella comitiva perché il seguito abbia la sua, Chavez di questo non manca,  si sono iscritti già in 95mila al suo profilo inaugurato mercoledì 28 Aprile e il primo messaggio formulato dal Presidente sul suo nuovo account da populista virtualizzato è arrivato alle migliaia dei suoi affezionati sostenitori poco prima di un incontro con il Presidente della Bolivia, Evo Morales, nello Stato centro-occidentale del Venezuela, quello del Barinas; Hugo c’ha visto subito lungo, il pigolare twitterino è stato vivace e farcito di NOI e ottimismo: “Saluti miei cari Candangueros e Candangueras. E’ una esplosione inattesa. In questo momento a Barinas con Evo. Vinceremo!” E’ alle prime armi e si vede, ancora deve farci la mano, un vero leader del microblogging avrebbe detto altro; ed è certo che Hugo non ha i dottori in comunicazione di cui dispone Silvio, ma a quest’ultimo certe cose non interessano, evidentemente le considererebbe troppo difficilmente domabili, per non parlare dei commenti che riceverebbe, insulti e improprie cose gli sarebbero insostenibili, già immaginiamo le sue risposte: “Vergogna!”, -che paternità!-

Tornando alle Americhe evidentemente Hugo Chavez, a cui non si può sottrarre il merito di aver fatto cose ottime per il Venezuela, deve aver visto anche in Twitter un’opportunità per ampliare le sfaccettature del suo prisma mediatico in favore di un serrato convincimento della popolazione della sua esistenza, che evidentemente andava ampliato. Per disporre di tale rivoluzione il Presidente non poteva scegliere migliore identità:@chavezcandanga, che è il nome che farebbe pensare a un qualsiasi banale utente di Twitter ma è in realtà quello di colui che diventerà un grande attivista cyberenetico -anche se un po’ censore-, ed è una combinazione del suo cognome e di un termine “candanga”, utilizato in Venezuela per indicare persone esplosive e scaltre, per non dire biricchine.

Curiosità. All’indomani dal suo esordio sul canterino Twitter i seguaci del Presidente erano già 92mila, ma Hugo a sua volta si era iscritto solo a cinque altri personaggi del noto social-forum, ossia alcuni suoi ministri e un altro sconosciuto che titola la sua bacheca “Riflessioni di Fidel”, leader cubano di cui Chavez si crede erede e di cui  è molto affezionato ma dal quale, a detta di molti, non ha ereditato neanche un briciolo di quello spessore culturale che caratterizza il buon leader cubano.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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