Rimini, a tavola contro la mafia

Non baciamo le mani


Share

di Andrea G. Cammarata

Arriva l’estate, Rimini si affolla e accoglie sempre più il suo turismo di terza classe, i ricchi vanno a Riccione, ma solo per il week-end, per il resto, a parte famigliole e pensionati, c’è molta gente sospetta: spacciatori di cocaina con l’accento principesco alla Totò, giovanissimi corleonesi pronti a tutto -ne ricordo ancora le loro parole in una discoteca: “il primo che sgarra lo ammazzamu”, criminalità albanese in assetto mafioso che presidia la banlieue turistica nella zona sud di Rimini, residence colabrodo rifugio della prostituzione, coltelli, facce brutte, magari di lavoratori part-time che ne approfittano della ‘vacanza’ per una mano di spaccio veloce; è ciò che si vede da anni nell’estate di cRimini, e lo si respira nel clima che oltre che divenire afoso per il sole, lo diviene per queste presenze ingombranti.

Poi c’è quello che non si vede con gli occhi di un osservatore comune, ma una volta inteso, aiuta anche a capire davvero dove Rimini stia arrivando: “Dal ’95 al ’98 nella provincia di Rimini ci furono 815 cambi di gestione alberghiera su 2872 alberghi totali, alcuni di questi operati da numerosi imprenditori di cui si è accertata l’appartenenza o la concussione mafiosa o camorristica, l’acquisto di tali strutture avveniva a scopo di riciclaggio”, scriveva Enzo Ciconte in un suo libro, riportando un’indagine statistica; negli stessi anni la prefettura di Bologna indicava Rimini come una zona a rischio “per ciò che riguarda i tentativi di infiltrazione da parte di organizzazioni criminali attraverso l’acquisto di strutture alberghiere a scopo di riciclaggio”, acquisti che secondo testimonianze autorevoli sono avvenuti con pagamenti in contanti e molto rapidamente, “trasferimenti anomali” a dispetto dell’usanza classica in tre rate, la prima a inizio stagione, l’ultima alla fine. Quindi alberghi, appalti mafiosi di imprese di pulizie della camorra, ma anche discoteche pagate con cifre astronomiche, ristoranti e negozi perennemente vuoti, dei quali non è dato sapere di cosa campino.

Ora la notizia, i giornali di qui, oggi titolano: “la Provincia contro la mafia”. Un’ extrasistole, dopo il silenzio, la sepoltura del libro di Ciconte (prima menzionato), la paura di far fare una brutta figura alla Rimini turistica, perché non si sa mai che a parlar di mafia la miniera degli alberghi si blocchi; se non succede che la miniera un giorno butti fuori i suoi morti, c’è da aspettarselo, oltre le continue coltellate e i decessi per droga.

Fa gola Rimini alla criminalità, il divertimentificio è utile allo spaccio, San Marino, ritornata di nuovo in black-list, è vicina, e i soldi si portano lì a ripulire, nelle sue fiduciarie, a volte mafiose loro stesse, che godono di metodi da lavandai scientifici. E i politicanti, timidi, ne fanno menzione attraverso i giornali, e propongono soluzioni, Andrea Gnassi, Segretario provinciale del PD, la settimana scorsa per evidenziare il problema ha approfittato della presentazione di un libro di mafia, “Il Gotha di Cosa nostra”, in presenza del suo autore, Piergiorgio Morosini, giudice e docente a Palermo. L’idea è stata introdotta da quest’ultimo:  un “tavolo permanente di confronto organizzato da un ente pubblico” come anticorpo contro la mafia, Gnassi l’ha accolta: “Sono d’accordo  qui non si tratta di dire che il nostro territorio è intoccabile, la mafia non esiste. E magari dirlo per tutelare una buona etichetta turistica. Né si tratta di gridare al lupo al lupo, va tutto male. Il tessuto articolato, sociale ed economico, fatto da 34mila imprese va difeso.”, ha aggiunto, “L’illegalità mafiosa oggi si può proporre con interfaccia assolutamente insospettabile sia per l’acquisizione di alberghi, la gestione di negozi, e operazioni finanziarie. Aggiungerei che questo tavolo deve avere gli strumenti tecnici, scientifici per vedere cosa c’è dietro alcune operazioni, oltre alle forze dell’ordine, (anche n.d.A) enti locali, categorie economiche, sindacati, professionisti, associazionismo, devono potersi avvalere di competenze sofisticate, e dello scambio di banche dati, altrimenti il rischio è di far continuare operazioni illecite dalla facciata pulita e legale.”, Gnassi ha concluso il suo positivo intervento politico (pubblicato dal Corriere di Rimini) con la possibilità di “istituire i tavoli contro la mafia presso la Provincia”. Ce lo auguriamo. Intanto i riminesi affollano strani ristoranti campani trendy, che pullulano in loco, a marina e nei centri commerciali delle cooperative. E gli albergatori se la discutono delle loro mediazioni: “a me cosa me ne frega di chi è, basta che paga…”

Articolo postato su Malitalia.it
Articolo pubblicato su Newnotizie.it
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...