Travaglio su GQ: “magari incosciente ma se mi minacciano non corro all’Ansa”

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di Andrea G. Cammarata

E’ un Marco Travaglio tutto nuovo quello dell’ultimo periodo, si fa sentire più forte, ha bilanciato la sua timidezza personale con la sfrontatezza della sua penna, il risultato lo abbiamo visto tutti: una lettera di febbraio a Santoro, cui sottoponeva le proprie dimissioni da Annozero perché chiedeva più spazio nella trasmissione per difendersi e per replicare agli attacchi sconsiderati dei giornalisti degli house-organ berlusconiani; una breve autobiografia sul numero di Micromega del mese scorso, dove si descrive a nudo in tutto il suo essere di destra, ma di una destra che non c’è;  un’intervista uscita in questi giorni sul mensile GQ, dove, fra l’altro, lamenta diverse minacce di morte.

Forza, comunque un comportamento pubblico più audace, legittimo, ed era ciò che ci voleva per completare un giornalista d.o.c., di Montanelli allievo e “piatto piano”, che per intelligenza ed estrema dedizione verso lo Stato è sbarcato in tivù, dando luogo ad un automatismo: quello di dover essere anche un personaggio che sa stare sia nella scatola nera oltre che nei teatri, dove ha mietuto successi a non finire per la sua opera “Promemoria- quindici anni di storia d’Italia”.

Non mi dimetto, disse Travaglio dopo la lettera a Santoro, “sarebbe un darla vinta a questi personaggi”, gente come Belpietro, direttore di Libero, s’intenda, e gente del Giornale come Nicola Porro, e dire che in quello che fu un giornale vero ai tempi della direzione di Indro Montanelli, come sostiene lui stesso, Travaglio ci lavorava bene, almeno fintantoché Berlusconi non ridusse il quotidiano ad essere un filo della propria marionetta.

Micromega è sempre illuminante, a volte è vero rende pigri proprio per quel motivo, dell’idea di destra di Travaglio, che lo descrive a pieno, ha scritto “Per Travaglio la destra non è un’ideologia politica, è una morale civile, significa valori quali senso dello Stato, la laicità, il rigore morale, la meritocrazia, la sobrietà, il senso del dovere, la serietà, il libero mercato contro ogni monopolio e oligopolio, l’intransigenza e la legalità, cioè in definitiva la giustizia e la legge è uguale per tutti”, in baffo nel dicembre scorso Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, lo ha definito un “terrorista mediatico”, a voi il discernimento.

Per spiegare il giustizialismo di cui è tacciato, nella sua autobiografia colpisce il finale di un discorso di Paolo Borsellino, che Travaglio ha citato: “Non soltanto essere onesti, ma apparire onesti”. “Il grillo parlante” soprannome che gli è dovuto a una trasmissione che lui stesso conduce per un canale virtuale di Beppe Grillo, oltre che autore di svariati libri  e cronista giudiziario, è editorialista del Fatto Quotidiano, giornale che ha anche contribuito a fondare.

Siamo alla volta della notizia anticipata, l’intervista di GQ, che qui si è fatta attendere, e che i vari super-giornali berlusconiani titolano a mo’ di sfotto’ (va detto che anche gli altri hanno fatto più o meno uguale), scordano la sottile comicità di cui Travaglio è dotato: il Giornale -che ahimè adesso è di Feltri- titola on-line, “Il travaglio di Marco: ‘Non so chi sono'”, Libero – che Travaglio chiama occupato“Marco Travaglio in crisi d’identità per colpa di Silvio”, ragioni: una risposta spiritosa di Travaglio nell’intervista: “Per colpa di Berlusconi no so più chi sono”; c’è altro di più serio, per esempio le continue denunce che riceve: “All’inizio ti spaventi, poi ci fai l’abitudine.- Dice Travaglio- La prima volta che Berlusconi mi ha chiesto 20 milioni di euro mi sono spaventato, poi mi sono detto ‘Tanto non ce li ho’. Da quando faccio il giornalista ho ricevuto circa 250 denunce, tra penali e civili. 50 ancora aperte: delle restanti 200 ho vinto tutte le cause penali tranne un paio di condanne non definitive. Delle cause civili, ne ho perse tre o quattro, nel qual caso ho pagato. Sono orgoglioso, perché le cause perse non riguardavano notizie false ma “giudizi eccessivi” oppure errori fortuiti: nessuno potrà dire che ho mai detto il falso”. Poi ci sono le minacce, che non lo preoccupano eccessivamente: “È possibile che io sia un incosciente, però non ho mai avvertito pericoli per la mia vita. Ricevo spesso lettere con minacce di morte, ma non mi piace fare ogni volta un comunicato Ansa, come fanno altri”. Peraltro ha delle convinzioni, crede che le sue telefonate vengano intercettate, e non ci sarebbe da meravigliarsi.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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