Rimini. Cgil, mille delegati a Congresso: proposte e lotte per il lavoro

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Epifani, Segretario Cgil

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di Andrea G. Cammarata

RIMINI – Ha preso il via  a Rimini il 16mo congresso nazionale CGIL con uno slogan  estremamente significativo: “Per difendere il lavoro e liberare i diritti”; un fisco più giusto, la sicurezza nei luoghi di lavoro, giustizia per gli immigrati, diritti dei lavoratori precari e la situazione dei cassaintegrati, sono solo alcuni dei temi annunciati all’ apertura dei lavori.

Scelta  opportuna  in conseguenza di una crisi mondiale e di una crescente deriva della tutela dei lavoratori, soprattutto in Italia, con l’aumento dei senza reddito, dei licenziamenti e del  numero di ricercatori respinti all’estero.

Si comincia con l’ Inno d’Italia, tutti in piedi, c’é clamore, il palacongressi è gremito, oltre tremila gli invitati, 1041 i delegati di cui oltre il 40% donne, e 105 gli esponenti delle organizzazioni sindacali da tutto il mondo. Poi i nomi degli ospiti, per quello di Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica, il pubblico si alza, ci sono prolungati applausi. Al  contrario i primi fischi e segnali di disapprovazione si sentono verso Gianni Letta, presente come rappresentante del governo, e ancora di più ce n’è per il ministro del Lavoro, Sacconi.

Emma Marcegaglia

Ospite d’eccezione la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, seduta in prima fila. La rappresentante del  massimo esponente della associazione degli imprenditori  costituisce una novità, normalmente la partecipazione viene assicurata semplicemente da un delegato di Confindustria. Anche per lei qualche fischio, ma moderatamente.

Altri nomi d’eccezione subiscono l’impietoso applausometro del pubblico: superano positivamente  il test, Pierluigi Bersani, segretario PD, Rosy Bindi, Vasco Errani, presidente regione Emilia Romagna, e gli altri governatori di Umbria, Toscana, tutti presenti. Ovazione per Nichi Vendola, presente in qualità di portavoce di Sinistra e libertà, nonché come presidente della Regione Puglia.

Pollice basso per la Polverini, neo presidente  della Regione Lazio ed ex segretaria dell’Ugl, carica che forse manterrà ancora, dal momento che non è stato eletto il nuovo dirigente. Si completa così la palese manifestazione di disapprovazione verso l’operato del governo, da parte del pubblico del congresso. Qualche fischio anche per Bonanni e Angeletti, segretari generali di  Cisl e Uil che interverranno domani.

Presenti anche il leader di Idv, Antonio Di Pietro, Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, tanti applausi per lui; altri ospiti: Fausto Bertinotti, Bonelli per i Verdi, delegazioni del Prc e del Pdci, ma non sono mancati anche nomi di semplici lavoratori, precari, ricercatori.

Parte un video, a prova del forte impegno attuato dall’organizzazione sindacale: una testimonianza degli scioperi, della lotta, delle speranze dei lavoratori. Circa  5 milioni gli iscritti alla Cgil e 104 gli anni della sua storia. Segue la lettura del corposo messaggio di Napolitano, Presidente della Repubblica, inviato ai vertici della Cgil: “la difficile  situazione economica e la conseguente crisi occupazionale di questo periodo impongono a tutte le parti sociali un confronto aperto e coraggioso per rilanciare un concreto percorso di dialogo e di concertazione”.

Saluti e auguri di buona apertura dei lavori sono stati posti, durante un intervento ufficiale, da parte del sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli. E’ intervenuto anche il segretario generale della Camera del Lavoro di Rimini, Graziano Urbinati.

Il Congresso è entrato nel vivo dei lavori con la relazione di Guglielmo Epifani. Il segretario generale ha parlato per circa un’ora e quaranta, raccogliendo molti applausi e un’ovazione, con i delegati in piedi, quando, a conclusione, ha ricordato che  la storia della Cgil, con il suo carico di speranze, di determinazione, di non rassegnazione, ci parla del futuro, del futuro del lavoro, del futuro dell’Italia.

Nel pomeriggio è partito il dibattito con due interventi di “esterni”, che hanno suscitato forti emozioni, accolti da scroscianti applausi della folta platea di delegati e invitati, quelli di Oscar Luigi Scalfaro e di Don  LuigiCiotti, presidente di Libera. Il presidente emerito della Repubblica e presidente dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” ha citato in particolare il valore degli articoli della Carta, il n. 40, relativo al diritto di sciopero,  il 3 sull’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, e  il 21 sulla libertà di espressione e pensiero. Sì alle libertà- ha detto con ironia Scalfaro- ma occorre anche avere un pensiero. Sempre in chiave ironica, citando  gli elogi rivolti da alcuni giornalisti a Berlusconi, che lo hanno ritenuto addirittura uno “statista”, per il discorso da lui pronunciato il 25 aprile, Scalfaro ha ricordato che  il capo del governo, pur avendo e rivendicando sempre più poteri, non ha mai mostrato capacità di statista, aggiungendo che De Gasperi ai tempi del suo mandato ebbe molto meno poteri, ma riuscì a governare per sette anni.

L’intervento di Don Ciotti. Ha sollecitato “grande attenzione alle mafie e alla legalità”, spiegando che la democrazia nel nostro paese è a rischio e insieme alla mafia, il più grande male del nostro Paese è la corruzione. Calza l’esempio del ponte di Messina che -ha detto don Ciotti- “unirà non due coste ma due cosche”. “C’è un vento di razzismo- ha aggiunto- che va combattuto”. Infine, riprendendo il tema centrale del Congresso ha sottolineato che la lotta alla mafia comincia dal lavoro ed ha bisogno del contributo di tutti.

Articolo pubblicato su Dazebao.org

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