Cina: tortura e detenzione, ecologista racconta le sue prigioni

Diritti umani

L'ecologista Wu Lihong

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di Andrea G. Cammarata

L’ecologista cinese Wu Lihong racconta le sue prigioni, era stato arrestato nel 2007 per aver denunciato l’inquinamento del lago Taihu, nella regione del Jiangsu. Wu ha deciso di raccontare le condizioni in cui è stato costretto a vivere la sua detenzione nella prigione di Dingshan, a Yishing, nella provincia di Jiangsu.

NOTA:

Il documento è stato diffuso da Le Monde di ieri. Seguono alcune parti del documento, con il solo scopo di diffondere il più possibile le sofferenze e il trattamento carcerario subito da un essere umano.

Le condizioni di detenzione:

L’ecologista per tre anni, è stato chiuso in una cella senza finestra di soli 20 metri quadri, dove era severamente vietato parlargli. Due telecamere erano installate sui muri della sua cella. Dei “guardiani” corrotti lo controllavano costantemente. Ha subito il regime carcerario yanguan, che in Cina è illegale. Durante il regime gli veniva imposto di correre in cerchio sotto il sole fino allo stremo, era obbligato a mangiare i  pasti in meno di un minuto e mezzo, e nessun detenuto poteva rivolgergli la parola.

I secondini lo minacciavano: “Non siamo noi che ti faremo del male. Ma possiamo domandare a qualunque detenuto di farlo”. Per  tre anni ha ricevuto solo le visite della sua famiglia, durante i colloqui due addetti registravano le sue conversazioni, che potevano avvenire solo in mandarino, per iscritto e su nastro. Dei suoi compagni di cella hanno dovuto subire manganellate elettriche, gas irritanti o la “panca della tigre”.

La confessione forzata:

L’ecologista è stato torturato in una camera con le pareti  in caucciù per impedire che il detenuto si suicidi. Le guardie gli dicevano: “Metteremo semplicemente qualche chilo di eroina nel tuo domicilio, e tu sarai condannato”; “Abbiamo delle iniezioni speciali. Tu muori, e la diagnostica è quella di una emorragia celebrale. vuoi provare?” E’ stato minacciato con degli aghi, picchiato con dei bastoni flessibili e ustionato alle mani con dei mozziconi di sigaretta.

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