Fede intervistato dal Giornale: “Saviano mi ha rotto, Draquila cazzate”

Berlusconia

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di Andrea G. Cammarata

Sembra giusto riportare alcuni stralci dell’intervista rilasciata da Emilio Fede al Giornale di Feltri, dopo le dure dichiarazioni contro Saviano del giornalista notoriamente berlusconiano, di Retequattro. L’intervista, ricca di francesismi, è di ieri ed è a firma Paola Setti.

Al fido Emilio come prima domanda gli si chiede di confermare le sue parole pronunciate durante il tg da lui condotto delle 19: “Non se ne può più di sentire che Saviano è un eroe”, lui riconferma, la vende di nuovo alla Setti e ai lettori del Giornale: “Ce n’è tanti quanto lui e meglio di lui”. -Come se fra eroi antimafia fossero dovute delle priorità, delle diversità, giusto?-

Paola Setti è aggraziata, ci mancherebbe, un’intervista  così nel giornale del padrone è più che mai impresa ardua farla passare per imparziale, e non vogliamo immaginare che non sia stato comandato dal Cavaliere, di dare una strigliata al Sancho Fede. Perché lui di Gomorra e Saviano non gli piace che si parli, le fiction di mafia e la letteratura…”Ci fanno fare una brutta figura all’estero”, ricordate?

Tornando alla pacatezza “settiana”, la domanda successiva è: Direttore, Saviano vive sotto scorta ci manca lei ad attaccarlo, il “direttorissimo” del caso risponde: “Anche io vivo sotto scorta, ma non mi sento un eroe e non me ne vanto.”

Anche se ai più pare naturale che da buon servo dell’uomo più criticato d’Italia, qualcosa possa anche succedergli, ed essere la voce del padrone di certo non rende eroi. Va detto che per Dell’Utri e Berlusconi, gli eroi erano altri, Mangano ad esempio è uno di questi, lo sanno tutti, un pluri-omicida mafioso, nonché fattore di Berlusconi.

Tornando all’intervista c’è un’altra domanda feltrino: Saviano è sotto scorta perché la camorra lo vuole uccidere… Émile Foi replica: “Non l’ha scoperta lui la camorra, il primo grande giornalista fu Gio Marrazzo (Giuseppe, padre del ‘transista’ ex-governatore del Lazio N.d.A).”

Émile fois gras continua e pare addirittura un tantino invidioso: “Io dico solo che c’è un eccessivo clamore sul suo ruolo di servitore anti-camorra” aggiunge “La lotta alla mafia la faccio anche io tutti i giorni anche solo dando le notizie dei blitz al telegiornale”.

Ma meno male che la Setti c’è: ammetterà che non è la stessa cosa, gli chiede. Lui che pare appena tornato indietro dai più luridi sottoscala di Mediaset risponde “Gli straguadagni dei suoi libri e dei suoi film li devolve per le vittime, per caso?No, e allora smetta di rompere”, gira il coltello nella piaga “Sì. A me m’ha rotto. Gli hanno pure dato la cittadinanza onoraria a Milano. Ma cittadinanza di che’?”

Poi nega assolutamente di aver voluto dare sostegno al Premier, a riguardo delle sue parole anti-Gomorra, dirà: “Ma va’, non ce l’avevo neanche in mente (durante il tg delle 19 N.d.A.).”

Segue infamata pesante a Leoluca Orlando (IdV) che avrebbe fatto una segnalatina all’ordine dei giornalisti, “Ma chi è questo, un politico fallito” infierisce Emilio appellandosi alla sua libertà di opinione. Intanto la Guzzanti “è lì che deve stare in cariola”, “Draquila”, il suo film in uscita al Festival di Cannes, per Fede diventa: “Draiatrippa” o “Draiculia” che dir si voglia nel meta-linguaggio fediano, e vederlo mai: “Ma figuriamoci io non vado a vedere certe cazzate.” Per liberarsi di Fede la giornalista dovrà porgli l’ultima domanda: Se  lei fosse il Premier altro che censura, “ebbasta con sta storia della censura, mi sono rotto” dirà lui.

Leggi anche:

– Il Giornale, lettere di Natale

-Le Monde: “Bondi come il figlio del Duce”

Vai all’articolo pubblicato su Newnotizie.it
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