Marea Nera, c’è un testimone: “Bp accelerò la produzione nonostante i lavori in corso”

Sporco mondo

Mike Wiliams

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di Andrea G. Cammarata

Marea nera. C’è un testimone scomodo di cui svela l’esistenza il canale CBS durante la trasmissione “60 minuti”, si tratta di Mike Wiliams, il tecnico elettrico della piattaforma BP, che si trovava a bordo al momento dell’esplosione. La testimonianza è raccapricciante, Bp avrebbe fatto pressioni per accelerare la produzione di petrolio allorché diversi lavori di restauro della piattaforma ne impedivano il normale rendimento.

Il giorno dell’inizio della catastrofe ambientale Mike Williams si salvò grazie a un tuffo di 30 metri, altre 11 persone morirono, ma prima del disastro, ha spiegato Mike Williams alla CBS, alcuni responsabili della Bp si trovavano a bordo della piattaforma. C’era stato uno scontro fra i rappresentanti della società petrolifera e i responsabili del vero proprietario della piattaforma, la Transocean. A motivo della discussione si ponevano dei lavori in corso, che frenavano gravemente la produzione di greggio. Le pressioni di Bp per dar fine ai lavori il più velocemente possibile, si protraevano da diverse settimane, tuttavia imprevisti di vario genere ne avevano impedito il termine nei tempi previsti.

Stando a quanto riportato da CBS, ogni giorno di ritardo costava alla società petrolifera un milione di dollari (820mila euro). Secondo il tecnico elettrico, quando una componente del dispositivo anti-esplosione è andata distrutta a causa di un errore, uno dei dirigenti giudicò il fatto privo d’importanza significante.

La testimonianza di Mike Wiliams è stata prodotta anche al Senato Americano, martedì scorso, presente il ministro dell’Interno Ken Salazar, che ha rifiutato di commentare la notizia. Nello stesso giorno Barack Obama ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente che indagherà sul disastro della piattaforma Deep Water Horizon.

La situazione nel Golfo del Messico resta gravissima, delle macchie di petrolio sono apparse vicino alle isole Keys, a sud della Florida, la pesca è vietata nel 20 % delle acque del Golfo. Fra altri animali vittime del disastro, 156 tartarughe marine sono state trovate morte.

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Questo articolo è pubblicato anche su Newnotizie.it

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