Onu, Consiglio dei diritti umani: stop alla guerra segreta della CIA con l’uso dei droni

Diritti umani

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Di Andrea G. Cammarata

Philip Alston, Rapporteur speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extra-giudiziarie, è intervenuto ieri a Ginevra durante il Consiglio dei Diritti umani Onu, presentando un rapporto sulle uccisioni telecomandate tramite l’utilizzo di droni, di cui molte di queste imputate alla CIA. Il rischio annunciato è quello che si sviluppi una mentalità da “playstation” nel modo di fare la guerra, poiché di fatto i velivoli vengono comandati da una base militare in Nevada utilizzando joystick sofisticatissimi, che eludono totalmente il senso della realtà delle uccisioni.

Il relatore ONU pone seri dubbi sulle operazioni militari dell’intelligence americana effettuate segretamente tramite gli Uav, aerei senza pilota, (Unnamed aerial vehicle), che sarebbero prive di fondamenti legali, e potrebbero inficiare le regole giuridiche vigenti in materia di esecuzioni extra-giudiziarie e di tutela del diritto alla vita delle persone. Alston spiega che “ci sono effettivamente delle circostanze nelle quali le uccisioni telecomandate possono essere legali nei conflitti armati, quando hanno come obiettivo combattenti o civili che partecipano ai combattimenti, ma i droni sono sempre più utilizzati lontano dalle zone di guerra.”

Il campanello d’allarme sulla legalità dei droni succede di poco la notizia dell’uccisione da parte della CIA di Al Yazed, il numero tre di Al Quaeda, ucciso insieme a tutti i membri della sua famiglia, in un’area tribale del Pakistan, proprio impiegando un drone.

L’aeronautica americana ha in forza 200 di questi aerei senza pilota, gli apparecchi possono volare con un’autonomia di 24 ore e colpire obiettivi sensibili da un altezza di 7mila metri, le operazioni sono segrete e non si sa nulla del numero di civili che rimangano uccisi durante gli attacchi; la conseguenza è che la “pubblicità” della guerra Usa diminuisce, accontentando anche la politica obaniana a riguardo. Anche l’Italia, tramite Finmeccanica, partecipa alla produzione di questi velivoli, di ciò Il Sole 24 Ore ne pone un’attenta analisi.

La pratica delle uccisioni telecomandate si è diffusa, e autonomamente legalizzata, dopo l’11 Settembre, quando uno staff di legali della Casa Bianca ha espresso in Consiglio USA il diritto all’autodifesa in territorio straniero, utilizzando la forza in nome della legittima difesa dagli attacchi terroristici di Al Quaeda, dei Talebani e delle forze associate. Il punto di vista di Alston, ripreso anche da BBC News, è che questa interpretazione del diritto all’autodifesa tramite la “legge 11 settembre” potrebbe divenire “causa di caos” se invocata da altri paesi, che ne potrebbero fare un uso ulteriormente arbitrario; per di più ciò che succede è che si combattono in Stati stranieri, gruppi la cui composizione resta “confusa e variabile”, spiega Alston. Questi attacchi telecomandati sono spesso giustificati da “circostanze troppo vaste” e privi di “meccanismi essenziali di verifica e controllo per assicurarsi che queste operazioni sono legali”, Alston ha aggiunto che “se i terroristi non hanno regole, un governo non è autorizzato a infrangere queste regole o a interpretarle unilateralmente” e, sottolinea, “la credibilità di qualsiasi governo che dice di combattere per difendere lo Stato di diritto dipende dall’interpretazione di queste leggi, dalla loro applicazione e dalle azioni che intraprende quando queste sono violate.”

Ciò che viene rammentato fortemente da Alston, è che le leggi internazionali impongono agli Stati che effettuano le uccisioni telecomandate di provare che queste operazioni avvengano nel rispetto delle differenti regole vigenti nei conflitti armati. Il programma della CIA invece è svolto in maniera segreta, “La comunità internazionale non sa quando la CIA autorizza le uccisioni guidate, non conosce con quale criteri siano decisi gli obiettivi, né il perché, e nemmeno quale seguito è dato quando dei civili sono uccisi illegalmente”, prosegue Alston: “in questa situazione per la quale l’identità di coloro che sono stati uccisi, le ragioni dell’uccisione stessa e la morte di altri eventuali civili coinvolti, non vengono rivelate, il principio giuridico della responsabilità internazionale è, per definizione, completamente violato.” Alston suscita poi una questione di “responsabilità pubblica” dei militari americani, ricordando la morte di 23 civili uccisi per errore durante un’operazione in Afghanistan da un drone USA; concludendo che fintantoché non si rende conto dell’attività dei droni, alcuna uccisione telecomandata dovrebbe essere autorizzata nei paesi stranieri.

Questo articolo è pubblicato su Agoravox.it

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