Bomba alla Procura di Reggio Calabria. La relazione del Procuratore Di Landro al Csm

Non baciamo le mani

foto ansa

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Di Andrea G. Cammarata

Il risveglio di fuoco della ‘ndrangheta, che piazzò una bomba alla procura di Reggio Calabria la notte tra il due e il tre gennaio scorso, colpendo al di là di ogni usanza ndranghetista lo Stato, comincia a trovare delle risposte. Il Sole 24 Ore ha reso noti alcuni tratti della Relazione sul fallito attentato alla procura, scritta ed inviata al ministro Alfano e al Csm, dal procuratore di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Lo sconcerto di quest’ultimo sui fatti avvenuti, è chiaro in un tratto della sua relazione: “….mi occupo di processi penali da 25 anni e, nonostante mi sia interessato delle cosche più agguerrite ed efferate, dai Ruga di Monasterace ai Piromalli di Gioia Tauro, passando per tutte le cosche della città di Reggio, mai in passato ho ricevuto alcuna minaccia, neppure a livello di prospettazione….” Il documento è arrivato al Consiglio e al ministro della Giustizia il 6 marzo. Tre giorni prima la corte d’Assise d’Appello confermava cinque dei sei ergastoli richiesti in primo grado per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende, ucciso in un conflitto a fuoco nel tentativo di sventare una rapina alle poste di Via Hecce Homo, a Reggio Calabria. Difensore parte civile di quel processo era l’avvocatessa Giulia Dieni, mentre a difesa dell’imputato si poneva l’avvocato Gatto, avvocato generale era invece Franco Scuderi, che rimpiazzava Francesco Neri, per ovvie cause. Dietro questo processo ci sarebbero le motivazioni dell’attacco alla Procura del capoluogo calabrese.

Quando Salvatore Di Landro viene infatti designato dal plenum del Csm come procuratore generale e il 26 novembre s’insedia, decide di  mandare proprio Scuderi come avvocato generale per il processo Rende previsto l’11 dicembre, al posto di Neri. A motivo dello scambio c’erano “rapporti strettissimi” del sostituto procuratore generale Francesco Neri con l’avvocato Gatto, che non potevano collimare nel processo Rende. Nella relazione per Alfano e il Csm si legge infatti: “Invero, l’aspetto disdicevole e preoccupante consisteva nel fatto che, per come era emerso anche da giornali a carattere nazionale, spesso l’avvocato Gatto aveva assistito il collega Neri in numerosi procedimenti di carattere amministrativo e di carattere penale; per cui era largamente presumibile che vi fosse un rapporto particolarmente intenso tra il dottor Neri e l’avvocato Gatto con l’anomalia nascente dal fatto che quest’ultimo era al tempo stesso difensore del sostituto procuratore generale delegato al processo e dell’imputato”. Il giorno del processo Rende – scrive Roberto Galullo nel suo blog del  Sole 24 ore riportando la relazione del procuratore Di Landro-: “il clima e la contrapposizione tra lui -l’ avvocato generale Scuderi- e la difesa fu molto forte al punto che, andando via dall’udienza, Scuderi fu inusualmente salutato con tono allusivamente minaccioso dalla gabbia degli imputati”. Anche Giulia Dieni, difensore di parte civile nel processo, comunica a Di Landro il suo disagio, fino al punto di chiedere  rinuncia al mandato. Le sue preoccupazioni sono alimentate da un mutato atteggiamento nei suoi confronti del sostituto procuratore Neri e dalle parole dell’avvocato Gatto, il quale -scrive Di Landro nella relazione- “l’aveva aspramente redarguita dicendole che, a seguito della sua segnalazione alla Procura della Repubblica, si era messo in moto il meccanismo che aveva portato alla sostituzione del dottor Neri.”

Di fatto è lei, Giulia Dieni, avvocato incorruttibile, ad avere suscitato incongruenze nel processo Rende a causa dei rapporti fra Neri e Gatto. E’ preoccupata, poiché già vittima di un altro attentato, e dice a Di Landro che “il carcere le avrebbe fatto mettere un’altra bomba.”

Leggi la relazione di Salvatore Di Landro sul blog di Roberto Galullo

Questo articolo è pubblicato su Newnotizie.it

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