Premio Ilaria Alpi, si apre con “The cove” la strage delfini

Premio Ilaria Alpi, Sporco mondo


Di Andrea G. Cammarata

Si è aperto ieri a Riccione il “Premio Ilaria Alpi”, la giornalista del Tg3 uccisa insieme al suo operatore in Somalia durante un’inchiesta sulle eco-mafie. E ancora una volta si chiede “verità e giustizia” sul caso della giornalista che non ha trovato mai una risposta.

Protagonista dell’inizio del festival: il film-documentario “The cove”, un’attenta inchiesta sulle centinaia di uccisioni di delfini a scopo commerciale, compiute ogni anno nella baia di Taiji, in Giappone. Testimone e attore eccellente dell’eco-film è Richard O’ Berry, l’allevatore di Kathy, il delfino di “Flipper”, la serie tv in voga a fine degli anni ’70. O’ Berry  si vede morire fra le braccia il delfino che fu al suo fianco per sette anni, si converte e rinuncia alla sua collaborazione alla caccia dei delfini per scopi commerciali, divenendo l’attivista più conosciuto nella difesa dei cetacei.

L’intervista a Ric ‘O Barry (audio in inglese-proiettata durante il premio Ilaria Alpi):

“The Cove”, oltre i delfini catturati per i parchi acquatici che fruttano 150mila dollari per ognuno di essi, racconta di migliaia di esemplari uccisi ogni anno a scopo alimentare; la carne di delfino è infatti apprezzata in Giappone, ha un costo relativamente basso  e viene spesso spacciata per quella di balena, ma, spiega il documentario, ciò succede all’insaputa dell’inquietante concentrazione di mercurio, che si deposita nella carne dei delfini in valori assolutamente fuori dalla norma. Il rischio di tossicità è altissimo, e il Giappone in tutto ciò, distribuiva gratuitamente ai bambini la carne di delfino nella mensa delle scuole.

Per quanto concerne la caccia alle balene, l’Australia di recente ha denunciato al tribunale dell’Aja il Giappone, i cui bracconieri solo nel primo trimestre di quest’anno hanno mietuto vittime per più di 500 esemplari. E’ una strage  giustificata dal governo nipponico a nome di una tradizione culturale e di una ricerca scientifica cui il Giappone non potrebbe rinunciare, tuttavia la pesca commerciale delle balene è bandita dal 1986. Ma i cittadini giapponesi da quanto risulta da “The Cove” non sanno nulla, né del mercurio presente nella carne di delfino, né delle stragi nella baia di Taiji, né tante volte che la carne di delfino è commestibile. Il film, censurato in questi giorni in Giappone, ha permesso fra l’altro di cessare la distribuzione dei tranci di delfino nelle scuole.

Il trailer di “The cove”

Al termine della proiezione sono intervenuti in dibattito un responsabile di “Lega Ambiente”, -una delle associazioni che ha sponsorizzato il film- e l’amministratore delegato, con un rappresentante, del parco tematico di Riccione “Oltremare”, questi ultimi hanno tenuto a precisare che “il filmato è pieno di un mucchio di falsità” asserendosi fra l’altro favorevoli alla cattività “in determinate  condizioni”, e hanno aggiunto che “se qualcuno vuole bene agli animali dovrebbe vederli negli zoo”; quanto alla carne di delfino spiegano: “a Rimini la si mangiava già negli anni ’70, per le feste di Pasqua”. Oltremare adduce uno scopo educativo per i bambini agli spettacoli dei delfini, tuttavia è dimostrato che i cuccioli e gli esemplari maturi, dotati come sono di un senso dell’udito sopraffino, soffrono terribilmente i rumori degli show, giungendo inevitabilmente alla morte nel giro dei due anni. Vaghe le risposte alla domanda di quanti delfini muoiano nel parco acquatico Oltremare, “Certo che muoiono i delfini, muoiono le persone…ne sono morti due, tre mi sembra”. Attualmente sono 4 i delfini catturati in mare, due di questi pescati nel 1989 in acque cubane, e sei sono i cuccioli nati in cattività, tutti “residenti” a “Oltremare”. Nessuno dei circa 20 esemplari presenti in Italia, assicurano i responsabili, proviene dalla baia di Taiji, e comunque l’Europa non permette più la messa in cattività dei  cetacei nei delfinari, ma solo l’impiego di animali nati in cattività. L’amministratore delegato ha tuttavia assicurato fra gli applausi dei presenti, che questi animali “probabilmente starebbero meglio in mare”, restando fiducioso insieme al suo rappresentante che l’obiettivo è necessariamente eliminare l’estinzione, non gli esemplari in cattività. In tutto ciò pur assicurando che gli animali godono di tutte le cure necessarie e che non prendono più alcun medicinale come il Valium o cose del genere, dicono i rappresentanti, il parco “Oltremare” è praticamente in perdita.

Questo articolo è pubblicato su Newnotizie.it, Agoravox

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