Premio Ilaria Alpi: se il giornalismo si fa reading su note jazz

Premio Ilaria Alpi

a sinistra Stefano Cantini, a destra Daniela Morozzi, (foto Espr3Ssioni)


Di Andrea G. Cammarata

La notizia che si fa poesia, immagine, suono, teatro, è il “Premio Ilaria Alpi” nella sua seconda giornata. Daniela Morozzi recita nella cornice del teatro all’aperto di Riccione, il suo reading “giornalistico”, accompagnata dalle musiche originali di Stefano Cocco Cantini, momenti di grande emozione, dove la scrittura giornalistica si fa materia, si arricchisce dei “piano” e dei “forte”, ha le sue dinamiche, si riappropria della sua antica originalità, fatta di trasmissione orale e di comunicazione non verbale. Daniela Morozzi ha letto ieri sera otto articoli, firme eccellenti come quelle di Concita De Gregorio, Roberto Saviano, Vittorio Zucconi, per un’opera teatrale che dà i brividi. “Articolo femminile analisi illogica della carta stampata” è così la scrittura che si fa musica sulle note del jazz coltraniano di Stefano Cantini, i cui sax hanno suonato il blues nero, quello dell’Africa di Ilaria Alpi.

Un momento del reading:

Grande attenzione al mondo femminile, al razzismo, nel pezzo dell’Unità, di Giovanni Maria Bella, la storia di una madre somala che muore a largo di Malta durante un naufragio, quando la trovano, al petto ha ancora le due figliolette, Destiny e Victoria, che si salveranno per miracolo. “Il prezzo della verità” di Giovanna Botteri compagna di Ilaria al Tg3, che racconta: “hanno scelto te Ilaria…”, una testimonianza per cui “non si seppellisce la verità” su un drammatico caso tuttora aperto.

Un momento del reading, l’articolo della madre di Ilaria Alpi: “Le madri di plaza de mayo”

“Quanto a presenza femminile in politica l’Italia è dietro a Rwanda e Burkina Faso”, allora il reading assume una dimensione politica, con una rilevanza tutta nuova, e il contrabbasso di Ares Tavolazzi colpisce il corpo. Spazio a Miriam Makeba nel noto articolo di Saviano, apparso sulla Repubblica, “Miriam la morte nella mia Africa”. Sono le storie di Castel Volturno, la Soweto d’Italia, dove la celebre blues-singer morirà. “La vita in bolero” di Concita De Gregorio, ospite del premio, il pezzo della donna stanca dell’Alabama, nel razzismo americano degli anni ’50, di Vittorio Zucconi, ma anche lo sport di una campionessa nei 400 metri, Cathy Freeman, donna aborigena, hanno poi lasciato spazio  al pezzo di  Nando della Chiesa, “Il palazzo della donna insultata”, momenti del fascismo, tempi in cui per paradosso, rispetto ad oggi, almeno “al cospetto delle donne si cedeva il passo, non il turpiloquio”.

Così, una Daniela Morozzi in un reading che insegna a quale completezza possa assurgere il giornalismo, in sinergia con la musica e il teatro.

Questo articolo è pubblicato su Newnotizie.it, Agoravox

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