Premio Ilaria Alpi, le navi dei veleni. Misteri ancora non svelati

Premio Ilaria Alpi, Sporco mondo

Riccardo Bocca (Foto EsPr3sSioni)

 

Di Andrea G. Cammarata

 

“Una settimana di vacanze. In Somalia, dove Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si recarono per seguire la partenza del contingente italiano,  passarono una settimana di vacanze conclusasi tragicamente.” (l’Espresso 7 febbraio 2006). Questa la verità di Carlo Taormina ex-presidente della commissione parlamentare Ilaria Alpi, che Riccardo Bocca, giornalista dell’Espresso, ha ricordato con sdegno durante la presentazione del suo libro “Le navi della vergogna”, al premio “Ilaria Alpi” di Riccione. Un caso dopo 16 anni tuttora aperto, discusso approfonditamente in questi giorni. Racconta Bocca, che su tutti spunta il nome dell’ingegnere Giorgio Comerio, ideatore di un progetto costosissimo: capsule zeppe di rifiuti da sparare nei fondali marini; costui, respinto dalla Comunità europea per motivi economici ma soprattutto di sicurezza, si rivolge a numerose autorità per attuare il progetto. Ma il procuratore Francesco Neri, l’unico magistrato che  negli anni ’90 seguiva il caso Ilaria Alpi da Reggio Calabria, lo intercetterà durante un’operazione di smaltimento proprio in Somalia. La perquisizione effettuata dal comandante Natale Di Grazia a Garlasco nella casa dell’ingegnere, restituirà una copia del certificato di morte di Ilaria, cui neanche la famiglia della giornalista del Tg3 aveva mai avuto visione. Quella copia avrebbe dovuto essere negli archivi della procura di Reggio Calabria, ma era stata frugata. Il giorno seguente, un lancio d’agenzia smentirà totalmente le dichiarazioni del procuratore, che sostenevano il ritrovamento del documento rubato. E qui si scagliano gli interrogativi sull’occultamento della notizia. E il capitano De Grazia, che indagava sulle navi dei veleni, di lì a poco viene trovato morto in circostanze mai del tutto chiarite.

Bocca racconta anche di Giancarlo Marocchino, citato in un rapporto di Green Peace di cui è data notizia di questi giorni. E’ il primo uomo che arriva sulla scena del delitto di Ilaria a Mogadiscio, colui che nel ’95 un’informativa della Digos di Roma indica, secondo una fonte attendibile, quale presunto “mandante dell’omicidio di Alpi e dell’operatore Milan Hrovatin”, in realtà il personaggio non è mai stato né indagato, né processato per l’omicidio Alpi. Tuttavia i risvolti inquietanti svelati dal rapporto di Green Peace, narrano di una sua oscura opera, proprio nella zona di Mogadiscio: un porto marittimo le cui banchine sono state costruite con centinaia di container colme di cemento e rifiuti tossici e radioattivi, come dimostrato dalla organizzazione ecologista.

Sui misteri occultati che avvolgono il traffico di rifiuti tossici, si staglia nel 2005 anche uno dei rari pentiti di ‘ndrangheta, Francesco Fonti. Dice di aver affondato delle navi e ne indica il punto preciso. La Regione Calabria tramite delle indagini confermerà l’esistenza del relitto.  Il ministero dell’Ambiente, ministro Prestigiacomo, chiede ulteriori conferme inviando una nave, la “Mareoceano” affinché effettui ulteriori indagini su quanto rinvenuto. Di fatto -racconta Bocca anticipando un suo articolo su L’Espresso in edicola oggi- il ministro se ne esce dicendo che in base a indagini approfondite della “Mareoceano”, il relitto delle ricerche della Regione non corrisponde a quello indicato dal pentito, ma gli stessi tecnici della “Mareoceano” al contempo indicheranno di avere ancora svolto solo preliminari “esplorazioni acustiche”, smentendo nettamente quanto asserito dalla parole del ministro. Alle dichiarazioni contrastanti del ministro precedono nello stesso giorno quelle, ritenute erronee, di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, che indicherà, un già noto, e peraltro definito innocuo, relitto affondato nel Tirreno, essere la fantomatica nave segnalata da Fonti. Su tutti questi dubbi e smentite, oggi in Calabria, più che altrove, si muore di leucemia e ndrangheta.

Alcuni momenti della presentazione del libro di Bocca: “Le navi della vergogna”

Il pentito di ndrangheta Francesco Fonti e il caso del ministro Prestigiacomo:

Le dichiarazioni della commissione presieduta da Taormina e i casi Giorgio Comerio:

Il rapporto Greenpeace:

Alcuni passi del libro letti dell’attrice Giulia Troiano:

Giulia Troiano (foto EsPr3sSioni)

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Articolo pubblicato su Dazebao.org

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