ProCetto Breve, l’Italia di Berlusconi

Berlusconia

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Di  Andrea G. Cammarata

Qualunquemente torna il processo breve, lo ha annunciato Alfano in questi giorni da Bruxelles, e sì ci vuole proprio il pelo – sullo stomaco, non ad Arcore- per simili proposte. La legge era già passata in Senato, dice il ministro della giustizia, sarà rimessa in calendario alla Camera. Berlusconi è ormai lo zimbello, il Re Sole, per cui, c’è da aspettarselo, nascerà l’ennesima rivoluzione del Mediterraneo, quella “du pilo” appunto, e non quella popolare. Come ha scritto la Jena sulla Stampa: “Gli egiziani pensano a Mubarak e si ribellano, i tunisini pensano a Ben Ali e si ribellano, gli albanesi pensano a Berisha e si ribellano, gli italiani pensano a Berlusconi e si masturbano”.

Un onorevole del Pdl alla Camera -da letto- era a riguardo intento sul suo iPad nella ricerca di qualche escort, lo ha immortalato in una foto d’autore il settimanale Oggi, l’immagine sarà certamente nei libri di storia dei nostri figli.

E’ l’Italia di Cetto La Qualunque, candido e rozzo personaggio partorito della fulgida mente di Antonio Albanese: ndranghetista, politico, machista e puttaniere, delle sue donne sottomesse e dei suoi figli sfruttati. Attorno restano le briciole di un regime, di manipolati, di traditori e di servi. Personaggi come la Santanché, ospite al Tg di Mentana, che con la scusa dell’anello mostra l’ennesimo dito medio – alla Litizzetto -. Il premio riservatole è stato di votarla a coordinare il Pdl per la manifestazione contro i giudici. Sono le proteste dell’Italia di Cetto contro i giudici, non per il lavoro l’uguaglianza e tutte queste belle cazzate qua. Poi c’è chi prega. Iva Zanicchi, dopo la zuffa di Berlusconi con Gad Lerner su la Sette, ha detto addirittura di aver pregato per Silvio, amazing: “Berlusconi sicuramente doveva essere più accorto, non è possibile fare entrare chiunque in casa propria. Ma io credo a quello che dice. Io sono una fervente cattolica e vado tutte le domeniche a messa. Domenica scorsa, credetemi, ho pregato per il pool di Milano, per la signora Bocassini, perché lo spirito santo possa aiutarli in questo lavoro difficilissimo”.

Sallusti intanto con il suo Giornale delle paludi è stato più pratico: anziché andare in chiesa sarebbe andato da un membro laico del Csm, e il fango come per Boffo, Mesiano, Fini e Saviano, è arrivato anche in faccia alla Boccassini. Dai calzini azzurri, questa volta il bandolo della matassa è avere avuto, 30 anni fa, un fidanzato e per giunta di Lotta Continua. Il membro del consiglio superiore della magistratura è tal Brigandi, ex avvocato di Bossi, è stato indagato ieri per il passaggio del dossier sulla Boccassini al Giornale.

Fanno proprio pena.  Sul fronte dei cattolici non va dimenticato: Casini Pierferdinando, il cui gerundivo è sempre in essere, non si è ancora dimesso e nessuno glielo ha detto, poiché è ancora vitale per l’antiberlusconismo del nascondino, ovvero quello del terzo polo con il niente dentro. Casini, ricorda Grillo, disse che si sarebbe “assunto la responsabilità politica” della candidatura di Cuffarò “di fronte al paese”. Bibbia alla mano Cuffarò è a Rebibbia per mafia, Casini non ha riconosciuto la sua mafiosità, e “Vasavasa” si è preso anche gli elogi pubblici e privati di stimati giornalisti come Telese del Fatto, e Gangemi della Stampa, o di ministri come Alfano, un caso nazionale a dire il vero. Per l’ex governatore nell’opinione pubblica all’ultimo è valsa la grande “dignità” , non la grande mafiosità, così: accettare una condanna dopo tre gradi di giudizio è diventata davvero un’anomalia di Stato.

Sul versante Fli Barbareschi fa il trasformista, va ad Arcore, torna, dice: ci sono foto di professionisti su quelle feste. Va da Fini, tregua, e poi sul suo blog si scopre che sarà su Raitre, a fare appunto il trasformista.

E il caimano, prime delle sue liasons dangereuses sul Corriere con quel “sovversivo” di Bersani (Cicchitto dixit),  negli ultimi video show ai promotori, pardon procacciatori, della libertà disse che il Pd voleva inserire la patrimoniale, parola astrusa e inquietante: è un prelievo forzato da tutti i conti per risanare il debito pubblico. Sappiamo oggi che invece l’idea è di Tremonti, lo hanno scoperto Enrico Letta  e Causi del Pd. Auguri Italia.

Articolo pubblicato su Dazebaonews.it

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