Berlusconi: “Il governo non ha potere”. Scatta il processo breve alla Camera il 28 marzo.

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Di Andrea G. Cammarata

La maggioranza, con Alfano in primis, si è rimangiata in un sol boccone ogni perplessità avanzata ieri dalla Lega sul Processo Breve. Il 28 marzo il famigerato disegno di legge sarà esaminato alla Camera, è quanto è stato formulato nel pomerigggio al termine dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. “Anche se avevano detto che avrebbero rinunciato”, “si vede che sono confusi”,  ha commentato Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. Cicchitto, alla domanda dei giornalisti “non avevate cambiato idea sul processo breve?” è parso offeso: “l’abbiamo riproposto e allora? Non avevamo annunciato niente di ufficiale”.

E’ evidente che il Premier abbia lanciato un’adunata istantanea dagli Stati generali di Roma: “Se non facciamo le riforme istituzionali non c’è nessuna speranza”, per lui. Insomma il salva processi, ci vuole tutto. E’ la “resistenza” di Silvio. Lo dicono anche gli anziani nelle piazze: finché ha la maggioranza deve governare.

B. risponde al Capo dello Stato riferendosi al “Milleproroghe” che gli è stato bocciato in partenza: “tra presidente della Repubblica , Parlamento e Corte costituzionale al governo rimane solo il nome, la figura e l’immagine del potere.Vi assicuro che chi occupa la presidenza del Consiglio di potere non ne ha alcuno” e aggiunge: la stampa “rimprovera al governo di non aver fatto riforme” tentando una difesa d’ufficio: “quando ci impegnamo facciamo delle leggi che devono ottenere la firma del Presidente della Repubblica, che poi vanno in Parlamento. Sui decreti legge non ne parliamo devono avere il consenso totale e quindi non sono nella disponibilità del governo. Serve sempre l’accordo e la firma del Capo dello Sato, poi vanno in Parlamento ed i tempi sono sempre molto lunghi, entrano nelle varie commissioni e naturalmente cambiano. Poi tornano nell’altra Camera e naturalmente cambiano. Poi, tornano indietro  e siccome nessuno vuole fare il semplice notaio di decisioni altrui, cambiano nuovamente…” Si riapre una pagina della politica scottante, con la premessa di affossare il potere giuridico a vantaggio dell’impunità di Governo.

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