Irti Colli

Berlusconia

Berlusconi attacca il Quirinale

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Di Andrea G. Cammarata

Lui ha ancora il “senso del denaro”, dopo aver speso 600 miliardi per gli avvocati, e stavolta non si è sbagliato: ha detto “avvocati”, non “giudici”.

Stamane, a Milano, introducendo il suo discorso “breve perché l’appetito era forte”, il premier era stanco, assonnato, gli occhi lucidi. In contemporanea si cercava di processarlo per la questione “fondi neri Mediaset”, lui assente a causa dei suoi avvocati che non vogliono, lui vuole ma loro no. Che si fa? Gli industriali milanesi lo guardavano sbigottiti, muti, con un po’ di perplessità. Prima del suo, gli interventi di La Russa, Formigoni, trasmettevano una certa energia, poi tutto cambia. Ci sono “I dolori del giovane Silvio” ad occupare la platea. Con coraggio ha tediato i suoi interlocutori estenuandoli fino a farsi regalare un unico applauso, fragoroso ma di circostanza. L’Odissea dei processi, l’umiliazione di essere capo del Governo e non contare nulla, l’opposizione ingrata… Per l’occasione le parole di mister “ghe pensi mi” hanno attaccato anche i “giudici”, non solo i “pm” come sembrava essersi abituato nell’ultimo periodo; poi la lotta alla mafia che ormai tutti dicono che non è farina del suo sacco. I comunisti, la patrimoniale, l’ICI, scenario tipico, però non lo sottovalutiamo. Ha sbeffeggiato pure il Quirinale “che interviene puntigliosamente su tutto”, ma agli industriali del Nord, pressati dalla crisi e dalle concorrenze mafiose, non ha detto nulla. L’ultima invenzione è quella del patto Gianfry & Giudici: “C’era un patto di Fini con i magistrati del’Anm, e tutte le cose che non andavano bene ai magistrati venivano stoppate”. Sicché, possono essere fatti o scuse, il presidente del Consiglio sembra suggerire che le cose non sono andate per cause maggiori, è un Governo legittimamente inoperante. Altro. I giudici non sono solo l’acerrimo nemico di Silvio, ma lentamente per bocca sua lo stanno diventando anche dello Stato, perché non lascerebbero legiferare impugnando le leggi e portandole alla Corte Costituzionale. Poi B. si parla da solo: “serve una riforma”, ma non di quelle operative, una riforma costituzionale perché “il presidente del Consiglio è imbrigliato e può solo suggerire”. E’ vanisio, pensa solo a se stesso. Dice agli inquirenti chi lo conosce, che nel letto è anche “stressante”, pare ci sia la fila per gli amplessi. Tuttavia restano speranze all’orizzonte, stando all’oratoria il 51% degli italiani non vuole che lui diserti, il restante reclamerebbe le sue dimissioni, lui: “ne ha le scatole piene” vuol ritirarsi a vita privata, sogna.

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