I dolori del giovane Bondi

Berlusconia

Lettera al Giornale, il Ministro Bondi si dimette

Di Andrea G. Cammarata

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Sandro Bondi, ministro della Cultura già sfiduciato il 26 gennaio scorso, scrive al giornale del “papà” annunciando le sue attese dimissioni, attese da destra e da sinistra.

“Constato che dalla sinistra alla destra di Marcello Veneziani la soddisfazione per le mie dimissioni è unanime” si legge nella sua lettera al Giornale di Berlusconi, il ministro non sottace però un moderato scontento per il disprezzo nutrito nei suoi confronti dall’house-organ del Pdl, nonché dall”eminente editorialista: “Al­l’editorialista del suo quotidiano vorrei dire che non pretendo certo di avere il consenso di tutti, dunque ancor meno il suo che dichiara esplicitamente di non avermi mai apprezzato come ministro né come politico. E questo sinceramen­te potrebbe essere un complimento per me.” C’è allora di che vantarsi, a lasciare un ministero cruciale per l’Italia.

La sua è una scelta di “vita”, scrive il ministro, “maturata dalle difficoltà incontrate”, e -ahi lui- lo hanno abbandonato proprio nel dissidio apertosi sulle sue capacità manageriali nella cultura di Stato: Purtroppo in que­sto sforzo non sono stato sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stes­sa maggioranza di governo e da quei colleghi che avreb­bero potuto imprimere in­sieme a me una svolta nel modo di concepire il rap­porto fra stato e cultura in Italia.”

Questo “abbandono” è di per sè ingrato, Sandro Bondi come coordinatore del Pdl ha fatto tanta propaganda, si è prodigato con tutto se stesso, e questa è la magra ricompensa. Dunque, quelle nottate sofferte in Rai ad Anno Zero e Ballarò a poco gli sono valse, ma diciamolo: nella sua bonomia, Bondi il manager non lo rappresenta proprio. Sfortuna ha voluto che nella crisi la sua azzardata carriera di ministro sia stata oltremodo inficiata dalle rigide decisioni di Tremonti sui tagli alla culutra e, Governo ladro, ha voluto che piovesse proprio a Pompei.

Tuttavia ci mancherà quella politica soft del poeta aulico del Pdl, quello zucchero sull’amaro, che addolciva i tratti di questa maggioranza severa la cui immagine popolare rimarrà ormai forzatamente confinata ai magri dogmi capezzoniani, alle imperiose raucedini di La Russa, per non parlare della cipria di Berlusconi…A Silvio, Werther Bondi, non ha mancato di rinnovare la sua imperitura fiducia e gratitudine. Un Silvio che era al corrente del buttar a mar di Bondi da più di un mese, ma non ha detto nulla a riguardo, nemmeno se si prenderà l’interim ad oltranza, come è succeso  con il ministero dello Sviluppo Economico che fu di Scajola. La chiusura della lettera di Bondi adduce alle motivazioni delle sue dimissioni: “la famiglia” cui vorrebbe dedicare più tempo, ma a dire il vero alla stampa risulta che Bondi sia in Liguria con una non precisata “compagna” e che i figli sono già grandicelli. Continuerà comunque a militare nel Pdl, scrive rassicurando “gli amici di partito”, lasciando così libero sfogo alla sua “autentica vocazione, che è il lavoro intellettuale e la militanza intesa come solidarietà e crescita comune”.

Pubblicato su Dazebaonews

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