Il Tg1 attacca Travaglio

Minzolinianamente

“Chi di prescrizione ferisce, di prescrizione perisce”

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Di Andrea G. Cammarata

Al Tg1 le carnevalate non si esauriscono mai, ieri durante l’attesa quiete del pranzo in famiglia c’è chi ha avuto ancora un sussulto, un boccone amaro ingerito involontariamente.

Edizione delle 13 e 30, il casus belli. Non era Dell’Utri assolto, era Travaglio prescritto. Gli italiani, pochi ancora fedeli al telegiornale di Governo, lì, allibiti a guardare, per di più un servizio anche difficile. La notizia, “che è due volte notizia” dirà un giornalista di Libero: la prescrizione per Travaglio, vicedirettore del Fatto, per un reato di diffamazione nei confronti del Previti amico di Berlusconi. Ferirà le deboli menti dei telespettatori o susciterà invece un triste “chi se ne frega”?

Travaglio -giustizialista- dovrebbe dunque rinunciare alla prescrizione, suggerisce il minzol-service che riprende la cronistoria del processo: quell’articolo pubblicato con un interrogatorio “tagliandone alcuni stralci” riportato nel 2002 da Travaglio per l’Espresso che ha “compromesso la posizione di Cesare Previti che lo denuncia per diffamazione”, poi il primo, il secondo grado, Travaglio condannato. Sotto scorrono varie pagine del Giornale di Berlusconi a far sembrare più macabra la storia, si legge anche “I giudici lenti salvano Travaglio” oppure “il partito dell’odio”. Il telespettatore medio, sempre più triste, avvilito, continua a domandarsi “allora?”. Succede che il giudice lento, magari salvando un processo per omicidio, non deposita nei tempi utili la motivazione della sentenza di cassazione  e il reato si prescrive, tutto qui, come succede migliaia di volte l’anno. “La notizia fa il giro dei blog” dice la voce narrante dopo aver pronunciato tristemente la parola “prescritto”. Nelle immagini si legge addirittura “Travaglio fatti processare non fare come Andreotti, D’Alema e Berlusconi” oppure “Travaglio razzola male anche lui salvato dalla prescrizione”. E qui  ci casca l’asino: spiega Filippo Facci giornalista di Libero un pò impacciato ai microfoni del Tg1: “E’ stato Travaglio ad inaugurare questo filone per cui raccontare le diffamazioni dei colleghi giornalisti come se fossero appunto una cosa scandalosa e non delle medaglie, come un tempo venivano considerate”.  A casa sono sempre più perplessi, “Travaglio? Filone? passami il pane per favore mamma” ; poi a qualcuno tuttavia risulta che Travaglio scriva regolarmente di reati prescritti in merito a concorsi esterni in associazione mafiosa, di qualche noto politico ad esempio, ma mai sentito tanto a proposito di giornalisti. Che si sa, il reato di diffamazione a mezzo stampa non è altro che censura a mezzo legge.

Di lì a qualche ora Pancho Pardi (IdV) sarà l’unico a commentare lo scandalo berlusconiano del Tg1 e l’acume di Minzolini che in un sol servizio è riuscito a gettare fango su un giornalista, screditare la “magistratura lenta” e dare voce ai giornali di regime. Mamma passami il filone, proprio bella questa rubrica “Mondo dei giornali e dell’informazione”.

Leggi anche: Dopo la “Struttura Delta” arriva quella “Omega”. Il Tg1: “vi manderemo a prendere”

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