Giustizia “epocale”, il sì del Consiglio dei ministri

Berlusconia

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Di Andrea G. Cammarata

E’ stato approvato oggi , di gran corsa, il ddl costituzionale di riforma della Giustizia in Consiglio dei ministri straordinario. Il Guardasigilli Alfano durante la conferenza stampa, ha riferito che consegnerà nel pomeriggio il testo integrale anche all’opposizione, auspicando che “serenamente” se ne “discuta”. Auspici fondamentali poiché approvare la riforma costituzionale senza la doppia approvazione dei 2/3 di entrambi i rami del parlamento aprirebbe forzatamente l’incerta strada verso il referendum confermativo.

Un Berlusconi vispo oggi fiancheggiava il ministro della Giustizia che ha tenuto banco ai cronisti con la sua cronica inflessione sicula. Questo il messaggio di Alfano per l’opposizione: “chi non fa nulla per cambiare la giustizia vuole che la giustizia resti così come è”.

La partita si giocherà dunque fra “riformismo” e “conservatorismo”, ma illustri commentatori come Barbara Spinelli riferiscono: allo stato attuale conservare quello che c’è è meglio. Vecchio ma buono. Alfano in conferenza ha spiegato: “Questo nuovo sistema prevede il giudice in alto con il pm e il cittadino allo stesso livello” e che “il processo di riforma in campo ha già diminuito di 400mila i processi pendenti di questo Paese”. Alfano assicura che la riforma (a proposito dei pm) “non è punitiva nei loro confronti”. E’ quanto così difficile da digerire in un “clima torbido” contestato duramente dalle toghe, con Berlusconi che gli spara metodico contro.

La bonifica nella riforma c’è stata e Silvio la sventolata ai quattro venti: via le leggi “ad personam”,  sarà “una riforma organica”, “per tutti”, scevra dall’impunità per i suoi processi. Oggi il dibattito di Silvio con i cronisti al solito annichiliva anche i berlusconiani più tenaci: “Ho governato più a lungo di qualsiasi cittadino italiano, ho la pretesa di venire assolto nei processi”, superato lo “sbarramento” Longoghedini – ha aggiunto il premier-  “mi prenderò finalmente la soddisfazione di essere presente nelle aule di tribunale”. Bocciato parzialmente il legittimo impedimento in realtà gli è venuto meno giuridicamente il diritto di assentarsi dalle aule di tribunale, ma il pudore dell’hard-core man è ormai cosa sepolta.

Alzando il tappeto della riforma c’è n’è di ogni. Stando alle anticipazioni sulla bozza il Parlamento a inizio anno giudiziario darà ai Pm le priorità su cosa indagare “secondo i criteri stabiliti dalla legge”. Persa sostanzialmente dunque l’obbligatorietà dell’azione penale, sarà il Governo a fare il bello e il cattivo tempo, ma, dicono, pioverà sempre di più: separazione delle carriere della magistratura, o pm o giudice; e il doppio Csm alla massone che ancora non è chiaro chi lo presiederà. Alfano sotto sotto lo vorrebbe, ma più probabile è l’assegnazione ripetuta al Capo dello Stato. Il Consiglio superiore della magistratura verrà “epurato” di ogni espressione politica e dei suoi poteri disciplinari che saranno invece assunti da due nuove Corti di disciplinari, una per i pm e una per i magistrati. I pubblici ministeri non potranno più fare appello, perciò per lo Stato verrebbe inevitabilmente abolito il diritto ai tre gradi di giudizio. Fra le norme transitorie resta il famigerato “processo breve“, calendarizzato  per il 28 marzo, ma -dice Alfano in conferenza- per il momento è in fase di “stallo”.

Quanto ai commenti dell’opposizione, la riforma “Non è degna nemmeno del peggior stato sudafricano” ha detto Di Pietro: “una proposta antidemocratica” tale da “stravolgere lo stato di diritto, proporremo un solo emendamento completamente abrogativo di tutta la riforma”. La Federazione della Sinistra con Oliviero Diliberto, portavoce nazionale, invece parla di un “premier oramai disperato” che ha dettato l’ennesima “legge ad personam”.

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