Facebook bannato il profilo di Micheal Anti, attivista cinese

Libera Rete

Michael Anti

Mark Zuckerberg: il futuro di Facebook in Cina, il profilo di un attivista bannato e quello di un cane

Di Andrea G. Cammarata

Jed Martin, personaggio nato dalla fervida mente di Michel Houellebecq (premio Goncourt con “La Carta e il territorio”), è autore di un quadro: Bill Gates e Steve Jobs parlano del futuro dell’informatica, un’immagine significativa con un titolo tanto poetico che rende facile l’idea di potere. E a sua volta, nel reale, non è passato molto dalla cena di Barack Obama con Steve Jobs, Eric Schmidt e Mark Zuckerberg, in ordine amministratori delegati di Apple, Google e Facebook. Questi colloqui domestici fra giovani potenti in maniche di camicia…

E se il presidente Obama in California consuma allegri pasti con i giganti di Internet, da Pechino invece i buoni-pasto per la Rete sono sempre più ridotti. Insomma in Oriente sedersi al tavolo con Hu Jintao non è quanto i big di Cupertino o di Mountain Valley possano mai aspettarsi di ottenere, se non venendo a patti con il regime. Ognuno ha già avuto le sue: Apple si è vista censurare alcune applicazioni per i-phone, prima fra tutte quella del Dalai Lama. E Google, per etica aziendale, l’anno scorso è dovuta scapparsene in diretta mondiale ad Hong Kong, con il suo motore di ricerca ampiamente mozzato dalla censura della Repubblica popolare.

Veniamo al terzo e giovanissimo Mark Zuckerberg. Il Ceo di Facebook era di recente in visita in Cina e l’ipotesi più accreditata è che “potrebbe preparare una versione politicamente corretta di Facebook”, una su misura per il bavaglio cinese. E’ quanto si scaglia sulle decisioni del Social network americano, che in questi giorni ha chiuso il profilo di un attivista.

Michael Anti, giornalista cinese con la schiena dritta e voce per le libertà della Cina, è stato “bannato” reo del fatto di non aver rispettato il regolamento Facebook in materia di pseudonimi. Il danno per Jing Zhao, questo il suo vero nome, è la perdita dei 1100 contatti del suo profilo, i quali per divenire suoi “amici” su Facebook avevano aggirato la censura cinese con non pochi sacrifici. Via tutto, profilo sparito.

Esclusi possibili errori del sistema del social network americano, che potrebbe non aver verificato l’identità del titolare del profilo, tutto puzza di censura. I commenti sul Web non lasciano speranze: “Il giornalista infastidisce Pechino e Facebook non è obbligato ad inimicarsi le autorità cinesi, soprattutto in questo periodo di tensioni, seguito della manifestazioni del gelsomino”.

Quasi in contemporanea Mark Zuckerberg mette su Facebook il suo cane “Beast”, e la notizia fa ulteriormente discutere. La società di Palo Alto risponde che il fido di Zuckerberg è titolare di una “fan page” e non “di un profilo”. Le regole della community a banda blu parlano chiaro: c’è massima libertà in tema di pseudonimi per le pagine “fan”. Inutili i commenti. Ma Micheal Anti nel 2005 si è già visto chiudere un blog anche da Microsoft, che senza tanti complimenti ha riferito “preferiamo stare in quel mercato con i nostri servizi, piuttosto che non starci affatto”. A Jing Zhao resta Twitter con oltre 35mila follower, e come Jed Martin discuterà senz’altro anche lui sul futuro dei giganti dell’informatica in rapporto alla censura cinese.

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