Amministrative: Bologna teme la Lega.

padania leghista

Di Andrea G. Cammarata

Le amministrative di Bologna del 15 e 16 maggio prevedono un’avanzata barbara verso Sud della Lega Nord. Il dopo Delbono (PD), ex sindaco dimissionario coinvolto nel Cinzia Gate, caso poi sfociato nella commissariamento della città, apre la strada al fazzoletto verde di Manes Bernardini. Giovane e avvocato, dopo una battaglia vinta con il Pdl per l’attribuzione della candidatura, è il primo candidato sindaco del Carroccio nel capoluogo emiliano.

Si teme l’effetto sorpresa allucinatorio che potrebbe trasformare la storica rossa Bologna in un avamposto padano. La lega ha scalato le cime dell’Appennino a grandi balzi: a Bologna nel 2009 aveva appena lo 0,6 per cento e un anno dopo, per le regionali, ha sfoggiato con stupore generale il suo lusinghiero 9 per cento di consensi elettorali. I sondaggi Swg e le voci di palazzo D’Accursio già parlano di ballottaggio con Virginio Merola, candidato del Partito Democratico e Italia dei Valori, il cui nome -si mormora in piazza Grande- sembra sia stato imposto dal PD in sostituzione del super acclamato Maurizio Cevenini (stando al vero colpito da un’ischemia).

Vittorio Merola, in tempi non sospetti ripudiò per alcuni aspetti di merito la candidatura di Delbono presentandosi alle primarie. Merola è uno dei fondatori del Partito Democratico,  sfoggia un curriculum di tutto rispetto, una laurea in filosofia, sposato, appassionato di politica fin dai tempi della sua attività sindacale come delegato nella Cgil.

Fra i “piccoli” di rilievo in corsa alle amministrative restano il civico Stefano Aldrovandi, appogiato dal Terzo Polo, e Massimo Brugnani in forza al Movimento 5 Stelle. Per una visione d’insieme,  alla gara delle amministrative in totale 10 sono i candidati sindaci, 19 le liste e 36 le poltrone del Consiglio Comunale.

Avranno il loro da fare a non fare orecchio da mercante: l’operazione “Golden Jail” della squadra mobile di Bologna, ha recentemente rivelato un giro di ‘ndrangheta e imprenditori-prestanome con la esse bolognese, impegnati a riciclare proventi occulti nel mercato immobiliare e societario del capoluogo. L’opposizione? Merola e compagnia per salvare Bologna dall’avanzata del Carroccio, farebbero bene a presentarsi alle cerimonie di rito, dopo aver snobbato, chi per un motivo chi per un altro, l’anniversario del 21 aprile della Liberazione di Bologna dal Nazifascismo, cui invece ha presenziato solo soletto Manes Bernardini. Avvocato che ha reso in questi giorni alla Stampa un’immagine smussata di se stesso, tanto da essere definito “il leghista dal volto umano”: al cospetto della diffusa ferocia padana, almeno lui non nasconde dietro un lenzuolo la moglie pugliese.

Pubblicato Altroquotidiano.it

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