Rimini, elezioni comunali, ballottaggio: con Fabio Pazzaglia (Sel) aspettando i risultati.

Opposizione?, Recensioni e Interviste, Rimini

Di Andrea G. Cammarata

Rimini- Ancora non si sa, ballottaggio. I risultati di 143 sezioni su 143 confermano il vantaggio del candidato Andrea Gnassi (Pd, Idv) al 37,94%, lo segue Gioenzo Renzi 34,78% (Pdl e lega Nord), più lontano al 11,32 % Luigi Camporesi, Cinque stelle, e Fabio Pazzaglia con il 4,99%, Sinistra ecologia e libertà.

I dati:

Elettori 113971

Votanti 77286

Schede bianche 472

Schede nulle 1809

Schede contestate 37

Per la città di Fellini è stato un ansioso pomeriggio elettorale baciato dal sole scottante, cielo terso, l’aria tiepida, gli exit-poll in piazza tardivi ed incerti. Mucchietti di riminesi che si accalcano calpestando il porfido attorno al palazzo comunale, diffidenti, le braccia conserte dietro la schiena. Elettori modello, volteggiano con la bici di marca, sorridono diffidenti dei punkabbestia con il cane al guinzaglio, politicanti dei centri sociali che in realtà nutrono un unico folto gruppo di giovani attivisti locali. La domanda per tutti è stata ovvia: “Cosa sarà di Rimini, storico feudo rosso d’Italia?”

I grillini -sempre espliciti- dicono “noi stringiamo le chiappe”, e di fatto hanno ottenuto fin qui un lusinghiero risultato. I commenti di alcuni elettori leghisti: “tutto bene, nel Pd hanno paura“, e quelli dei berlusconiani che non rispondono nemmeno.

Altri passanti più tenaci che guardano in cagnesco Renzi del Pdl, “vuole eleggere consigliere quel fascista”. Il berlusconiano, completo grigio di cotone, rasatissimo, più anziano che in fotografia, si lascia andare anche un “state calmi” a chi gli chiede i risultati dai seggi. Per la diretta Rai, mai andata in onda, lo ha affiancato Andrea Gnassi, giacchetta, scarpa da tennis, pantalone largo che il candidato Pd non ha mancato di aggiustarsi platealmente. I due hanno quindi rinunciato al testa a testa di fronte mamma Rai, dopo un’attesa in tensione di oltre un’ora.

Seduto al bar più figo della piazza incontro Fabio Pazzaglia, candidato sindaco di Sel. Alla richiesta di un commento a caldo, si è avvicinato molto cortesemente con la sua carrozzella dalla mia parte. La voce calma, suono di un volto barbuto, lo sguardo fermo. Si parla della sinistra, e di ciò che ne sarà nel riminese e nazionalmente di questa opposizione.

Come è stato per Sel il clima durante la campagna elettorale a Rimini?

Un clima positivo fra i candidati, una dozzina d’incontri molto educati tutti insieme, a parte qualche battuttina…Qualche polemica feroce in Consiglio comunale…C’è stato qualcuno che contro ogni logica ha cercato di farci passare per quello che non siamo. Sentirci dire che “siamo alla ricerca di poltrone”, dopo che abbiamo rifiutato delle proposte allettanti, dopo le battaglie che abbiamo fatto e che ci sono costate l’espulsione dalla maggioranza…

Un bel dispiacere.

Sì dispiace un po’, perché erano delle accuse strumentali. Io poi ho sempre chiesto soprattutto al candidato del Pd, e a quelli che lo sostengono, di immergersi nelle problematiche legate all’urbanistica e al wellfare, ma per ora si sono tenuti alla larga da cementificazione e politiche sociali. E’ un problema. Non si capisce cosa pensa Gnassi, e per uno che vuole fare il sindaco della città non è un particolare da sottovalutare.

Quindi?

Non basta dire “voltiamo pagina”, bisogna dirlo anche in maniera completa. Noi in questa campagna elettorale siamo andati nei luoghi dove sono in arrivo colate di cemento, e abbiamo chiesto al nostro interlocutore naturale -il Pd ndb- di esprimersi. Altrimenti, su che cosa dovremmo convergere? Noi non abbiamo mai fatto una questione di potere, le poltrone non ci interessano. Ci interessa invece sapere se c’è una volontà politica di cambiare strategia rispetto al piano strutturale e ai piani particolareggiati.

Cosa avete capito dall’elettorato riminese?

Dove siamo andati in campagna elettorale gli abitanti hanno premuto per fare sì che a Rimini ci sia più verde, più parchi, più piste ciclabili e più servizi di base, asili, scuole. 

Qual’è una delle ambizioni per Sel a Rimini?

Per esempio, io quel milione di euro che diamo tutti gli anni per la diretta Rai del capodanno, lo userei per le politiche sociali, quelle educative e culturali.

I grillini ? Sono già all’11%.

C’è il tema dell’etica  e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica, che in queste elezioni è emerso con il voto di quei movimenti che si definiscono anti-partito. Molti cittadini sono sfiduciati, qui un elettore su tre non è andato a votare. E’ preoccupante questa sfiducia nei confronti della politica. Se la politica poi non sarà in grado di immergersi di nuovo nella società, questo dato tenderà a crescere ancora.

Fabio, parlavi di un clima elettorale positivo, ma, un commento sull’apparizione di quei volantini elettorali del Pdl “mandiamo a casa i comunisti” ?

Colpi bassi. Ma ormai siamo abituati a vedere qualcuno che purtroppo non ha molto stile e fa delle polemiche che alla fine gli si ritorcono contro. Questa favola dei comunisti forse farà presa su un certo elettorato, però sinceramente mi sembra che ormai il fantasma del comunismo…

Ma ultimamente abbiamo rivisto per le strade di Rimini simboli molto forti, la falce, il martello. Su questa cosa come vi pronunciate? Vi identificate in una sinistra nuova, europea, senza gli estremismi?

Non mi interessano le battaglie nostalgiche di testimonianza. Io non mi sento un estremista, mi sento un moderato. Personalmente mi vedo dentro l’arco di quei partiti di ispirazione socialista Nord-europea. Mi piacerebbe che il nostro wellfare fosse simile a quello della Svezia, -Social-democratico?- Certo, dove certe cose non vengono messe in discussione, come l’assistenzialismo, le politiche rivolte agli anziani, i minori, i disabili.

Quindi scegliete una posizione distaccata da questo tipo di sinistre o  pensate che ci possa essere un dialogo?

Se il centro-sinistra intende cambiare veramente, mostrando quella volontà, che tanto viene sbandierata, di essere più vicini alle problematiche vere, allora io sono per il dialogo. Ma deve passare dai fatti concreti. Per esempio il candidato del centro sinistra su queste tematiche di cementificazione e politiche sociali, cosa vuole fare?

Uhm…Pensi che il calo dei voti a sinistra, soprattuto anche nel Nord, dove sempre più anche gli operai votano a destra, sia dovuto a questa mancanza di scelta, di posizionamento, verso un ideale nuovo della sinistra?

Sì, secondo me la sinistra si deve proprio ripensare dalle radici. -Perché, l’operaio vota a destra?- Perché secondo me la classe dirigente della sinistra è sconnessa dalla vita di tutti i giorni. Una volta, c’era una radicamento, c’era proprio una sintonia e si era sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto fra mondo operaio e chi faceva politica nella sinistra. Oggi invece c’è un distacco, molti di quelli che fanno voto di protesta o votano per la lega, sono persone che pensano che la sinistra non sia in grado di dare risposte ai problemi di tutti i giorni. Questo è frutto di una politica degli ultimi vent’anni che ha fatto perdere di credibilità a tutto il centro sinistra, è questa è responsabilità di chi ha avuto i ruoli dirigenziali.

Continuiamo.

Siamo arrivati a un bivio, o la sinistra riesce a ritornare utile per l’emancipazione, per il miglioramento della vita di tutti, oppure è destinata a diventare un’esperienza del passato perché non ha la capacità di rinnovarsi. 

E’ inquietante aver visto un centro sinistra ammiccare a quei partiti che fanno leva sulla paura del diverso.

Noi sul tema delle politiche migratorie non faremo mai il verso a quei partiti. C’è un prezzo da pagare, ma non svenderò mai i valori della sinistra per un pacco di voti, a costo di restare nella minoranza. Su questi valori di solidarietà, cooperazione, valori della sinistra, non faremo mai un passo indietro. Anzi noi siamo per lavorare sempre di più per una società multi-etnica, con eguali diritti e doveri per tutti, senza quei pregiudizi che ormai sono entrati nella pancia di tutte le comunità. Anche a Rimini ho sentito persone che magari non si sentono razziste, però hanno questa paura del diverso, che è stata alimentata dalla politica. Questo è un problema.

Cosa sarà di Sel e Pd, ci sarà una scissione?

Sinceramente il mio rapporto con il Pd e il rapporto generale che intercorre fra le forze interne al centro-sinistra e il Pd, secondo me va rivisto in profondità. Perché in questi anni c’è stata una deriva del centro sinistra rispetto al bene comune. Ho visto un centro sinistra molto succube di quelle lobbies che hanno tanto potere economico e che condizionano le attività delle amministrazioni. Bisogna rimettere al centro l’interesse per la collettività, il bene comune, ma non so se il centro sinistra ce la farà. 

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