Inchiesta, terza parte. Ccsvi e sclerosi multipla, intervista al neurologo Dott. Pasquinelli dell’ospedale di Rimini.

Ccsvi e sclerosi multipla

Di Andrea G. Cammarata

Dott. Pasquinelli, quanti dei suoi pazienti affetti da sclerosi multipla si sono sottoposti all’intervento di liberazione dalle ostruzioni venose?

Cinque pazienti operati, di cui uno, per motivi tecnici, non ha completato l’intervento. Gli altri quattro sono soggettivamente soddisfatti per alcuni versi, però non hanno avuto risultati eclatanti come quelli segnalati nelle interviste in tv. Non posso dire che nei pazienti operati ho riscontrato dei risultati eccezionali. I pazienti sono tutti moderatamente soddisfatti di avere fatto l’intervento per la scomparsa di alcuni sintomi, tuttavia ciò tenendo presente che chi si è sottoposto all’intervento è a uno stadio avanzato e grave della malattia.

Ma questi pazienti hanno poi avuto delle ricadute legate alla sclerosi multipla?

Due degli operati hanno avuto una ricaduta immediatamente dopo l’intervento, e hanno dovuto fare il cortisone.

Quindi sono state delle ricadute tipiche della Sclerosi multipla, o solo un effetto di regressione causato dalle ristenosi che si generano in alcuni casi dopo l’intervento Ccsvi?

Sì, una delle due ha avuto una ristenosi. L’altro ha invece avuto una ricaduta da sclerosi. Teniamo presente che gli altri che non hanno avuto ricadute sono affetti da un tipo di sclerosi multipla detta secondariamente progressiva, dove non ci sono le ricadute classiche della forma più grave della SM recidiva remittente.

Chi si è operato, fra l’altro, dice di avere avuto miglioramenti della minzione, della funzione erettile, di non avere più mal di testa, lei conferma?

Quasi tutti i miei pazienti che si sono operati hanno segnalato dei miglioramenti di alcune funzioni, uno mi ha detto che muove meglio la mano, qualcuno che gli è diminuito il formicolio, ma sugli aspetti urinari o sessuali nessuno mi ha segnalato niente di particolare.

Quindi da un punto di vista di miglioramento di sintomatologie nulla di straordinario?

No, cose eclatanti no. Sono miglioramenti molto limitati e non obiettivabili, raccontati dai pazienti. Qualche miglioramento soggettivo, prestazionale, però chi purtroppo era costretto alla sedia a rotelle ci è rimasto.

Ha mai sconsigliato l’intervento ai suoi pazienti?

I miei pazienti sono stati tutti informati. L’ho sconsigliato solo a una donna giovane che vuole rimanere incinta. Perché c’è una cosa che non viene detta, l’esposizione radiologica di questo intervento è pari a 2500 lastre del torace. Gli altri li ho lasciati assolutamente liberi di fare come volevano. C’è chi si è operato in Italia,  uno è finito anche in Romania, hanno speso dai 150 ai 300 euro per l’indagine diagnostica, dai 3mila ai 6-7mila euro per il trattamento chirurgico. Qualcuno di questi è risultato positivo all’esame diagnostico ma ha preferito non fare l’intervento. A tutti ho detto di non abbandonare le terapie convenzionali.

Cosa ne pensa della Ccsvi?

Chi l’ha inventata, chi la sta studiando, ci deve ancora chiarire se la Ccsvi è veramente collegata con la sclerosi multipla, se l’intervento per la Ccsvi serve a qualcosa, e se la Ccsvi non è dannosa per qualche motivo.

Dannosa?

Dobbiamo essere sicuri che serve a qualcosa e che non faccia male. Per quel che ne so io il Consiglio superiore della sanità ha preso un po’ le distanze da questa cura. Siamo tutti in attesa della chiusura degli studi italiani. Ho avuto anche pazienti affetti da sclerosi multipla che sono risultati negativi all’esame diagnostico della Ccsvi.

Voi neurologi come vedete la cura della Ccsvi? Vi interessa la questione vascolare, la approfondite? Cercate di completare l’interdisciplinarità prospettata da Zamboni e Salvi?

Conosco Salvi da molto tempo, ho seguito i suoi convegni. Non ho nessun tipo di resistenza. Con alcuni pazienti affetti da Sm sono molto coinvolto, farei qualsiasi cosa per farli stare meglio. Va chiarito invece che cos’è la Ccsvi, se c’è correlazione fra sclerosi multipla e Ccsvi e se serve trattare la Ccsvi per curarare la Sm, questo è l’attegiamento di un po’ tutti i neurologi e dell’associazione nazionale sclerosi multipla. Stiamo tutti aspettando di capire che cosa abbiamo per le mani, perchè ancora un netto collegamento fra le due malattie non è stato dimostrato.

Prescindendo dalla sclerosi multipla, secondo lei le vene giugulari ostruite vanno curate o no?

Non lo so , perchè non ci sono evidenze scientifiche che hanno dimostrato che la Ccsvi sia una malattia. Ci sono gli studi del Prof Zamboni e del neurologo Salvi non accettati da tutta la letteratura internazionale scientifica, perché non tutti hanno ottenuto gli stessi risultati. Stiamo cercando di capire qual’è la verità.

Ma constatato che chi ha maggiore esperienza trova l’ostruzione venosa nel 90% dei casi dei malati di sclerosi multipla, questa per voi non è già una sufficiente correlazione fra le due malattie?

No. Perché la letteratura internazionale non è tutta d’accordo con Zamboni. Per me non è una correlazione sufficiente. Non dipende da me se a Rimini non si fanno i trattamenti. Ci sono degli studi in corso che ci dovranno dire se anche il nostro ospedale si dovrà dotare della strumentazione per curare la Ccsvi.

Ha mai pensato di sottoporre i suoi pazienti a test cognitivi (memoria, concentrazione) prima e dopo l’intervento di liberazione per constatare dei miglioramenti, almeno sotto il punto di vista cognitivo?

E’ una buona idea, si può pensare di farlo.

Si pensa che la Ccsvi possa essere legata anche alla Sla e al Parkinson.

Questo è il discorso dei depositi di ferro a livello cerebrale secondario alla Ccsvi. Magari ci risentiamo fra sei mesi e diciamo che è la cura miracolosa di cui si parla e che è stata dimostrata l’utilità del trattamento della Ccsvi. Se passa questa cosa, dobbiamo riscrivere tutta la neurologia che è stata scritta fino adesso.

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Inchiesta, prima parte. Ccsvi e sclerosi multipla, le parti a confronto. Intervista al neurologo Dott. Taus dell’ospedale di Pesaro.

Inchiesta, seconda parte. Ccsvi e sclerosi multipla, intervista al Dott Regine, medico vascolare, dell’ospedale di Pozzuoli.

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