Thea Crudi, lo Swing jazz non solo italiano e contaminazioni cool

Recensioni e Interviste

Di Andrea G. Cammarata

“Shout of butterfly” è il suo ultimo e-album. E il titolo descrive bene la musica di questa giovanissima jazz-lady, dove l’elemento centrale è la capacità di trasmettere emozioni vere con la sopraffina delicatezza della sua voce. Italiana, ma con profonde radici finlandesi, Thea ha sviluppato uno stile proprio in perfetto equilibrio tra la tradizione vocal dello swing bianco e quella della musica contemporanea italiana, non tralasciando alcune contaminazioni proprie del cool jazz.  A soli 17 anni special guest nell’omaggio a Gershwin di Fabrizio Bosso e Renato Sellani, oggi è un talento emergente nel panorama jazzistico europeo. Dimostra con velata sicurezza una maturità artistica sorprendente che le permette di voltare le spalle al pour-parler dell’enfant prodige. Thea, musicista aperta e cosmopolita, ci racconta con quella chiarezza che si concede solo a un giovane, la sua ricerca musicale e il suo precoce percorso artistico.

Come è nata la tua passione per la musica?

Fin da piccola. Era una cosa che era già dentro di me.

Che rapporto hai con la Finlandia, la terra di tua madre, trai delle ispirazioni da quei luoghi?

Con la Finlandia ho un rapporto viscerale, è una terra che mi affascina molto. Ha una cultura che sento mia, che è motivo di studio e di esplorazione continua. Nel mio ultimo disco “Shout of butterfly” ho ricercato parecchio le sonorità nordiche e ho chiesto ai miei musicisti di suonare in modo più “cool”. Molto bianco, come gli scenari innevati della natura finlandese. Mi viene in mente questo colore, quando ascolto la mia musica.

E per le composizioni?

Coltrane, Wayne Shorter, e la musica popolare. C’è poi un compositore finlandese, Tapio Rautavaara, affine a Luigi Tenco, mi ispiro a lui nella cantabilità delle melodie, mi piace quel suo “finnish way”. Fabrizio De Andrè, che sto rivisitando in chiave jazz. Ma guardo con attenzione anche alle forme classiche del jazz.

La tua idea di musica?

In che senso? –Una poesia?– Prima di tutto la musica è il mio modo in questa vita di evolvermi, di affrontare i problemi, conoscere la mia spiritualità. E’ tutto per la musica, è tutto grazie alla musica. E’ il mio cammino e il mio lavoro.

Hai conosciuto dei grandi jazzisti. Ad esempio ti sei esibita con Fabrizio Bosso e Renato Sellani, hai aperto concerti di Sarah Jane Morris, Tuck and Patti, Gianni Morandi, cosa ti hanno insegnato?

Ognuno di loro ha una profondità notevole e un modo di vivere la musica con grandissima umiltà. Sta in questo la loro grandezza, uno che si sente già grande non si evolve mai. C’è un motivo se sono arrivati lì. E’ gente che ha veramente tanto da donare, ho imparato da ognuno di loro qualcosa. Tuck and Patti, loro parlano tantissimo di amore universale, ci credono, e hanno un modo stupendo di esprimere questo sentimento, da loro ho imparato che certe frasi semplici, certi messaggi, sono più efficaci di altre cose per arrivare al cuore del pubblico. Bosso ti parla con i suoi assoli, non gli serve un messaggio, gli basta la bravura, il suono. Di Gianni Morandi mi ha colpito il suo equilibrio, il modo di preparsi che ha prima del concerto, la sua eleganza d’animo.

Perché hai scelto il jazz?

Ero piccola, c’era un motivo che arrivava dalla camera, una sera affacciata al balcone. Era il giro di basso di “My baby just cares for me” di Nina Simone. E lì ho detto “che figata!”. Ho poi capito che era quello il suono che mi piaceva. A 14 anni ho ascoltato Ella, Ella Fitzgerald e Luois, Louis Armostrong…Poi mi sono attrezzata per andare a lezione.

E in casa che aria si respirava?

La musica è una cosa che è partita da me. Ogni contatto con lei l’ho cercato personalmente. I miei genitori non sono musicisti, ma mi hanno sempre incoraggiata a trovare la mia strada e a perseguirla con amore e disciplina.

Chi è il tuo Maestro?

Sandra Cartolari e  Martina Grossi per la voce, per l’aspetto musicale Bruno Tommaso, ma molti musicisti durante il mio percorso mi hanno dato e mi continuano a dare dei preziosi insegnamenti.

Cos’è Shout of the butterfly?

A livello interiore mi metto molto in gioco. “Shout” è il potenziale che d’un colpo esplode, “Butterfly” è  l’animo in tutta la sua fragilità. In musica ho voluto riportare questo urlo, questa liberazione, le emozioni di noi musicisti. E’ questo il senso del progetto. “It’s very challenging”, è una grande sfida come performer, come arrangiatrice e compositrice.

Dunque, Stefano Bartoloni al piano, Samuele Garofoli alla tromba e flicorno, Ludovico Carmenati al contrabbasso, Marco Di Meo alla chitarra, Lorenzo Ghetti Alessandri alla batteria, che quintetto..

Loro hanno un ruolo fondamentale, perché contribuiscono con le composizioni, gli arrangiamenti e la loro performance sul palco a nutrire ed evolvere il progetto. Siamo una squadra molto unita.

Ci sono state delle delusioni, delle sconfitte?

Hai presente il Tao? Nel male c’è un po’ di bene e nel bene c’è un po’ di male, ovviamente ci sono sempre delle delusioni. Ma il contesto culturale, e non solo, in Italia è molto decadente, delude parecchio.

Sogno nel cassetto?

Attraverso la musica vorrei diventare una persona migliore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...