Thailandia, una donna al potere?

Notizie, Thailandia

Yingluck Shinawatra, del partito Peua Thai, data in vantaggio sull’attuale Primo Ministro Abhisit Vejjajiva

Di Andrea G. Cammarata

Una lotta fra ’impuri’ che vede contrapposti i due leader thailandesi in corsa per le elezioni governative di domenica prossima. Da una parte il Premier uscente Abhisit Vejjajiva, democratico insediatosi al potere con un colpo di Stato nel 2006, dall’altra Yingluck, sorella di Thaskin Shinawatra, populista e molto discusso ex Primo Ministro e magnate delle telecomunicazioni thailandesi. Lei 43 anni, bella, giovane e intelligente, è il volto nuovo del mutante partito delle camicie rosse, il Peua Thai.

Dicono che sarà in grado di conquistare il cuore dei thailandesi, mentre gli esperti di marketing elettorale di cui il fratello già si avvaleva, la aiutano non poco. C’è però una memoria difficile da cancellare. Più di un anno fa quasi un centinaio dei suoi sostenitori furono atrocemente freddati dalle milizie governative, migliaia i feriti, in mezzo rimase ucciso anche Fabio Polenghi, fotoreporter freelance. Erano i giorni delle ’proteste del sangue’ di Bangkok, i manifestanti volevano le dimissioni di Abhisit. Lui non demordeva, nonostante il sangue donato per l’occasione e sversato dalle camicie rosse sul ciglio di casa sua e di alcuni edifici governativi.

Tornando al presente la propaganda avversaria fa spuntare le foto di una Yingluck che ad un party pare cedere alle lusinghe ballerine di Arisman, terrorista ricercato per i giorni del “sangue”. Lei ovviamente smentisce. Prima le viene anche contestata una falsa testimonianza resa per difendere il fratello implicato in un processo da un miliardo di dollari: Thaskin se li vedrà tutti confiscati.

Ora la tensione è di nuovo alta, di mezzo ci va il conflitto a Nord al confine con la Cambogia, la disputa per il tempio Preah Vihear, l’amicizia di Thaskin con i leader cambogiani, e i sospetti che il millantato conflitto potrebbe essere la causa di un rinvio delle elezioni. Le autorità smentiscono e domani la campagna elettorale si chiude, lasciando ancora un po’ di briciole per quel voto di scambio puntualmente segnalato dalla stampa locale. Il piatto della bilancia dei voti, stando ai sondaggi asiatici, pare pendere al 51% per Yingluck, che potrebbe essere la prima donna premier thailandese, pur sempre “delfina” e manipolata dal fratello, ex Primo Ministro che in caso di vittoria concluderebbe così il suo auto-esilio forzato.I Democrat di Abihisit sono posizionati invece a quota 34%, vantano però il consenso della ricca borghesia thailandese, dei militari, e in caso di sconfitta si coalizerebbero facilmente con le minoranze.

Sull’altro versante la probabile vittoria dei “rossi” lascia temere tuttavia ancora un colpo di Stato, e sembra che Thaksin stia infatti tramando segretamente proprio con i militari, che si sarebbero impegnati a non intervenire, sostenendo una vittoria politica naturale in cambio di non ritorsioni vendicative da parte dello stesso Thaksin, già vittima di scioglimenti giudiziari dei suoi due precedenti governi.

Il premier in carica può vantare dei consensi della ricca Bangkok e del sud del Paese. C’è poi il sostengo dell’anziano monarca Bhumibol, molto amato dalla popolazione. Thaskin è invece accusato dall’opposizione di voler spodestare la monarchia, sarà perché in Thailandia la normativa sulla lesa maestà è una delle più severe al mondo, con pene fino ai 15 anni di reclusione. Thaskin è insomma attaccato su tutti i fronti, un ’corrotto’ dicono, ma in sostanza offre un programma elettorale simile a quello dei suoi avversari, pur più attento a politiche sociali volte a favorire le classi più disagiate.

Chi salirà al potere dovrà certo far fronte ad un emergenza dimenticata del sud del Paese,4600 persone uccise in sette anni nell’indifferenza più totale dei governi: torture e barbarie della milizia thailandese contro una minoranza di musulmani di etnia malese, le cui pretese, sembra di origine linguistica, non sono state del tutto chiarite, e Yungluck, in una delle sue tante promesse elettorali, ha detto di volere rendere le tre provincie del sud “zone amministrative speciali”. Stiamo a vedere.

“Pubblicato Venerdi 1 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro http://www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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