Radio. La battaglia dei network contro le quote di musica francese

Oltralpe

Di Andrea G. Cammarata

Mentre in Italia si cerca di piazzare quote rosa un po’ ovunque, a discapito di una reale e meritocratica integrazione della donna, Oltralpe si riapre il dibattito sulle quote di musica francese in radio. Altra storia. Questa legge dal sapore liberticida, emanata nel 1994, prevede l’obbligo per le emittenti radiofoniche di trasmettere musica francese ’DOC’ nel lasso di tempo compreso fra l’alba e la prima serata. Gli orari sono ferrei, dalle 6 del mattino alle 22, il 40% delle opere devono essere di ’espressione francofona’, e la metà di questa quota è riservata ai talenti emergenti e alle nuove produzioni. Da Parigi nell’occhio del ciclone ovviamente ci vanno i principali radio-network, vedi il gruppo NRJ, Virgin, Fun.

Le compagnie radiofoniche, a detta loro, sono ligie alle regole e anzi lamentano verso il Csa(Conseil de l’audiovisuel) -sorta di Agcom- e le case discografiche, il sospetto di potersi vedere “indurite”, scrive oggi ’Le Monde’, le quote di canzoni francofone. Ostilità aperte già negli scorsi mesi in occasione di un vertice fra le parti, che ha visto il dito delle major discografiche puntato sulle radio e sul loro metodo di applicazione della legge. Secondo quanto riporta l’associazione Tous pour la musique, i vari Georges Brassens, Dalila, CharlesAznavour in radio resusciterebbero tutti insieme all’alba fra le 6 e le 8 e 30, toccando in queste ore dimenticate quota 75% nel week-end, contro peraltro il 44% nell’infrasettimanale. Poi è finalmente la volta dell’Hip-hop, Jazz e rock, rigorosamente americano, genere più in voga anche fra i giovani cuginetti d’Oltralpe. Tous pour la musique, associazione di artisti con la erre moscia, infierisce e chiede che la legge non sia più travisata, “devoyer”. La richiesta è “più diversità nella programmazione radiofonica” senza tuttavia ’commissariare’ le emittenti, ma “appellandosi alla loro responsabilità per preservare la diversità culturale”.

Intanto parte, lasciando il tempo che trova, il classico tormentone su Facebook, e gli iscritti al gruppo “contro le quote di musica francesi nelle nostre radio” sono già diverse decine. Utenti irriverenti ma legittimisti, scrivono: “passano le schifezze in inglese alla radio che non le capiamo, ma quelle francesi c’est autres choses”, e aggiugono di averne abbastanza di folklore del Quebec e Rock ’n blues francofono.

In Italia ci provò la Commisione Culture della Camera nel 2003, allora presieduta dall’onorevole Ferdinando Adornato, già colto -come molti- da un virus mutante comunisti inberlusconiani, che lo attivò per cui in quel partito che fu La casa delle libertà. L’intento era quello di approvare una legge incentivante le radio che avessero trasmesso il 50% di musica italiana, nonché di imporre obblighi simili per la Rai. E conoscendo le passioni del nostro presidente chansonnier per la musique e il suo adorato Apicella, c’è forse da aspettarsi l’obbligo di quote bilingue, fra pieghe o piaghe, di una delle tanto attese manovre.

“Pubblicato Lunedì 6 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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