Sclerosi multipla e Ccsvi, clamore e speranze sulla cura sperimentale Zamboni, il Canada finanzierà la sperimentazione.

Ccsvi e sclerosi multipla

Dibattito acceso su una scoperta tutta italiana che sta facendo clamore nel mondo. Intanto associazionismo e tam-tam online sfidano i lunghi tempi della medicina. Sintomi debilitanti che scompaiano e nessuna ricomparsa di ricadute. 

Di Andrea G. Cammarata

Lui è uno scienziato ferrarese, e se lo incroci il suo sguardo ti trafigge. Ha donato la speranza di una vita migliore a migliaia di malati affetti dalla Sclerosi mutlipla, malattia autoimmune di cui, in questo Paese, una nuova diagnosi è conclamata ogni quattro giorni . Solo in Italia, i malati di questa malattia fortemente disabilitante sono più di 50mila. Il prof Zamboni ha ipotizzato una terapia sperimentale che non prevede l’utilizzo di farmaci , aizzando così un sommo stupore da parte della nota riottosità della casta dei neurologi.

Qualcuno lo ha etichettato anche “Di Bella”, lasciando intuire ancora lo scetticismo che ruota intorno a questa scoperta . Come probabile causa/effetto della patologia disabilitante Zamboni, sulle orme di uno scienziato ottocentesco francese, e basandosi sulla geografia selettiva dei vasi sanguigni chiusi, denuncia perciò il cattivo funzionamento delle vene extra-craniche, che a causa di malformazioni generano un’insufficienza venosa cronica.

Ed ecco il nome della malattia: Ccsvi  (insufficienza venosa cronica cerebro-spinale). Poi 27 pubblicazioni su riviste scientifiche di primo livello, acclamano il risultato di una ricerca tutta italiana, la cui rapidità e diffusione sbalordisce ancora una volta l’opinione medica internazionale. Parte la sperimentazione diagnostica ed operativa negli ospedali e nelle più importanti università Usa . L’intervento di angioplastica riesce facilmente, nessuna complicazione. La diagnosi si effettua tramite Ecocolordoppler, e poi con la più avanzata plestimografia cervicale. I sintomi debilitanti della malattia scompaiono o si attenuano, lasciando dimenticare gli insuccessi cronici in materia di Interferone, farmaco sì in grado apparentemente di bloccare le ricadute invalidanti della malattia, ma che non allevia in nessun caso le emicranie ossessive e il senso di spossattezza eterno che affligge i malati.

Nei mesi scorsi il meeting ISNVD vede radunati i maggiori medici vascolari e radiologi di tutto il mondo, la scienza si respira come una boccata di aria fresca. Speranze. Studi sui topi che confermano la correlazione fra insufficienza venosa e disabilità. Conferme e nuove ipotesi genetiche inerenti la trasmissione ereditaria della Ccsvi. Sperimentazioni in doppio cieco con l’ausilio di psicologi e neurologi che confermano i miglioramenti cognitivi dei pazienti trattati. Poi la fuga affrettata dei malati per farsi operare all’estero da chiunque sia: cliniche improvvisate, ambulatori di ogni sorta dal Messico alla Romania. Pubblicità su Facebook e la “Liberazione” fai da te (così viene chiamato in gergo l’intervento) lievita a costi stellari.

Zamboni ammonisce i pazienti: “non abbandonate la terapia tradizionale a base di farmaco e fatevi operare solo in studi sperimentali autorizzati” . Massima cautela e onestà da parte del medico, e intanto si attendono risultati definitivi. Il dottore Ciro Gargano di Napoli conclude una sperimentazione su 500 pazienti, eloquente l’osservazione riferita al ’Corsera’ : “i sintomi associati a questa malattia spesso scompaiono” -parla di-  “Casi in cui la vescica torna a funzionare normalmente, la deambulazione migliora, la stanchezza quasi sempre diminuisce o scompare, come la vista, e negli uomini, tal volta, scompaiono i disturbi sessuali” .

Nel frattempo il Consiglio superiore della Sanità avvalla la sperimentazione, per poi bloccarla rimettendo il parere ai Comitati etici sparsi in tutta Italia. Per intervenire legalmente basterebbe un “numero di protocollo operativo” dal Consiglio della Sanità, quello utilizzato dal dottor Regine, medico vascolare di Pozzuoli, fino ad un stop and go finalmente arrivato. E in fin dei conti si tratta solo di vasodilatazione. Regine ha “liberato” quasi un centinaio di pazienti, è assolutamente soddisfatto e conferma anche lui miglioramenti sintomatici , riferendosi fra l’altro alla scala di valutazione Esds utilizzata in neurologia. Fra i suoi pazienti anche un malato di Sla. Non deglutiva, non mangiava. Poi l’operazione e l’incredibile svolta, che permettono lui di riacquisire facoltà vitali.

Ecco i medici che hanno seguito alla lettera il protocollo Zamboni, e cominciano a portare conferme a quelle sensazioni che la Ccsvi starebbe alla base anche di altre malattie neurologiche, come il Parkinson e la Sla. Online parte l’associazionismo, è tutto un fremere. La pagina fan su Facebook di “Ccsvi nella Sclerosi multipla”, condotta con massima oggettività e cautela, conta quasi 33mila iscritti. Poi ci sono le associazioni: la Ccsvi onlus della Campania, presieduta da Celeste Covino, e le altre in Lombardia , Emilia Romagna, Sardegna , e tutte le regioni che si organizzano per raccogliere fondi e chiedere una risposta certa e rapida alla validità dell’ipotesi Zamboni. La malattia può degenerare improvvisamente, nello stadio più grave ogni ricaduta, effetto delle lesioni a livello cerebro-spinale, può obbligare alla carrozzella o alla privazione dell’utilizzo di un arto.

L’urgenza è massima, curare la Ccsvi apparentemente blocca le ricadute, allevia i sintomi, ma non può risanare le lesioni. Il dibattito è sempre forte, l’Aism, fra le maggiori associazioni italiane in tutela della Sclerosi mutlipla, si defila in seguito ai risultati di uno studio sperimentale non soddisfacente, dissociando peraltro la partecipazione del Prof Zamboni che critica un arbitrario metodo di procedure da parte dell’associazione. I neurologi, la cronaca riferisce, stentano ancora a interessarsi, e i malati temono addirittura di riferire loro della scoperta Zamboni. I media mainstream sollevano il caso, alcuni giornalisti si affrettano addirittura nel tentativo di affossare la ricerca. Poi le interrogazioni parlamentari, si discute anche in politica. Dal Canada , ecco la notizia, il Ministro della Sanità, Leona Aglukkaq , ha annunciato in questi giorni che lo Stato finanzierà il trial di trattamento sulla Ccsvi , con parole ricche di genuina sensibilità e concretezza.

“Incontrare tante persone affette da questa malattia che mi hanno parlato della lora storia, si è rivelata essere un’esperienza molto toccante. Guardo al loro coraggio eccezionale di fronte questa terribile malattia, e li appoggio con tutto il cuore in questi momenti difficili”

In Italia Zamboni, sta invece autofinanziandosi , attraverso il costante impegno delle associazioni a lui vicine, quando si tratta del suo studio sperimentale più importante, chiamato BRAVE DREAMS, che dovrebbe togliere ogni dubbio sulla reale efficacia di questa scoperta.

“Pubblicato Lunedì 6 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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