Comuni a rischio e dal Tesoro ancora nessuna risposta.

Berlusconia

Il Tesoro aveva promesso le entrate per i Comuni entro giugno, adesso i sindaci non sanno come pagare gli stipendi.

Di Andrea G. Cammarata

Non è seguita ancora alcuna risposta alla lettera indirizzata dall’Anci -destinatari Roberto Maroni e Giulio Tremonti – il 22 giugno scorso. Oggetto della missiva, di cui il Tesoro fa tutt’ora orecchio da mercante, è chiaro: “Erogazione pagamenti entrate comunali”. L’associazione dei comuni e i sindaci restano quindi in allarme rosso per il mancato rispetto del ’recente’ accordo con il Governo, in sede di Conferenza Stato città e autonomie locali, sottoscritto il 31 maggio, in materia di “soppressione dei trasferimenti erariali e corrispondente attribuzione di entrate proprie”.

L’accordo prevedeva, in ottemperanza al decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale, “serrati tempi di erogazione delle somme per ciascun comune”, in virtù anche della pesante mannaia dei tagli lasciata cadere sui piccoli Comuni con i dispositivi anticrisi di Tremonti. L’Anci chiedeva l’emanazione di un decreto urgente -entro il 30 giugno- che autorizzasse “il pagamento delle spettanze”. Ma la tregua del Tesoro sta durando parecchio, e all’Anci rispondono che “no, ancora non ci è pervenuta alcuna risposta”. C’è quindi tensione nei Comuni, dove l’ironica domanda risuona sovente: “perché mai ci chiamano sindaci-manager?”. In effetti, stando alla situazione attuale, da ’ménager’ ai sindaci non è restato che la tavola della propria cucina, visto che i soldi in molti casi non ci sono.

Comuni più virtuosi, che avevano fondi disponibili, sono fin’ora riusciti a parare il colpo: quindi rate dei mutui e stipendi. Ma dove non c’è cassa i ragionieri dei sindaci faranno i conti con l’oste, e intanto rimandano i pagamenti, o s’inventano stratagemmi aumentando multe e raschiando, possibilmente sulla pelle dei cittadini, con micro-manovre d’urgenza, che in alcuni casi permettono loro di pagare gli stipendi. Cavilli e codicilli. Graziano Delrio, vicepresidente finanza locale per l’Anci, in una telefonata ieri ha fatto notare che “forse a qualcuno sfugge la gravità della situazione. E’ una cosa molto grave, perchè questi soldi dovevano essere trasferiti ai Comuni entro la fine di giugno, e si doveva inserire nella manovra un codice che avrebbe consentito alla Ragioneria di procedere. ”

Ha poi aggiunto: “Eravamo d’accordo con i ministri Tremonti, Maroni e Calderoli, che il codice sarebbe stato inserito, poi per motivi inspiegabili questa cosa non è stata fatta”. Quindi ’fisicamente’ non ci sono i soldi dovuti per le casse dei Comuni e restano buone possibilità che non arrivino “neanche in luglio“, continua Graziano Delrio. “Situazione paradossale in cui rischiano di saltare le ferie, gli stipendi, i contratti, che sono in essere per diverse città italiane, almeno per quelle che non hanno disponibilità di cassa”. In sostanza i “sindaci manager” ci stanno mettendo la faccia e non possono onorare gli impegni presi, e, nota dolente, di certo non possono accendere mutui per pagare gli impegni presi. Il ’codicillo’ tanto atteso riuscirebbe invece a dare copertura “legislativa” ai pagamenti che il Governo sta omettendo, spiegano all’Anci, ma in causa ci vanno i problemi classici di lentezza burocratica e i soliti di non-operatività di cui, come commentano in molti, in diverse occasioni il Governo ha dato prova lampante.

Il sindaco di San Leo (Rn), Mauro Guerra, giunto al secondo anno di mandato, per il suo Comune deve avere dal Governo circa 200mila euro, e fra le centinaia di casi simili in Italia è solo un esempio dell’effetto a catena che una mancanza governativa può scatenare. “Manager sì” -dicono i sindaci- “ma non possiamo stampare i soldi, abbiamo bisogno di alimentazione”. E qui ci casca l’asino, con in groppa la mancanza del trasferimento erariale.

A disposizione dei sindaci restano solo sanatorie e multe, ma quella dei trasferimenti, la parte più corposa per la sussistenza degli enti locali, che avviene a scadenze fisse, il 30 giugno non è arrivata. Per quella data molti sindaci avevano concordato ad esempio il pagamento della rata dei mutui. E cosa hanno potuto fare i Comuni? Lo spiega Mauro Guerra:“rate molto importanti dei nostri mutui sono in scadenza al 30 dicembre e al 30 giugno, se in queste date ci svuotiamo abbiamo bisogno che poi entri qualcosa, è sempre entrato, ma stavolta no e ci siamo trovati in difficoltà”. Il Sindaco di San Leo ha perciò pagato i mutui, ma solo perché il ragioniere del Municipio è stato bravo lasciando indietro “altre cose”, prediligendo per cui i debiti con le banche. E gli altri?

Al 7 luglio il Dipartimento per gli affari interni e Territoriali scrive per i sindaci. Corpo della lettera: “Al riguardo si segnala che dette attribuzioni -trasferimenti erariali- saranno bloccate, fino all’avvenuto adempimento, per gli enti che, al momento del pagamento, risulteranno non aver trasmesso alla SOSE il questionario funzionale a raccogliere i dati contabili e strutturali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto…” Tradotto spunta la scusa governativa che alcuni comuni non sarebbero in regola con il compitino del questionario del caso. Niente da fare.

Ma non disperate, corre voce fra onorevoli e interessati che entro 20-30 giorni ogni cosa sarà risolta. Intanto però i creditori dei Comuni sparsi in tutta Italia languono a bocca asciutta. E poi, commentano autorevoli economisti, “si discute tanto di tagliare le Provincie, ma i Comuni quelli no?” Per Carità.

“Pubblicato Mercoledì 13  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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