Birmania. Prigionieri politici nelle celle per cani

Diritti umani

San Suu Kyi lotta per la liberazione di 2mila incarcerati in condizioni disumane. La petizione di Avaaz.org. E l’appello di Amnesty international.

Di Andrea G. Cammarata

 

Ancora pesanti minacce per la paladina dei diritti umani del popolo birmano, premio nobel San Suu Kyi. Le pressioni vengono dalla giunta militare, famigerato regime di Than Shwe, insediatosi al potere dello stato asiatico con un golpe nel 1988.

Ma la Rete e i suoi attivisti porgono una mano a San Suu Kyu, già acclamata nel mondo e costretta da sempre a vivere sotto il controllo del regime. Ciò avviene durante una nuova ondata generale di dissenso orientale, che sembra volere pronunciare ancora la parola ’Primavera’.

Già il caso della Malesia, dove le manifestazioni di sabato scorso hanno visto migliaia di cittadini riversarsi per le strade, già le recentissime elezioni legislative in Thailandia, che non promettevano nulla di buono, ma si sono svolte altrimenti in un clima sereno. San Suu Kyi sta ora capitanando con tenacia straordinaria il suo movimento pro-democrazia, lottando per la liberazione di migliaia di detenuti politici, monaci e attivisti, che sono detenuti all’interno delle prigioni birmane in condizioni terribili. Si parla addirittura di detenzioni all’interno di gabbie per cani.

La Rete entra a supporto della battaglia per i diritti umani del premio Nobel anche con la petizione online di Avaaz.org, che ha già raccolto più di 500 mila firme. Quando San Kyi si è già rivolta a buona parte degli attori internazionali. Non ultima la petizione in video conferenza con il Congresso americano con cui l’attivista ha chiesto a gran voce un’inchiesta da parte dell’Onu sullo stato della violazione dei diritti umani in Birmania.

Scarsi i risultati che altro non confermano se non le mire di non ingerenza degli States nelle logiche repressive della Cina e dei suoi stati confinanti e/o partner in affari. Amnesty International ha chiesto con forza alle autorità birmane di cessare gli abusi sui detenuti. Sette prigionieri, riporta l’associazione, sono stati posti il mese scorso in isolamento dentro due gabbie per cani, alcuni di loro erano monaci buddhisti. Benjamin Zawacki, in forza ad Amnesty per la Birmania, ha riferito indignato che “le autorità devono immediatamente porre fine al terribile trattamento cui sono imposti i prigionieri. E coloro che sono sospettati di essere i responsabili devono essere sospesi e perseguiti.” Amnesty riferisce poi il racconto di un detenuto politico: il pavimento della sua cella per cani era pieno di pidocchi.

Le incarcerazioni nelle celle per cani e gli scioperi della fame, in base ai rapporti, sembrano provenire per buona parte dalla prigione di Insein, dove i prigionieri hanno protestato insoddisfatti della riduzione di un solo anno, che il regime ha concesso loro in merito alle pene da scontare. Avaaz.org auspica, tramite la petizione, di ottenere i medesimi eccezionali risultati della precedente campagna, condotta insieme alla comunità internazionale, per la liberazione San Suu Kyi, imprigionata nelle carceri birmane per 15 anni e liberata il novembre scorso. Si parla di oltre 2mila prigionieri politici, ma San Suu Kyi potrebbe farcela. Diffusissima fra l’altro la popolarità della donna attivista in Birmania, nonché leader di quel movimento pacifista che nel 1992 vinse le prime elezioni libere della storia di questo Paese.

“Pubblicato Giovedì 15  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

Link di riferimento:

http://www.amnesty.ch/fr/pays/asie-…

http://refairelemonde.canalblog.com…

http://www.avaaz.org/it/stand_with_…

http://it.wikipedia.org/wiki/Aung_S…

http://www.romandie.com/news/n/_Mme…

 

 

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