Filippine. Militanti della sinistra giustiziati per le strade

Diritti umani

Di Andrea G. Cammarata

Duro appello dell’associazione per i diritti umani Human Rights Watch, nell’occhio del mirino questa volte sono le Filippine. Riporta l’associazione americana che le “esecuzioni extra-giudiziarie continuano in un clima d’impunità. Ma il governo di Manila non sembra affatto interessato ad indagare sul coinvolgimento dell’esercito nelle numerose uccisioni di militanti attivisti della sinistra. “Gravi violazioni dei diritti umani“, si legge nel rapporto di 98 pagine, stillato da Human Rights Watch, che appellano necessariamente a un doveroso intervento da parte del governo. Si chiede innanzitutto verità, e che i militari siano condannati.

L’ingiustizia aumenta solo il dolore“, questo il titolo dell’inchiesta, è una testimonianza documentata dei ripetuti casi di persone uccise, scomparse, rimasti tuttora impuniti nelle Filippine. Intanto sette sono già i morti e tre i dispersi militanti della sinistra, da quando il presidente Benigno Aquino, un anno fa, è entrato in carica.

Per Human Rights Watch, Elaine Pearson, a capo della divisione Asia, ha detto: “alcuni attivisti sono stati colpiti per la strada, mentre i soldati implicati nelle uccisioni continuano a girare per le strade liberamente” e -ha aggiunto- “il governo filippino non porrà mai fine a questi crimini abietti finché non darà chiaro segnale che chiunque compia o ordini questi crimini sarà imprigionato e la sua carriera militare chiusa una volta per tutte“.

La Ong americana ha condotto più di 80 interviste in 11 provincie, e ha intervistato i famigliari delle vittime, i testimoni, e diversi funzionari di polizia. Uno di questi ha riferito che alcuni comandanti gli ordinarono di uccidere dei militanti di sinistra e poi di intimidire i testimoni.

Ma il governo filippino oppone duramente la necessità di combattere l’NPA (New peoplearmy), frangia combattente del partito comunista. Trattasi di un gruppo d’insorti paramilitare costituito alla fine degli anni sessanta, già definito ’terrorista’, nonché ’appendice di Al Quaeda’, dal governo filippino, da quello americano e dall’unione Europea.

Dall’altra parte le testimonianze restano fortissime: racconta un testimone le violenze subiteda un attivista filippino per i diritti umani: “mio marito giaceva per terra con ferite di arma al petto e al collo“. A ciò si aggiungono poi casi di torture, fra cui quelli di unghie strappate ai prigionieri.

Fra l’altro i militari -riporta Hrw- agiscono nella più completa indifferenza e a volto scoperto, e si appoggiano anche a forze paramilitari costituite dal CAFGU, ’contractors’ o addirittura ex militanti del NPA. In tutto ciò il clima è ancora più oscuro, poiché i metodi di uccisione utilizzati dall’esercito ricalcano quelli del NPA. E chiunque militi nella sinistra e tenti di opporsi all’assedio dei militari, è comunque considerato come insorto.

“Pubblicato Giovedì 21  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

Link di riferimento:

http://terresottovento.altervista.org/2011/07/filippine-human-rights-watch-valuta-il-governo-aquino-ad-un-anno-dalla-sua-elezione/

http://www.hrw.org/fr/news/2011/07/19/philippines-les-ex-cutions-extrajudiciaires-se-poursuivent-dans-un-climat-d-impunit

( Il rapporto integrale di HRW)

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