Indro

Recensioni e Interviste

Questo è il modo in cui ho cercato di ricordare la morte di Indro Montanelli

Di Andrea G. Cammarata

Indro Montanelli. Dieci anni passano oggi dalla sua morte, e sono dieci anni senza il suo giornalismo, senza uno degli esempi più illuminanti del novecento italiano. Ma Indro vive, vive con semplicità decisa in chi lo legge, in chi come giornalista, e non, lo apprezza. Ancora nitida e trasparente la sua immagine, come lo è il racconto della sua vita nei suoi libri. Indro, che ti porta con sé fino alla fine. Indro, l’Italia e la sua ‘Storia d’Italia’, che lui così mirabilmente ha saputo trasmetterci. Indro che incarna sereno la migliore Italia che fatica ad emergerelaicalavoratricedecisa. La sua corposa testimonianza professionale, oltre che letteraria, storica, con cui ha nutrito e nutre il giornalismo; linfa vitale di cui -oramai non più- la stampa si fa spalla imitando quel senso di responsabilità, che -così chiaro- era impresso in lui.

Non dimentico di essere autore, testimone del suo tempo, egli ha abbracciato i Lettori con massima solidarietà e spirito di comprensione. Senza ipocrisie, né tantomeno vana modestia, i suoi articoli sono provenuti tutti esattamente con la stessa giusta forza, prescindendo da dove egli fosse seduto stretto nella sua penna: dalla direzione di un giornale, bettola, campo di battaglia, alla qualsiasi onorevole stanza in cui avesse respirato. L’Io di Montanelli: quel caro senso egocentrico bene accetto ai romantici e poi ai nichilisti tedeschimedesima prima persona vivissima nei suoi articoli, ma educata e corretta come lo è a sua volta il “tu” anglosassone negli ambienti ideali.

Uomo, Indro Montanelli, con la stessa forza nichiana e al tempo stesso perdonismo italiano, di cui non ne ha fatto strumento ma semplice ammissione dei propri errori. Spiega e rispiega e si domanda: l’abbandono del fascismo, che tanto discute in ‘Soltanto un giornalista’. Zampilla poi l’ironia nei suoi pezzi, ti lascia sorridere il giornalista con irriverenza e lo sbeffeggio dei nomi, delle colorate particolarità somatiche, descritte con sana direzione. Finesse e realismo francese, meritocrazia e chiarezza d’esposizione americanarude ed elegantemente volgaredi corpo come un contadino italiano: Montanelli è riuscito ad essere insieme tutto questo, a nutrire di sé i suoi articoli ma a guardarli con distacco, facendo informazione come persona umana e non operaia. Una vita, poi, che egli ha reso un’opera d’arte, e non l’opposto. Le lettere a Rudyard Kipling. Le risposte e la forza che infonde lui il romanziere anglo-indiano. L’incontro con Adolf Hitler, all’ombra di un albero, e le urla a lui rivolte da parte del fuhrer. E’ scappato Indro poi, prima che D’Annunzio, “il Vate“, lo vedesse. La guerra di Spagna, un articolo ’vero’ che gli costò il trasferimento a Tallinn, opera del MinCulPop, quindi la sospensione della tessera. Non poteva più scrivere Montanelli e allora insegnò la letteratura: “sulle orme del padre“, in quel nord europeo così freddo.

C’è poi la scazzottata, con un tedesco, per una ‘bionda’, il ricovero veloce in ospedale, poi la Germania nazista. Prima l’Africa, la sua fanciulla “donna bella e fatta“. Le battaglie. Sono solo alcuni brandelli di una vita mirabile che Montanelli ha vestito con eleganza e sobrietà. Come la poesia ‘If’ di Rudyard Kipling, la cui traduzione il giornalista volle inviare a chi lo fu altrettanto ma solo per necessità: Montanelli invece per scelta è riuscito durante il berlusconismo a ‘tenere la testa a posto’ quando tutti intorno a lui la perdevano; ‘ha avuto fiducia di se stesso’, quando tutti dubitavano di lui, fondando nel 1996 ‘La Voce’ con i quaranta fuoriusciti de ‘Il Giornale’. Veramente: non è sembrato ‘troppo buono’ né ha mai parlato da ‘saggio’. Ha saputo “passeggiare con i Re senza perdere il senso comune” : Winston ChurchillCharles De Gaulle, sono solo alcuni. “Né nemici, né amici affettuosi” sono mai riusciti a ferirlo. Giusto distacco e senso sano della solitudine. E ha vissuto la sua vita veramente “dando valore a ognuno dei sessanta secondi“. Quando noi restiamo figli e lui fra i padri di questa mal ridotta Italia!

“Pubblicato Venerdì 22  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...