Sommergibile cinese a 5mila metri

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Di Andrea G. Cammarata

Un sommergibile si è inabissato nelle profondità marine del Mar meridionale cinese per 5.000 metri, lo riferisce il SOA, l’ufficio della Repubblica Popolare per gli affari marini.
’Jiaolong’ è il nome del batiscafo record che rievoca quello degli antichi dragoni cinesi. Tetto della struttura rigorosamente rosso, il ’Nautilus’ asiatico si è immerso per la prima volta nella storia cinese alla profondità di 5mila metri. Tre soli i membri dell’equipaggio impegnati in una missione durata alcune ore, mentre l’apice della profondità è stato mantenuto per circa trenta minuti.

L’operazione marina ’Jiaolong’ volge, insieme a quelle spaziali e militari, a lustrare gli onori della Repubblica in quanto potenza mondiale, ma soprattutto a incrementare il patrimonio cinese in fatto di materie prime.

La Cina nel 2003 è stato il terzo Paese al mondo a inviare un uomo in orbita. Il sostanziale possesso del debito pubblico Usa e di altre nazioni -secondo gli analisti- dovrebbe allertare -a scanso di equivoci e conflitti di genere- ogni ambizione di rinforzamento bellico da parte della Repubblica Popolare. Oggi l’obiettivo della Cina è accaparrarsi quante più materie prime possibile, non importa dove. Basta vedere quanto e come Pechino abbia puntato gli occhi (e ne abbia abbondantemente affondato le mani) già da anni su petrolio,risorse e mercati nel Continente nero.

Già l’anno scorso il braccio meccanico di ’Jiaolong’ piantò una bandierina rossa nei fondali del Mar meridionale cinese, ricco di gas e petrolio, i cui fondali erano tuttavia oggetto di una disputa di sovranità territoriale fra diversi Stati.

E’ dello scorso giugno l’annuncio, da parte cinese, che Cina e Vietnam si sarebbero accordati per risolvere “pacificamente e attraverso amichevoli consultazioni” la disputa sui fondali di questo mare, con l’obiettivo di “salvaguardare la pace e la stabilità nel mar della Cina meridionale”. Una ‘risoluzione’ che non appare così definitiva come i dirigenti cinesi vorrebbero far credere.

E restano del tutto aperte, invece, le dispute con Filippine, Taiwan, Brunei, Malaysia. Secondo gli esperti, il Mar Cinese Meridionale conserva nei suoi fondali 50 miliardi di tonnellate di greggio e oltre 20 trilioni di metri cubi di gas naturale. La Cina -secondo più grande importatore di petrolio al mondo dopo gli Stati Uniti-, per sostenere i suoi ritmi di crescita, avrà, almeno fino al prossimo decennio, una necessità di petrolio in continua crescita. Bastino i dati dei primi quattro mesi del 2011: 84,96 milioni di tonnellate di petrolio greggio importato, ovvero +11,5% rispetto l’anno precedente.

Dopo l’incidente di Fukushima, che ha messo in forse i piani nucleari cinesi, e la primavera araba, che ha reso instabili gli equilibri dell’area dalla quale il Paese dipende per la gran parte del petrolio che utilizza, la necessità del dragone di trovare soluzioni ‘interne’ è diventata ancora più drammatica. Il prossimo anno ’Jiaolong’ raggiungerà i 7.000 metri.

“Pubblicato Martedì 26  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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