Crisi. Cassa Depositi e Prestiti cosa fai per le aziende?

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Di Andrea G. Cammarata

Giovedì nero per le borse europee, e ansia delle parti sociali per il futuro dell’Italia. Francoforte ha perso l’ 1.07%, Londra a -0.45%, Parigi -0.73%. Mentre Piazza Affari ha brillato come una mina con il Ftse All Share in perdita del 1,28%. Negativi che – scrivono gli analisti – derivano dall’andamento zoppicante delle borse asiatiche, le quali a loro volta indugiano sulla paralisi degli States, la cui crescita riparte con manifesta indecisione e tentennamenti sull’innalzamento del debito. Forte agitazione anche sul deficit dell’Eurozona. Dito puntato sul rating della Grecia, quando ieri Standard’s & lo ha abbassato di nuovo spostando il paese ancora a rischio default. Oltreoceano il Dow Jones ha visto un ribasso dell’1,59%, mentre il Nasdaq è sceso addirittura del 2,65%. A piazza Affari Il colosso Finmeccanica ha pagato invece la scelta del ribasso delle stime per fine anno, con un forte calo dei titoli del 15%.

Bollettino agghiacciante cui si aggiunge l’impennata dello spread Btp-Bund: quello italiano è decollato a 337 punti. 3% in meno quindi rispetto ai titoli di stato tedeschi, e un’altalena che continua a indicare la scarsa affidabilità del Paese Italia. Ma stanno peggio: Spagna, non di molto, a 340 punti di Spread. Portogallo a 828, Irlanda 857 punti, invece distaccano tutti in un baratro senza via d’uscita.

Ieri dalle parti sociali è arrivato un appello congiunto con cui si implora un cambiamento: discontinuità per crescere. “Guardiamo con preoccupazione al recente andamento dei mercati finanziari“. La nota porta in calce la firma dei principali sindacati e associazioni, fra gli altri: Abi, Cgil, Confindustria e Reteimprese italia. Una sveglia, quella delle parti sociali, che suona per chi non ha orecchie. La lirica è sempre la solita: “Don’t let me down“.

Scrivono i firmatari che “Per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori. Serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti ed una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita”. Anche Maurizio Arena, segretario di Dircredito, sindacato dei dirigenti di banca, si è unito all’appello, volendo contribuire “in termini di conoscenza e di professionalità, alle iniziative che unitariamente potranno essere prese per dare continuità ad una presa di posizione che rappresenta anche un fatto profondamente innovativo nei rapporti fra le forze sociali“.

Fausto Panunzi ha commentato oltre le reazioni delle parti sociali sul sito ’lavoce.info’ con una nota intitolata ’La discontinuità può attendere’. Panunzi, docente di economia politica alla Bocconi, posa infatti criticamente gli occhi sulla Cassa depositi e prestiti (Cdp), che ha approvato ieri la creazione della Società per le partecipazioni strategiche. Una big Spa, con capitale da un miliardo di euro, che ha come mission quella di investire in quote di minoranza di imprese che siano “di rilevante interesse nazionale“.

L’obiettivo è creare valore attraverso una maggiore efficienza e l’aumento di competitività“, spiega l’economista. Tuttavia non tutte le società saranno benvolute alle grazie del Cdp: “i requisiti delle imprese target sono una situazione di equilibri economico finanziario, adeguate prospettive di redditività e significative prospettive di sviluppo“. Solo big imprese, e solide, quindi.

L’allerta lanciata da Panunzi sostanzialmente indica come di scarso valore l’iniziativa delCdp: così non si opera sul fallimento del mercato. Non è poi il primo tentativo di utilizzare il fondo Cdp a discrezione. Parmalat ne avrebbe potuto beneficiare per essere salvata nei mesi scorsi, e “c’è da pensare che questo -il fondo- sia l’ennesimo strumento per buttare soldi pubblici in operazioni dissennate dissennate dal punto di vista economico e selezionate solo in base a criteri politici“, scrive l’economista. Il buon proposito di crescita del Paese allora ci sarebbe, ma unicamente ad indirizzo unico e di conflitto.

Oggi Giulio Tremonti, seppur in aria di dimissioni per il caso Milanese, ne ha parlato in conferenza stampa in Cdp, spiegando che l’utilizzo del fondo Cassa depositi e Prestiti fa “parte di una strategia complessiva“. C’è tuttavia ansia per le “dimensioni strategiche” delle imprese italiane, che -aggiunge il ministro- “devono essere fatte crescere“. Fiducia nell’euro poi, nonostante la speculazione dei mercati. Ma ancora forti dubbi sulla complessità Europa: “c’è una questione di fiducia su una moneta basata certo sul mercato comune, ma -anche- su 17 governi, 17 parlamenti e 17 opinioni pubbliche“, ha detto il Ministro del Tesoro.

“Pubblicato 28  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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